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Primo amore – La stagione 2021-2022 del Teatro Stabile di Torino

7 Luglio, Piazza Carignano è assolata. Stamattina il Teatro Stabile di Torino, all’interno del Carignano presenterà la nuova stagione per l’anno 2021-2022. Non posso nascondere una certa ansia: temo che sarà una stagione sottotono, alla buona, un rattoppo per i danni inferti dalla pandemia al mondo della cultura.

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Voci dall’Universo, installazione di Davide Livermore e Gep Cucco, inaugura Uni-Verso – Un osservatorio permanente sulla contemporaneità

18 Maggio. Sono le 14,30 di un pomeriggio assolato e l’aula magna della Cavallerizza è costellata da occhi brillanti, i volti, spezzati dalle mascherine nascondono sorrisi: è palpabile la gioia di rincontrarsi in presenza in questi tempi così incerti.

L’occasione? Un’istallazione multimediale co-firmata da Davide Livermore, cantante lirico oltre che regista d’opera e di prosa di fama internazionale e Paolo Gep Cucco, musicista, direttore creativo entertainment designer. Entrambi torinesi, costituiscono un sodalizio artistico che colleziona spettacoli di successo da ormai dieci anni. Se Livermore, con la sua attenzione alla parte musicale dell’opera, è l’orecchio, Gep Cucco che si occupa maggiormente della parte visiva è più l’occhio. L’uno legato al mondo del teatro musicale e della musica classica, ma di vedute ampie ed eclettiche, l’altro che invece affonda le sue radici nella musica pop.

L’istallazione multimediale, dal titolo “Voci dall’universo”, che sarà visibile nel cortile del Rettorato dell’Università di Torino, in via Giuseppe Verdi 8, s’inserisce e inaugura la rassegna indetta proprio dall’Università , UniVerso. Si tratta di una serie di iniziative (dibattiti, reading, performance, interviste) che hanno come obiettivi: offrire spunti di riflessione sulla contemporaneità con uno sguardo multidisciplinare in cui scienze umanistiche e cosiddette scienze dure si trovano a dialogare, rinsaldare i legami tra luoghi di studio e territorio, e far sì che i muri accademici diventino di nuovo osmotici, permeabili.

Facciamo uno zoom sull’opera, Voci dall’universo, dunque. Entrando nel cortile del Rettorato ci troviamo davanti a un totem digitale: uno schermo rettangolare che si estende verso l’alto. Alle estremità troviamo un QRcode. Smartphone alla mano e inquadriamolo, sul telefono ci apparirà la schermata di un citofono e la domanda “In che anno fu formulata la teoria della relavità?.” Intanto sul grande led vediamo la terra dallo spazio. Selezionando la risposta esatta, il globo lascia spazio ai giovani attori della scuola di recitazione “Mariangela Melato” di Genova che leggono testi selezionati dagli studenti dell’Università. Parole di grandi scrittori – drammaturghi e musicisti, (da Alda Merini a Domenico Modugno). La lettura è disturbata da interferenze, solo se quattro fruitori interagiscono contemporaneamente, le interferenze spariscono. Questo ha un forte significato simbolico, spiegano gli stessi artisti, infatti la comunicazione funzione solo stando assieme. Anche la scelta di fare leggere giovani attori è fortemente voluta: l’opera infatti è fatta per far parlare gli studenti.

Nell’occasione di quest’inaugurazione, Livermore e Gep Cucco hanno poi tenuto una lectio in cui hanno brevemente ripercorso le tappe principali della loro collaborazione. Numerosi e stimolanti i temi trattati: fra tutti il rinnovamento del linguaggio teatrale grazie all’uso delle tecnologie sulla scena. Va ricordato infatti, che il duo ha firmato ben tre prime alla Scala: Attila nel 2018, Tosca nel 2019, e  A riveder le stelle, lo spettacolo che a causa del covid ha aperto la stagione scaligera del 2020. Tre spettacoli fortemente innovativi.

