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31ESIMA EDIZIONE DEL FESTIVAL DELLE COLLINE TORINESI

Dal 6 al 18 ottobre il Festival delle Colline giungerà alla sua 31esima edizione: è per questo che giovedì 21 maggio ci siamo riuniti al Teatro Astra per la presentazione del programma. Sarà un’edizione di svolta questa, per un festival che però si pone nel solco di una storia che ha costruito nell’arco di trent’anni: una vetrina e insieme un luogo di ricerca che porta a Torino le proposte più innovative del teatro contemporaneo, tenendo insieme una vocazione all’internazionalità e al dialogo con l’arte contemporanea. Un’edizione di svolta, dicevamo: cambia la direzione artistica. Sergio Ariotti fa un passo di lato, da ora in poi sarà il presidente del festival; al suo posto alla direzione artistica arriva la regista, performer e drammaturga Federica Rosellini (classe 1989) che, insieme a Isabella Lagattolla, guiderà le prossime edizioni. La coppia RoselliniLagattolla regalerà al festival un inedito sguardo intergenerazionale che nutrirà le prossime programmazioni.
Quella che ci aspetta sarà un’edizione molto più concentrata delle precedenti. Da un mese si contrae a tredici giorni con diciannove momenti performativi, undici prime nazionali e un palinsesto di masterclass, incontri e proiezioni cinematografiche.

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INCONTRO SU PIERO GOBETTI – TPE TEATRO ASTRA

Piero Gobetti, nato a Torino nel 1901, fu uno degli intellettuali più rilevanti del primo Novecento italiano: editore, critico e pensatore politico. Nonostante la brevità della sua vita – morì a soli ventiquattro anni in seguito alle persecuzioni e alle aggressioni fasciste, dovute al suo fermo impegno antifascista – riuscì a fondare riviste decisive come Energie Nove e La Rivoluzione Liberale, nelle quali elaborò una visione originale del liberalismo come processo di emancipazione, conflitto e responsabilità civile.

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PALCOSCENICO DANZA 2026

Conferenza stampa della decima edizione

Palcoscenico Danza; manifesto da: Aurunca – Elìas Aguirre ph Senda Del Manso – Danilo Moroni Juan Carlos Toledo

Palcoscenico Danza è la rassegna internazionale di danza diretta da Paolo Mohovich che ha luogo tutti gli anni nell’ambito della stagione teatrale della Fondazione Teatro Piemonte Europa che ha sede al Teatro Astra di Torino. 

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NATALE BAROCCO, MUSICA E CIOCCOLATO – GLI INVAGHITI

Un Natale barocco al gusto di cioccolato

Al Palazzo Falletti di Barolo, il 28 dicembre 2025 a Torino, assistiamo ad uno spettacolo di musica barocca, teatro in costume e cioccolato. In questa occasione natalizia, delle dame e cavalieri, in abiti del seicento e del settecento, accolgono gli spettatori all’interno di una sala finemente decorata da quadri e affreschi di un’epoca passata e grandiosa che ha visto nelle stesse stanze illustri personaggi che hanno dato vita all’Unità d’Italia, da Silvio Pellico al Conte Camillo Benso di Cavour.

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RICCARDO III – ANTONIO LATELLA

Dodici o tredici anni fa mi cimentavo – e fallivo – nell’impresa di memorizzare le trame dei primi drammi di Shakespeare, i drammi storici, in vista dell’interrogazione di letteratura inglese. E, dopo aver tirato un bel respiro di sollievo – mi fu chiesto di parlare dei sonetti – mi domandavo grossomodo questo: perché ci affascinano ancora quei drammi, così lontani nel tempo? Ecco, questo interrogativo riaffiora adesso, quando la Guerra delle due rose è l’ultimo dei miei pensieri, ma sto cercando di riordinare le idee, dopo aver visto l’altro ieri, 17 dicembre, al Carignano questo imponente Riccardo III di Antonio Latella, con Vinicio Marchioni, che sarà in scena a Torino fino a martedì 23 dicembre e poi in altre città italiane, visto che la tournée sarà lunga.

