Continua la lettura di METADIETRO – FLAVIA MASTRELLA E ANTONIO REZZA
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STAGIONE 2026\2027 – TPE
LA MANDRAGOLA – JURIJ FERRINI
Teatro Gobetti.
Dopo l’annuncio di possibili interruzioni dovute ai black out in città, che per fortuna ha graziato il pubblico il 29 maggio 2026, è andato in scena La Mandragola, dal testo di Niccolò Machiavelli, riadattato diretto e interpretato da Jurij Ferrini, insieme a Matteo Alì, Alessandra Frabetti, Raffaele Musella, Federica Quartana, Michele Schiano Di Cola e Angelo Tronca.
Continua la lettura di LA MANDRAGOLA – JURIJ FERRINI31ESIMA EDIZIONE DEL FESTIVAL DELLE COLLINE TORINESI
Dal 6 al 18 ottobre il Festival delle Colline giungerà alla sua 31esima edizione: è per questo che giovedì 21 maggio ci siamo riuniti al Teatro Astra per la presentazione del programma. Sarà un’edizione di svolta questa, per un festival che però si pone nel solco di una storia che ha costruito nell’arco di trent’anni: una vetrina e insieme un luogo di ricerca che porta a Torino le proposte più innovative del teatro contemporaneo, tenendo insieme una vocazione all’internazionalità e al dialogo con l’arte contemporanea. Un’edizione di svolta, dicevamo: cambia la direzione artistica. Sergio Ariotti fa un passo di lato, da ora in poi sarà il presidente del festival; al suo posto alla direzione artistica arriva la regista, performer e drammaturga Federica Rosellini (classe 1989) che, insieme a Isabella Lagattolla, guiderà le prossime edizioni. La coppia Rosellini–Lagattolla regalerà al festival un inedito sguardo intergenerazionale che nutrirà le prossime programmazioni.
Quella che ci aspetta sarà un’edizione molto più concentrata delle precedenti. Da un mese si contrae a tredici giorni con diciannove momenti performativi, undici prime nazionali e un palinsesto di masterclass, incontri e proiezioni cinematografiche.
IL BERRETTO A SONAGLI — ANDREA BARACCO
Ogni ritorno di Pirandello a teatro sembra ricordarci quanto sia sottile la distanza tra le maschere dei suoi personaggi e le nostre. E Il berretto a sonagli, andato in scena al Teatro Carignano dal 28 aprile al 10 maggio, lascia nello spettatore proprio questa sensazione: quella di aver osservato qualcosa che ci riguarda molto più da vicino di quanto vorremmo ammettere.
Per gran parte dello spettacolo si ride, lasciandosi trascinare dall’assurdità dei personaggi e delle situazioni. Poi, lentamente, si arriva a riconoscersi improvvisamente in ciò che fino a pochi istanti prima sembrava distante.
La regia di Andrea Baracco accompagna questo slittamento costruendo uno spazio scenico a tratti sospeso e quasi intangibile, che in alcuni momenti sembra ricordare le atmosfere stranianti del pittore René Magritte. Tutto sembra apparentemente ordinario, ma sempre sul punto di inclinarsi a causa di sguardi, silenzi e movimenti che paiono nascondere una verità che nessuno vuole vedere davvero.
Perché il mondo costruito da Pirandello non è fatto soltanto di tradimenti, gelosie e scandali borghesi. È un mondo in cui la verità diventa pericolosa nel momento stesso in cui viene pronunciata ad alta voce. E Beatrice Fiorica questo non riesce ad accettarlo. Vuole smascherare il marito traditore, rompere il silenzio, costringere tutti a guardare ciò che fingono di non vedere. A differenza di Ciampa, scrivano del marito di Beatrice, che, invece, ha già capito tutto: la società può sopportare qualsiasi menzogna, ma non lo scandalo e il ridicolo.
A vestire i panni di Ciampa è Silvio Orlando, accolto con entusiasmo dal pubblico del Carignano e capace di dare volto al personaggio forse più tragico della commedia. Il suo Ciampa è stanco ma lucidissimo, profondamente consapevole del mondo in cui vive. Orlando restituisce tutta l’amarezza di un uomo che ha compreso quanto gli esseri umani abbiano bisogno delle proprie maschere per sopravvivere.
Accanto a lui, la Beatrice interpretata da Stefania Medri porta in scena una tensione continua, e nervosa che rende ancora più evidente il contrasto tra i due protagonisti. Intorno a loro, gli altri personaggi — interpretati da Francesca Botti, Michele Eburnea, Francesca Farcomeni, Davide Lorino, Annabella Marotta, Marta Nuti — contribuiscono a costruire quell’universo soffocante di verità taciute e rapporti regolati dall’apparenza che attraversa tutta la commedia. Particolarmente significativa è la Saracena interpretata da Francesca Farcomeni, che con il suo abito rosso sembra incarnare una presenza perfida e disturbante all’interno di un mondo in continua fuga.
Ma sono soprattutto Ciampa e Beatrice a contendersi il senso più profondo del titolo dell’opera, Il berretto a sonagli, il cappello del buffone, di colui che viene deriso pubblicamente e trasformato in oggetto di scherno. È il vero incubo di Ciampa. Non il tradimento della moglie con il Signor Fiorica, ma l’umiliazione pubblica, la possibilità di diventare il bersaglio dello sguardo degli altri.