Ai due va il merito di aver reso cinematografica e televisiva l’opera teatrale. Come ben spiegano, quando l’opera va in tv non può essere ripresa con camera fissa, sarebbe troppo noioso. Dice Livermore: “utilizzo il palco scenico come se fosse una macchina da presa, sposto i punti di vista. Utilizzo i led, non in modo didascalico, ma in modo narrativo.” Questo è lampante in una sua recente Aida in cui durante l’aria di Radames Celeste Aida, anziché rivedere apparire il tenore sul led vediamo proprio Aida, evocata dall’amato che sogna, in un deserto che strizza l’occhio a Sergio Leone. Teatro e cinema nei lavori di Livermore e Gep Cucco si fondono e si nutrono a vicenda, l’approccio multidisciplinare è fondativo.

Non poteva mancare l’annosa questione degli allestimenti contemporanei, più o meno fedeli alle ambientazione dei libretti. È lo studio approfondito che permette di fare uno spettacolo contemporaneo. Verdi regge di più le dislocazioni, perché il compositore usava luoghi e tempi come pretesti per parlare della sua contemporaneità e per aggirare la censura. Puccini invece non andrebbe mai rimaneggiato, perché è la musica stessa a indicare le scelte registiche. “Puccini,” afferma Livermore “ha inventato il cinema – in partitura si sentono porte che si aprono, la chiave che gira nella serratura. È un grandissimo narratore. La grande differenza con Verdi? Verdi usa una storia per dire altro, Puccini vuole raccontare proprio una storia ben precisa. La bohème non può essere spostata da Parigi.”

La lezione è accesa, nei due si avverte il grande amore per la cultura e la voglia di divertirsi di essere irriverenti. L’arte infatti dev’essere sempre rischiosa. Se non si assume il rischio di parlare e incidere nella contemporaneità perde il senso di esistere. Insomma Livermore e Gep Cucco sono due che non la mandano a dire, e scherzando tra di loro, passando dal pop alla musica classica si sente che la cultura non è parte delle loro vite: è la loro vita. A noi studenti lanciano il compito di far sì che, come diceva Gustave Mahler, tradizione sia custodire il fuoco, non adorare le ceneri.

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9 modi per amare la danza in streaming

Teatri chiusi, cinema chiusi, strade deserte e maratone di serie tv. Sembra un copione già scritto, ed effettivamente è proprio così: la differenza sta solo nel fatto che fuori fa più freddo.

Questo è un anno difficile per il mondo dell’arte, e per chi – come noi – ne scrive. Ballerini, attori, cantanti, tecnici sono rimasti a casa, disoccupati, eppure l’opinione pubblica trascura queste categorie di lavoratori perché i loro impieghi sono ancora – tristemente – considerati marginali, di poca importanza. Perciò abbiamo deciso di contribuire anche noi a sfatare questo mito, venendo incontro alle abitudini che tutti – noi, blogger, e voi, lettori – abbiamo adottato in questo periodo di lockdown forzato.

Ecco quindi una lista di 9 proposte efficaci che il mondo della danza ha deciso di rendere disponibili online:

  1. Dance – Perché balliamo

Di cosa tratta: una docuserie in 5 episodi narrata dal coreografo e ballerino anglo-bangladese Akram Khan, che attraverso cinque tematiche – Identità, Storie, Anima e Corpo, Eros e Provocazione – esplora i motivi che hanno spinto l’uomo a cominciare ad esprimersi attraverso il proprio corpo. La serie esplora i più disparati stili di danza, dalla danza accademica al Tango.

Dove guardarla: Sky Arte, NowTV

2. Dance Rebels – A story of Modern Dance

Di cosa tratta: è un documentario della BBC che racconta la storia e l’evoluzione della modern dance a partire da Isadora Duncan, proseguendo con Martha Graham, Merce Cunningham, Michael Clark… fino a Boris Charmatz. 90 minuti di immagini e racconti appassionanti, che permettono uno sguardo più da vicino su una disciplina ancora poco compresa.