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INTERVISTA A STEFANO MAZZOTTA – COMPAGNIA ZERO GRAMMI

I luoghi che ospitano il teatro, la danza o la performance sono spesso luoghi che possono apparire come una parentesi nel nostro quotidiano. Posti nel quale ci abbandoniamo a delle ore di riflessione, divertimento, empatia, tristezza e così via e non appena usciamo da quelle porte e ci riaffacciamo sul mondo, tutto torna ad avere il gusto della nostra vita con un pezzetto in più proveniente dallo spettacolo. Per la prima volta, sono stata in un luogo che si presenta allo stesso modo ma che all’uscita mi ha donato molto di più, sto parlando di Casa Luft della Compagnia Zerogrammi. La sede si presenta come una casa, un luogo accogliente e caloroso, nel quale sentivo di sostare quanto desideravo e poter vivere la magia del dietro le quinte con la massima libertà. Ad aprirmi le porte di questa Casa è stata Valentina Tibaldi, Stefano Mazzotta, Amina Amici, Damien Camunez, Martina Cinti e Pierandrea Rosato che mi hanno reso subito parte dell’unico mondo in grado di far vivere e percepire il senso di umanità…il mondo artistico. Con tali premesse, lascio la testimonianza dell’intervista a Stefano Mazzotta – direzione artistica, coreografo e danzatore – della compagnia.

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LA TIGRE DEI DUE FIUMI – GIULIO GRAGLIA

Torino celebra Emilio Salgari. Lo scrittore, infatti, è protagonista del documentario “La Tigre dei Due Fiumi” (1991, Giulio Graglia), proiettato alla Mediateca Rai “Dino Villani” il 20 ottobre.
L’opera, brevemente introdotta dallo stesso Graglia, si propone di ripercorrere la vita del romanziere, dai suoi primi anni nella natale Verona – dove, sulle pagine del quotidiano “L’Arena” vede la luce Sandokan, la Tigre della Malesia – fino al trasferimento con la sua famiglia a Torino, dove sarebbe rimasto fino alla morte.
Salgari rivive nelle interpretazioni di critici letterari (come Ugo Gregoretti), ma anche nelle performance di vari attori (come Roberto Accornero, nei panni del giornalista rivale Giuseppe Biasoli), che mettono a confronto il coraggio dei suoi personaggi e le innumerevoli difficoltà economiche e famigliari di un uomo, che lo avrebbero portato, il 25 aprile 1911, a togliersi la vita.
Ed è proprio dal suicidio dello scrittore che prende avvio lo spettacolo “l’Ispezione”, per la regia di Sergio Ariotti, anche lui presente alla proiezione assieme a Isabella Lagattolla, che con lui dirige il Festival delle Colline Torinesi (che festeggia quest’anno trent’anni), e Aldo Salassa, autore del testo.
Ariotti, parlandoci dello spettacolo che andrà in scena dal 28 al 31 ottobre al Palazzo degli Istituti Anatomici di Torino, coglie l’occasione per parlare brevemente non solo dell’autore, ma anche di quell’Italia che pochi giorni dopo avrebbe celebrato il Cinquantenario della sua Unità, ospitando l’Esposizione Universale.
Uno spettacolo che affianca a Salgari un’altra importante figura: il professor Mario Carrara, genero di Cesare Lombroso, incaricato di occuparsi della salma dell’autore veronese.
Ma di questo avrete modo di leggere più nel dettaglio in una recensione di prossima pubblicazione.

Niccolo’ casassa

MI PROMETTI UN BALLO ? – ERIKA DI CRESCENZO, SIMONA CECCOBELLI, AMALIA FRANCO

“Sia bella e che possa accogliere tutti
Mettila alta da poter far dire ‘Bellissimo sto pezzo! Che gruppo è?’
Ma non troppo alta, lascia che i vostri dialoghi
Non vengano coperti dagli assoli”
“Invita amici”, mi diceva, “Invitane tanti
Invita tutti gli amici che conosci
E poi, finita la festa, lascia che ognuno prenda la via che preferisce …”

FINITA LA FESTA – GIO EVAN

Provengo da una piccola città della toscana, definita da me il “paesone”. Vivendo e crescendo lì, ho imparato a comprendere i meccanismi interni di queste piccole realtà, dove tutto appare sospeso e fermo. Sono meccanismi in cui rientri se conosci determinati luoghi, determinate persone; nei paesoni il divertimento non è in piazza ma nei garage, nelle case in campagna, nelle mansarde, sul mare, vicino alle statue. Tutti luoghi privati e non.

La festa è qualche cosa di perfettamente artigianale, arrangiata a tratti, che ha l’unico obiettivo di far divertire. Un luogo di ritrovo per sfuggire dalla noia, per sentirsi meno emarginati da un centro che si propone invece di soddisfare i divertimenti di chi è fortunato a vivere in quei paraggi.

Se nelle piccole città, nei paesi e paesoni questo sentimento è meno sentito perché intorno non ci sono troppi riferimenti e vige la regola del ‘si fa quel che si può’; nelle città grandi è ben diverso, almeno per me. I quartieri marginali per me non sono altro che una trasposizione del “paesone”, ma lo vedo nettamente più sofferente perché sono parte di una città che li ignora. E quindi non resta che organizzare tutto come nei paesi, nel silenzio e quando irrompe un evento che è per tutti, quasi si rimane sorpresi.