È il riconoscersi in una delle tre corde. «La seria, la civile, la pazza», dice Ciampa, spiegando come ogni individuo viva continuamente sospeso tra queste tre dimensioni. La corda seria è quella della ragione e dell’ordine; la corda pazza, invece, è l’istinto incontrollabile, ciò che esplode quando il dolore e la rabbia non riescono più a restare compressi. In mezzo c’è la corda civile, «quella che sta qua, in mezzo alla fronte», quella che serve agli uomini per vivere in società.
Ed è proprio la corda civile a dominare il mondo del Berretto a sonagli. Perché la follia può esistere, ma solo finché resta nascosta. Quando qualcuno, come Beatrice, osa strapparsi la maschera e dire apertamente la verità, allora la società trova immediatamente il modo di difendersi: dichiarandola folle.
«È pazza! È pazza!… Se la portano al manicomio! È pazza.»
Certo che Beatrice è pazza , o meglio, viene definita tale, perché qualcuno deve necessariamente esserlo. Qualcuno deve portare il peso della verità dichiarata, della maschera strappata davanti a tutti. E allora il mondo può tornare al suo equilibrio apparente, le convenzioni restare intatte, il berretto a sonagli finire sulla testa di qualcun altro.
Ecco allora che si smette di ridere e si rimane fermi, quasi spiazzati, sulle poltrone a chiedersi: quante volte, nella vita, abbiamo scelto anche noi di essere Ciampa? Quante volte abbiamo lasciato che fosse proprio quella corda civile a guidarci, imponendoci silenzio, controllo e prudenza pur di non spezzare un equilibrio? Perché la verità, in fondo, è che è molto più semplice proteggere l’immagine che gli altri hanno di noi piuttosto che rischiare di incrinarla. È molto più semplice sopravvivere dentro una maschera che affrontare ciò che potrebbe accadere senza di essa. È molto più semplice esistere nelle apparenze, in superficie.
Ogni ritorno di Pirandello a teatro sembra volerci ricordare ancora una volta l’immensità del suo genio: aver compreso la natura umana molto prima di noi, e aver avuto il coraggio di mostrarcela senza alcuna illusione.
Emanuela Cerino
di Luigi Pirandello
con Silvio Orlando
e con (in ordine alfabetico) Francesca Botti, Michele Eburnea, Francesca Farcomeni, Davide Lorino, Annabella Marotta, Stefania Medri, Marta Nuti
regia Andrea Baracco
revisione Linguistica Letizia Russo e Andrea Baracco
scena Roberto Crea
costumi Marta Crisolini Malatesta
luci Simone De Angelis
sound designer Giacomo Vezzani
Cardellino Srl
Teatro Stabile Dell’umbria
Teatro Stabile Di Bolzano
Direzione Generale Maria Laura Rondanini
RESTEREMO PER SEMPRE QUI BUONE AD ASPETTARTI – LEONARDO LIDI
Aspettando Lui
In scena al Teatro Gobetti fino al 26 marzo 2026, Resteremo per sempre qui buone ad aspettarti, nuovo testo di Diego Pleuteri per la regia di Leonardo Lidi. In dialogo con Come nei giorni migliori, lo spettacolo mette al centro tre insolite protagoniste: un gatto, un cane e un pesce rosso, chiuse in casa ad aspettare il ritorno del loro padrone. Ne deriva una sintesi tra il mondo favolistico e l’assurdo di matrice beckettiana, che apre a riflessioni su esistenza, dipendenza affettiva e morte.
Continua la lettura di RESTEREMO PER SEMPRE QUI BUONE AD ASPETTARTI – LEONARDO LIDIShakespeare / Poemetti. Venere e Adone – Lo stupro di Lucrezia – Valter Malosti
È andato in scena Shakespeare / Poemetti. Venere e Adone – Lo stupro di Lucrezia, un progetto di e con Valter Malosti.
L’attore presta la voce ai personaggi, e le parole di Shakespeare ci giungono intense, come intense sono le due vicende raccontate.
CIRCLE MIRROR TRANSFORMATION — INTERVISTA A VALERIO BINASCO
Circle Mirror Transformation è un testo di Annie Baker andato in scena al Teatro Carignano dal 7 al 19 aprile con la regia di Valerio Binasco, anche interprete nello spettacolo. L’opera mette al centro un gruppo di allievi attori alle prese con un percorso teatrale e personale che evidenzia fragilità, incomprensioni e tentativi di conoscersi davvero. L’intervista del 17 aprile con Binasco ha permesso di approfondire il lavoro sul testo e sui personaggi.
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Eroine ed eroi shakespeariani per voce femminile
A teatro, a volte, non si assiste a uno spettacolo, ma a una vera e propria rivelazione di ciò che il teatro può ancora essere. È quello che è accaduto il 12 aprile al Teatro Astra con Lucilla Giagnoni, protagonista e autrice di A pelle nuda sul palco. Eroine ed eroi shakespeariani per voce femminile.
Continua la lettura di A PELLE NUDA SUL PALCO — LUCILLA GIAGNONIIVAN E I CANI – FEDERICA ROSELLINI
Esistono storie che non si limitano a essere raccontate, ma che chiedono di essere abitate.
Ivan e i cani è un testo scritto dalla drammaturga inglese Hattie Naylor, tradotto in italiano da Monica Capuani e portato in scena e nel corpo da Federica Rosellini: un’esperienza che scava nelle crepe di una vita per trovarvi una luce insospettabile.