Dove guardarlo: Youtube, BBC IPlayer

3. Dancing Beethoven

Di cosa tratta: è un documentario che ripercorre il lavoro di Maurice Bèjart, ballerino e coreografo che ha reinterpretato il balletto classico – celeberrimo è il suo Bolero rappresentato da Jorge Donn -. Il lungometraggio riprende la ricreazione della coreografia che Bèjart ha creato sulla Nona Sinfonia di Beethoven nel 1960 da parte del Bejart Ballet Lausanne e del Tokyo Ballet, su musica dell’Orchestra Filarmonica d’Israele.

Dove guardarlo: Sky Arte, NowTV

4. Fuoriscena

Di cosa tratta: anteprima al Torino Film Festival 2013, il documentario mostra un intero anno nell’Accademia Teatro alla Scala, una delle accademie di danza più prestigiose al mondo. Quelle ad essere raccontate sono le storie di alcuni dei protagonisti che andranno a mettere in scena gli spettacoli della stagione 2011/2012.

Dove guardarlo: Prime Video

5. Move!

Di cosa tratta: 5 episodi, 5 storie. Sono quelle di Lil Buck e Jon Boogz, di Ohad Naharin, Kimiko Versatile, Akram Khan e Israel Galvan, protagonisti di levatura mondiale che raccontano la danza come movimento socioculturale, capace di incidere sulle vite delle persone.

Dove guardarla: Netflix

6. Lindsay Dances

Di cosa tratta: il documentario narra il percorso di vita di Lindsay Kemp, ballerino, coreografo e mimo che ha fatto dell’arte il suo mestiere. Personaggio eclettico del mondo della danza, Kemp ha collaborato con artisti del calibro di David Bowie e Marcel Marceau, diventando uno dei protagonisti più iconici del XX secolo.

Dove vederlo: RaiPlay

7. Paris is burning

Di cosa tratta: “Paris is burning” racconta la storia della comunità nera e ispanica LGBTQI+ ad Harlem, New York, precisamente nell’ambiente delle ballrooms e del vogueing degli anni ’80 – stile reso famoso dall’omonimo brano di Madonna ma esistente già dagli anni ’60 -. Un must see per chi vuole comprendere meglio le radici di questo stile così eclettico e appassionante.

Dove vederlo: YouTube

8. The other side

Di cosa tratta: è una videocreazione coreografica e musicale nata durante i tempi dell’isolamento, una collaborazione che vede la compagnia Aterballetto e la Filarmonica Arturo Toscanini insieme per portare avanti un progetto nuovo, fatto su misura per l’isolamento a cui tutti siamo costretti.

Dove vederlo: RaiPlay

9. We speak dance

Di cosa tratta: la ballerina e produttrice Vandana Hart ha ideato questa docuserie che la vede in viaggio per il globo, esplorando i legami che la danza crea fra le persone in Paesi come l’Indonesia, il Libano, la Francia, svelando anche quel lato sacrale e primitivo del movimento.

Dove guardarlo: Netflix

Ramona Bustiuc

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Un’intervista della Fondazione Mirafiore a Filippo Fonsatti

Nuovi scenari per nuovi inizi

La chiusura forzata dei teatri, dei cinema, dei musei in seguito all’emergenza sanitaria ha messo a dura prova il comparto culturale. Si sono chiusi i sipari ed è calato il silenzio, un silenzio talmente profondo che ricordava un po’ lo spettro della morte.

Tuttavia, in questa assenza qualcosa si è mosso. Esattamente come in inverno, quando tutto sembra morto e spento e invece nelle profondità delle radici qualcosa muove. Movimenti piccoli, impercettibili. Piano piano la linfa risale, pronta a far germogliare i fiori in primavera.

Così sembra sia successo in questi mesi nel teatro. Un artefice di questo movimento è stato certamente Filippo Fonsatti, direttore della Fondazione Teatro Stabile di Torino e presidente di Federvivo. Durante una diretta in streaming sabato 8 maggio 2020, Fonsatti, insieme a Paola Farinetti, coordinatrice della Fondazione Mirafiore (fondazione culturale voluta da Oscar Farinetti), ha fatto il punto sullo ‘stato dell’arte’.
Fonsatti ha illustrato le azioni concrete messe a punto in questi mesi.