Questa sorpresa l’ha regalata la performance Mi prometti un ballo ? di Erika Di Crescenzo, Simona Ceccobelli e Amalia Franco. Un accadimento che è riuscito a spezzare la sospensione del tempo di quel luogo, di quel silenzio e ha permesso di andare in un altrove con il ballo.

ACCADIMENTO

Tutto è accaduto nel piazzale di Officine Caos del quartiere Vallette. Un luogo ricco di energia, di obiettivi, di creatività che si trova collocato in un punto nel quale intorno troviamo tutto l’opposto: una scuola abbandonata, piccole vie cittadine che non sembrano percorse da anni e infine quel silenzio, quella sospensione quasi tombale.

Non appena si entra nel luogo performatico ciò che ci troviamo davanti non ci appare con una disposizione palco-platea bensì sembra di essere immersi in un contesto di sagra. Di fatto, non può sfuggire all’occhio la disposizione dei tavoli, che avvolgono lo spiazzo e rompono immediatamente l’idea, o il pensiero, di quarta parete, provocando fin da subito un’idea di familiarità. È come se questa organizzazione dello spazio rompesse fin da subito il modo di stare classico di un teatro, e aprisse invece un immaginario libero.

Inoltre lo spazio, oltre al piazzale, è quasi del tutto occupato con diverse azioni che generano una stratificazione. C’era chi giocava a palla nel campo di calcio, chi girava in bici, chi disegnava, chi accoglieva il pubblico e così via. Queste diverse attività, unito ad un’entrata del pubblico, ha generato un momento polifonico, già denso di azioni che scaturivano da un micro-sistema in formazione.

Al tavolo, avevi fin da subito la possibilità di interagire nell’accadimento, di esserne parte attraverso il disegno, ovviamente non c’era un compito da eseguire.

Riconoscere l’inizio è difficile, potrebbe forse collocarsi nel momento in cui un ragazzo con un microfono ha fatto il suo ingresso nel piazzale e ha iniziato a leggere un testo. Da lì sono iniziate diverse azioni di altri performer che portavano successivamente ad un inizio di danze condivise fra di loro. Dei balli che però seguivano dei codici di invito, di saluto e di condivisione; questo momento è stato fondamentale per educare il pubblico. Infatti, nel momento in cui è stato portato all’interno, sapeva già come agire.

Poco dopo questo coinvolgimento il luogo scenico è diventato vorace: il pubblico non era più confinato al suo ruolo ma si è prodotto uno sconfinamento, nel quale tutti sono tutto e il tutto si dissolve in un niente, in grado di rappresentare la possibilità di non aderire a strutture rigide, ma di reinventarle e modificarle. Così è stato anche per il posto che diventava man mano un tempo-altro, dove il quotidiano sembrava avvenire in un altro periodo ma dentro un atto nato come scenico. Era come se tutto diventasse performatico: per esempio l’angolo bar, in funzione di essere un punto ristoro, apriva a degli scenari che uscivano dalla sua finalità primaria.

Improvvisamente tutta questa libertà è stata infranta da un fischio, un ritorno a una struttura drammaturgica, a ruoli netti dove i performer agiscono e il pubblico resta seduto a guardare. Una realtà in cui il “fuori regola” non è più concesso. È proprio da questo ritorno che emergono le caratterizzazioni dei performer, dei personaggi, attraverso il come si ponevano di fronte a tale rigidità. Ed è così che subentra il ruolo del gioco, il quale man mano è riuscito a far tornare il tutto ad una complicità festaiola, eliminando la “disciplina”. In effetti, il finale si potrebbe ricondurre ad una glorificazione del calcio, uno dei giochi più praticati al mondo, oppure più direttamente ad una celebrazione del gioco, del desiderio di partecipare, di divertirsi, di condividere un tempo festivo.

Chiara Jadore Cacciari

Luogo Officine Caos

All’interno della rassegna di Officine Caos IL CORAGGIO DI ESSERE FELICI

All’interno del programma culturale TORINO, CHE SPETTACOLO! CHE BELLA L’ESTATE!

Spettacolo di Erika Di Crescenzo, Simona Ceccobelli, Amalia Franco

con Riccardo Ruggieri – musicista dj

Performer Complici:

Gianluca Bottoni

Renato Cravero

Roberto Montarulo

Luigi Piccarreta

Pietro Barbanente

Giuseppe Saccotelli

Ettore Bosco

Mirella Maruri

Margherita Fantini

Lina Maria Garcia Nino

Ornella Bavaro

Cristina Foti