In primis, a fine aprile, la presentazione al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo di un documento: “Lo spettacolo in Italia nella fase 2 – Proposte per la ripartenza delle attività e per la riapertura al pubblico”, illustrato dallo stesso Fonsatti, da Carlo Fontana, presidente AGIS, e da Francesco Giambrone, presidente ANFOLS. In quell’occasione sono intervenute figure di eccellenza della cultura italiana, quali il maestro Roberto Andò, regista cinematografico e direttore del Teatro Stabile di Napoli e il Maestro Daniele Gatti, direttore d’orchestra e direttore musicale dell’Opera di Roma.

Con questo documento sono state motivate una serie di proposte volte ad affrontare la ripartenza di tutte le attività culturali. È stato chiesto di definire un calendario di ripresa delle attività dello spettacolo dal vivo e delle proiezioni cinematografiche, differenziato per tipologia architettonica (spazi aperti o edifici chiusi) ovviamente vincolato alla situazione epidemiologica.

Inoltre è stata segnalata l’importanza che siano definite a livello nazionale delle misure in maniera uniforme. Si è rimarcata la necessità di avere poche regole e molto chiare nell’interpretazione e nell’attuazione, senza oneri aggiuntivi non sostenibili dagli operatori dello spettacolo e senza portare un aggravio delle procedure amministrative.

In seguito, il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini ha avuto un’audizione con il Comitato tecnico scientifico e ha fatto presente le richieste pervenute a fine aprile. Lunedì 11 maggio si è tenuto un incontro a Roma per valutare le possibili linee guida della fase 2 del settore dello spettacolo in Italia.

Sembrerebbe – e questa posizione è fortemente connessa alla curva epidemiologica – che ci sia una possibilità di ripresa di alcune attività nelle prossime settimane. Il recentissimo Decreto del Governo, che prevede la riapertura dei teatri a metà giugno, confermerebbe l’ipotesi.

Ciò permetterebbe da un lato di offrire una speranza ai cittadini italiani, perché dal momento in cui riapriranno luoghi simbolo della socialità, come i teatri e i cinema, le comunità potranno percepire un graduale e atteso ritorno alla normalità, e, dall’altro, a tanti lavoratori, di affrontare il superamento della fase di grave difficoltà.

Come ha illustrato Fonsatti, il comparto culturale ha sofferto e soffre notevolmente per questo blocco, anche se al suo interno vanno fatte alcune distinzioni: tra coloro che sono maggiormente tutelati perché lavorano per istituzioni grandi o piccole che hanno potuto sostenere i costi del personale con le proprie risorse e fruire degli ammortizzatori sociali (destinati per la prima volta dalla seconda guerra mondiale ad oggi al settore dal vivo); e chi ha lavori più intermittenti (molti artisti, attori, danzatori, tecnici) che si trovano in una situazione molto più drammatica.

Una lunga riflessione è stata fatta sul problema del distanziamento sociale: se può essere ovviata per la platea, seppur con un grosso deficit economico, la questione diventa decisamente più problematica sul palcoscenico. L’utilizzo della mascherina per musicisti, attori e cantanti sembrerebbe inapplicabile in un contesto dello spettacolo dal vivo. L’utilizzo della mascherina durante la performance oltre a non essere possibile nel caso di un concerto con l’utilizzo di strumenti a fiato, avrebbe in altri casi un impatto sulla creazione artistica talmente forte da snaturare l’opera stessa.

Anche per quanto riguarda la platea i problemi, seppur più facilmente risolvibili, sono molti. Le proposte per ora sono di poter eseguire performance, svolte in condizioni particolari, all’aperto con la limitazione di mille persone, inclusi gli orchestrali e duecento persone al chiuso. In questo ultimo caso la ripresa si dovrebbe garantire in maniera più graduale. La limitazione di duecento persone è di complessa realizzazione, oltre che non sostenibile dal punto di vista economico, basti pensare alle Fondazioni Lirico Sinfoniche che raggiungerebbero tale soglia anche solo con orchestra, coro e tecnici impegnati nell’attività.

Tutto questo si tradurrà in minori ricavi derivanti dalla riduzione dei posti a sedere e dai maggiori costi derivanti dall’acquisto dei dispositivi di sicurezza e per garantire la salute dei lavoratori e del pubblico.

Fonsatti prevede che questo aggravio economico sarà decisamente più forte all’atto della ripresa delle attività culturali. Sottolinea come i bilanci delle fondazioni teatrali e musicali siano sempre più orientati su una quota di ricavi propri, bilanciati da una equa proporzione tra costi e ricavi. Il venir meno delle risorse, derivate dai mancati incassi di questi mesi, farà sì che il pareggio di bilancio diventi un miraggio, per cui sarà necessario un intervento a sostegno del comparto culturale.

Fonsatti mette in rilievo come nel Decreto “Cura Italia” siano stati stanziati dei contributi a sostegno del settore. In particolare il Fus, Fondo Unico per lo Spettacolo, ha previsto delle agevolazioni a sostegno di tutte quelle attività culturali che non hanno mai ricevuto finanziamenti dallo stesso e che potranno ora, con requisiti minimi, accedere a un contributo fino a 20 mila euro.

Questo stanziamento, seppure contenuto, garantirà una boccata d’ossigeno a un settore così fortemente penalizzato, e permetterà di fare una sorta di “censimento” del settore culturale in Italia e di avere, quindi, una fotografia della variegata realtà dello spettacolo dal vivo. Fonsatti sottolinea come questa opportunità permetterà di cogliere l’importanza e le ricadute sociali di soggetti piccoli e mai finanziati sul territorio e sulla sua comunità.

Il Presidente di FederVivo pone particolare attenzione al fatto che l’obiettivo primario ora non sia soltanto la convenienza economica quanto la riattivazione dell’occupazione degli artisti e dei tecnici. “Pur nella difficoltà, pur con mille incognite – sottolinea Fonsatti – occorre riproporre occasioni di lavoro, tornare ad avere un reddito dignitoso commisurato al talento e alla professionalità. Questa deve essere la finalità di ciascun operatore, dal più piccolo al più grande”.

In questo momento infatti, ai lavoratori dello spettacolo non è concesso neppur mettere piede nel proprio ufficio. Questa è una grossa limitazione perché non permette nemmeno di pianificare, di costruire, di trovare delle soluzioni per una possibile ripartenza.

Avendo quindi come bussola per questo nuovo inizio l’occupazione e il reddito degli artisti, Fonsatti delinea una serie di obiettivi primari: aprire i teatri, provare, e solo dopo queste due operazioni, incontrare il pubblico.

Alla domanda su come sarà il teatro che verrà, Fonsatti risponde che quello che è accaduto comporta la necessità di sviluppare nuove modalità di produzione. Questa emergenza ha richiesto una semplificazione e una digitalizzazione dei processi decisionali e al contempo una riflessione sul come le nuove tecnologie possano integrarsi nel processo creativo e produttivo.

Fonsatti ha anticipato alcune nuove produzioni su cui sta lavorando il direttore artistico del Teatro Stabile di Torino Valerio Binasco, cioè una serie costruita da pochi attori realizzata da un regista teatrale e un regista cinematografico. Fonsatti non ha voluto anticipare molto, tuttavia sembrerebbe che questa nuova produzione abbia un set che permetta una fruizione sia dal vivo sia su piattaforma virtuale, dando vita a una rappresentazione ibrida tra il teatro e il cinema. Una drammaturgia integrata che consentirà di essere condivisa in più modalità e che avrà al contempo una componente forte di interattività con il pubblico.

Grande spazio verrà destinato, nella nuova stagione, ai monologhi italiani. Un repertorio di qualità che troverà una dimensione di mercato molto ampia nei prossimi mesi.

Per l’autunno si auspica, inoltre, di poter recuperare le produzioni cancellate in questa stagione, nella speranza, se la normativa lo consentirà, di rimettere in scena gli allestimenti senza compromettere la forza e l’energia del loro impianto iniziale.

Questa crisi, analizzata in maniera ottimistica, può essere anche un’opportunità di riflessione, di creazione di nuove modalità e nuove soluzioni per un comparto che solo in Piemonte occupa 15mila addetti per un ricavo annuale di 52 milioni di euro. Con tutte le difficoltà della situazione, con tutte le criticità e le specificità che questo settore richiede, qualcosa ‘eppur si muove’ grazie alla determinazione e alla creatività di chi lavora in ambito culturale.

Ora staremo a vedere cosa uscirà dal confronto richiesto dagli esponenti del settore per dirimere le questioni più tecniche e poter così garantire la ripartenza dell’attività per i lavoratori, per le imprese e per il pubblico.

Daniela Cauda

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5 realtà on line in italia e all’estero che vi consigliamo

Il periodo di crisi e di emergenza sanitaria ha imposto e impone ancora oggi in gran parte del mondo il blocco delle attività teatrali dal vivo. Diverse istituzioni, compagnie, teatri si sono mossi per rendere disponibili on line spettacoli e documenti interessanti, di cui si segnalano alcune realtà in Italia e all’estero.

1. Globe Theatre (Regno Unito) Globe Theatre Nel Regno Unito, lo storico Globe Theatre, del quale si può anche effettuare un tour virtuale della struttura, propone diversi spettacoli fruibili in streaming, alcuni anche gratuiti (vedi qui ). Attualmente, è on line fino al 17 maggio lo spettacolo “I due nobili congiunti”, tragicommedia di William Shakespeare e John Fletcher (vedi qui).

2. Racconti in tempo di peste (Italia) Racconti in tempo di peste In Italia, si evidenzia un’iniziativa interessante, “Racconti in tempo di peste” della Compagnia Corrado d’Elia e Teatro Pubblico Ligure, una sorta di Decameron contemporaneo che va in scena ogni giorno da mezzogiorno con una storia, un racconto, una poesia o altro. Per informazioni e per seguire i racconti on line, vedi qui.

3. Théâtre des Bouffes du Nord (Francia) Bouffes du Nord In Francia, invece, si segnala la programmazione on line del Théâtre Bouffes du Nord, che mette a disposizione diversi documenti d’archivio (tra cui documentari di Peter Brook) e interviste sulle attività del teatro durante gli anni (vedi qui). On line fino al 20 maggio, è possibile visionare “Beckett by Brook”, spettacolo realizzato da Peter Brook e Marie-Hélène Estienne a partire da cinque brevi scritti di Samuel Beckett (vedi qui).

4. Teatro Schaubühne (Germania) Schaubuehne Berlino In Germania, il teatro Schaubühne di Berlino propone una programmazione teatrale on line particolare: ogni sera, a partire dalle 18:30 e fino a mezzanotte, viene trasmesso in streaming uno spettacolo, molti con sottotitoli in inglese, con count-down del tempo rimanente alla visione (vedi qui ). Appuntamento il 10 maggio dalle ore 18:30 con “Woyzeck” di Georg Büchner).

5. Japan Arts Council (Giappone) Japan Arts Council Per chi volesse invece vedere alcune rappresentazioni teatrali giapponesi che insieme a diverse realtà orientali, dalla Cina all’India, hanno nutrito le principali avanguardie novecentesche occidentali, si consiglia di visitare il sito web del Japan Arts Council, istituzionae pubblica giapponese deputata alla tutela delle tradizionali arti performative del paese, dal Kabuki, al Noh, al Bunraku, che rende disponibili on line diversi spettacoli (vedi qui la programmazione). Fino al 1° giugno 2020, è possibile vedere gli spettacoli di marionette del teatro Bunraku (vedi qui).

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5 REALTÀ TORINESI IN VERSIONE ONLINE CHE VI CONSIGLIAMO

In questo periodo difficile di crisi economica e sanitaria e di distanziamento sociale, il mondo della cultura si è raccolto attorno al dibattito sul rapporto tra spettacolo dal vivo e nuovi media. Sembra evidente che il teatro possa accadere solo ed esclusivamente in presenza del pubblico. Eppure è stata proprio la cultura a tenere compagnia a tutti in questi giorni solitari. Noi universitari siamo ormai a casa da oltre due mesi e fremiamo all’idea di tornare ad inebriarci di quel meraviglioso campo magnetico che si crea nei teatri. Tuttavia abbiamo trovato conforto nel vedere che anche in questa drammatica situazione artisti e teatri, ognuno a suo modo, stanno facendo sentire il loro essere vivi e scalpitanti. Quale che sia il punto di vista riguardo allo slittamento nel mondo digitale, vi consigliamo cinque realtà torinesi che hanno pensato a modi alternativi per affrontare la chiusura, chi rendendo disponibili i propri spettacoli in streaming, chi provando a riflettere più a fondo sulle possibilità di nuovi e vecchi mezzi.

1. FACCIAMO LUCE TUTTI INSIEME

Ben sei delle principali istituzioni culturali torinesi si sono unite in questo progetto strutturato in due giornate. La Venaria Reale, il Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, il Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino, il Teatro Regio Torino, la Casa del Teatro Ragazzi e Giovani, il Teatro Concordia – Fondazione Via Maestra – Venaria Reale hanno deciso di dedicare al pubblico una serie di concerti, letture e performance teatrali registrate, proposte in diretta streaming dalla Galleria Grande della Reggia di Venaria. Il primo appuntamento è purtroppo già passato, ma siamo ancora in tempo a seguire il secondo.

QUANDO: domenica 10 maggio 2020 dalle ore 17
DOVE: sulle pagine social delle sei realtà coinvolte oppure a questo indirizzo (dove troverete anche tutte le informazioni più dettagliate e il programma)

Tutte e sei le realtà stanno inoltre costantemente aggiornando i profili social con piccole iniziative ed approfondimenti. In particolare, il Teatro Regio sta portando avanti il progetto #operaonthesofa, con il quale vengono condivisi i video delle prove generali di alcune prestigiose produzioni del teatro, disponibili nella playlist youtube qui. Per non parlare della riconversione della propria sartoria alla produzione di mascherine: circa 2000 alla settimana, in dotazione gratuita alla Protezione Civile!
Il Teatro Stabile invece porta avanti l’iniziativa #stranointerludio, per tenere vivo il rapporto con il proprio pubblico attraverso una serie di clip con protagonisti artisti amati (tra cui il direttore artistico Valerio Binasco) sul tema dell’intimità di un gesto quotidiano quale quello della cucina. Tutte le clip, in aggiornamento giornaliero, sono disponibili qui.

2. BE UNHAPPY! A CASA

Anche Fertili Terreni Teatro – che unisce A.C.T.I. Teatri Indipendenti, Cubo Teatro, Tedacà e Il Mulino di Amleto, nei tre spazi Teatro Bellarte, Cubo Teatro e San Pietro in Vincoli Zona Teatro – non si è scoraggiato e ha deciso di rendere disponibile la sua stagione Be Unhappy! in streaming, ripensandone il cartellone. Ogni titolo è disponibile per una settimana, fino al 31 maggio.

QUANDO:  dal 31 marzo al 31 maggio
DOVE: sul loro sito (dove troverete anche tutte le informazioni più dettagliate e il cartellone)

3. INTERPLAY 20/20 DIGITAL

Interplay (Mosaico Danza), il festival internazionale di danza contemporanea che festeggia quest’anno il suo ventesimo anniversario, ha fatto una scelta coraggiosa: metà festival si terrà comunque, in formato digital attraverso live streaming nel periodo annunciato (dal 20 al 30 maggio) e l’altra metà è posticipata tra settembre e novembre. Il calendario del festival sarà rispettato il più possibile, tra talenti italiani e stranieri, ed arricchito da interviste, incontri con artisti, giornalisti ed esperti ed altri contenuti digitali. Gli spettacoli saranno trasmessi nella loro interezza, molti ripensati per adattarsi meglio al nuovo medium. L’idea alla base di questa scelta è sì quella di rivolgersi al pubblico affezionato che sente la mancanza dello spettacolo dal vivo, ma allo stesso tempo quella di far appassionare – tramite questa modalità di fruizione alternativa e certamente facilmente accessibile – anche coloro i quali non si sono mai avvicinati a questo mondo.

QUANDO: dal 20 al 30 maggio, a partire dalle ore 21
DOVE: sulle pagine Facebook e Instagram così come sul sito (dove troverete anche tutte le informazioni più dettagliate e il programma)

4. MICHELE DI MAURO / MARCIDO MARCIDORJS

Sia Di Mauro – che a causa dell’emergenza ha dovuto interrompere le repliche dell’Arlecchino servitore di due padroni per lo Stabile – che lo storico gruppo teatrale dei Marcido hanno deciso di non fermarsi e di sperimentare forme alternative per “condividere un po’ di bellezza” e sentirci tutti meno soli.
Michele Di Mauro ci porta nella sua Isola che c’è: “un Luogo, un appuntamento quotidiano […] dove incontrarsi senza maschere né mascherine.” Dalla sua casa a San Mauro Torinese, condivide con noi delle pillole d’attore, letture di brani teatrali e letterari.
E tali sono anche le Letture per una buona sosta di Marcido Marcidorjs, che ha scelto di non mettere in isolamento le sue “Voci” e continuare a raccontare, in un viaggio attraverso i secoli, da Esopo a Montale.

QUANDO: tutti i giorni e sempre disponibili
DOVE: sul profilo Facebook di Michele Di Mauro e sulla pagina di Marcido Marcidorjs.

5. FUORI QUADRO – AIACE E TPE

L’ultima proposta ci riguarda più da vicino, in quanto patrocinata dal DAMS di Torino. Grazie all’incontro tra l’associazione AIACE e il Teatro Piemonte Europa, il cinema e il teatro si confrontano per riflettere sugli scambi tra i due medium. Il primo di due incontri omaggerà i 100 anni dalla nascita di Federico Fellini, dialogando attorno allo spettacolo Giulietta – in cartellone TPE e rinviato a causa dell’emergenza –  e il film del regista riminese Giulietta degli spiriti.
L’incontro tra le due realtà è piuttosto singolare ed interessante, se pensiamo che Valter Malosti si è dichiarato fin da subito contrario alla trasmissione in streaming degli spettacoli in cartellone. Il direttore artistico del TPE è stato invece propenso ad una riflessione più ampia sul teatro e sui mezzi, rivolgendo lo sguardo in primis ad una rivalutazione della radio: per gli abbonati ha infatti reso disponibili alcuni radiodrammi.

QUANDO: martedì 12 maggio alle ore 18
DOVE: sulla piattaforma Zoom a questo indirizzo con le seguenti credenziali:
Meeting ID: 972 0327 7931
Password: 562842

Ada Turco

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TEATRI CHIUSI, TEATRI APERTI

SENZA GLI SPETTACOLI SIAMO TUTTI ORFANI. RIPARTIAMO DALLA BELLEZZA.

Guido Ceronetti, poeta, filosofo, scrittore e giornalista italiano, scriveva sul quotidiano “La stampa” del 15 dicembre 2010: “[…] Il melodramma, l’Opera lirica, ha concluso il suo arco a metà del secolo scorso; è destinata a perdersi, è ormai un puro evento d’obbligo ma di scarso significato. La musica invece è eterna, il teatro è eterno (di eternità per noi misurabili, che non valgono in aeternum) […]. Il cartellone della Scala è, sia pure bellissimo, già un animale impagliato. Anche gli altri cartelloni… Che bisogno c’è di una stagione d’Opera al Regio di Torino? […]

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Fuori foyer. Dialoghi oltre il teatro ospita ClaUdio MorgantI

Prosegue la serie di incontri Fuori Foyer. Dialoghi oltre il teatro, organizzati e promossi dall’associazione culturale Pratici e Vaporosi, che ha sede nel cuore di San Salvario, in via Donizetti 13. Questi incontri, come i contenuti extra dei DVD fanno con i film, offrono occasioni di approfondimento, discussione attorno al mondo teatrale che passa per Torino. Il pubblico ha modo di incontrare i protagonisti e gli artigiani del teatro e scambiarsi opinioni, in un’atmosfera intima e informale.

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