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Un’intervista della Fondazione Mirafiore a Filippo Fonsatti

Nuovi scenari per nuovi inizi

La chiusura forzata dei teatri, dei cinema, dei musei in seguito all’emergenza sanitaria ha messo a dura prova il comparto culturale. Si sono chiusi i sipari ed è calato il silenzio, un silenzio talmente profondo che ricordava un po’ lo spettro della morte.

Tuttavia, in questa assenza qualcosa si è mosso. Esattamente come in inverno, quando tutto sembra morto e spento e invece nelle profondità delle radici qualcosa muove. Movimenti piccoli, impercettibili. Piano piano la linfa risale, pronta a far germogliare i fiori in primavera.

Così sembra sia successo in questi mesi nel teatro. Un artefice di questo movimento è stato certamente Filippo Fonsatti, direttore della Fondazione Teatro Stabile di Torino e presidente di Federvivo. Durante una diretta in streaming sabato 8 maggio 2020, Fonsatti, insieme a Paola Farinetti, coordinatrice della Fondazione Mirafiore (fondazione culturale voluta da Oscar Farinetti), ha fatto il punto sullo ‘stato dell’arte’.
Fonsatti ha illustrato le azioni concrete messe a punto in questi mesi.

In primis, a fine aprile, la presentazione al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo di un documento: “Lo spettacolo in Italia nella fase 2 – Proposte per la ripartenza delle attività e per la riapertura al pubblico”, illustrato dallo stesso Fonsatti, da Carlo Fontana, presidente AGIS, e da Francesco Giambrone, presidente ANFOLS. In quell’occasione sono intervenute figure di eccellenza della cultura italiana, quali il maestro Roberto Andò, regista cinematografico e direttore del Teatro Stabile di Napoli e il Maestro Daniele Gatti, direttore d’orchestra e direttore musicale dell’Opera di Roma.

Con questo documento sono state motivate una serie di proposte volte ad affrontare la ripartenza di tutte le attività culturali. È stato chiesto di definire un calendario di ripresa delle attività dello spettacolo dal vivo e delle proiezioni cinematografiche, differenziato per tipologia architettonica (spazi aperti o edifici chiusi) ovviamente vincolato alla situazione epidemiologica.

Inoltre è stata segnalata l’importanza che siano definite a livello nazionale delle misure in maniera uniforme. Si è rimarcata la necessità di avere poche regole e molto chiare nell’interpretazione e nell’attuazione, senza oneri aggiuntivi non sostenibili dagli operatori dello spettacolo e senza portare un aggravio delle procedure amministrative.

In seguito, il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini ha avuto un’audizione con il Comitato tecnico scientifico e ha fatto presente le richieste pervenute a fine aprile. Lunedì 11 maggio si è tenuto un incontro a Roma per valutare le possibili linee guida della fase 2 del settore dello spettacolo in Italia.

Sembrerebbe – e questa posizione è fortemente connessa alla curva epidemiologica – che ci sia una possibilità di ripresa di alcune attività nelle prossime settimane. Il recentissimo Decreto del Governo, che prevede la riapertura dei teatri a metà giugno, confermerebbe l’ipotesi.

Ciò permetterebbe da un lato di offrire una speranza ai cittadini italiani, perché dal momento in cui riapriranno luoghi simbolo della socialità, come i teatri e i cinema, le comunità potranno percepire un graduale e atteso ritorno alla normalità, e, dall’altro, a tanti lavoratori, di affrontare il superamento della fase di grave difficoltà.

Come ha illustrato Fonsatti, il comparto culturale ha sofferto e soffre notevolmente per questo blocco, anche se al suo interno vanno fatte alcune distinzioni: tra coloro che sono maggiormente tutelati perché lavorano per istituzioni grandi o piccole che hanno potuto sostenere i costi del personale con le proprie risorse e fruire degli ammortizzatori sociali (destinati per la prima volta dalla seconda guerra mondiale ad oggi al settore dal vivo); e chi ha lavori più intermittenti (molti artisti, attori, danzatori, tecnici) che si trovano in una situazione molto più drammatica.

Una lunga riflessione è stata fatta sul problema del distanziamento sociale: se può essere ovviata per la platea, seppur con un grosso deficit economico, la questione diventa decisamente più problematica sul palcoscenico. L’utilizzo della mascherina per musicisti, attori e cantanti sembrerebbe inapplicabile in un contesto dello spettacolo dal vivo. L’utilizzo della mascherina durante la performance oltre a non essere possibile nel caso di un concerto con l’utilizzo di strumenti a fiato, avrebbe in altri casi un impatto sulla creazione artistica talmente forte da snaturare l’opera stessa.

Anche per quanto riguarda la platea i problemi, seppur più facilmente risolvibili, sono molti. Le proposte per ora sono di poter eseguire performance, svolte in condizioni particolari, all’aperto con la limitazione di mille persone, inclusi gli orchestrali e duecento persone al chiuso. In questo ultimo caso la ripresa si dovrebbe garantire in maniera più graduale. La limitazione di duecento persone è di complessa realizzazione, oltre che non sostenibile dal punto di vista economico, basti pensare alle Fondazioni Lirico Sinfoniche che raggiungerebbero tale soglia anche solo con orchestra, coro e tecnici impegnati nell’attività.

Tutto questo si tradurrà in minori ricavi derivanti dalla riduzione dei posti a sedere e dai maggiori costi derivanti dall’acquisto dei dispositivi di sicurezza e per garantire la salute dei lavoratori e del pubblico.

Fonsatti prevede che questo aggravio economico sarà decisamente più forte all’atto della ripresa delle attività culturali. Sottolinea come i bilanci delle fondazioni teatrali e musicali siano sempre più orientati su una quota di ricavi propri, bilanciati da una equa proporzione tra costi e ricavi. Il venir meno delle risorse, derivate dai mancati incassi di questi mesi, farà sì che il pareggio di bilancio diventi un miraggio, per cui sarà necessario un intervento a sostegno del comparto culturale.

Fonsatti mette in rilievo come nel Decreto “Cura Italia” siano stati stanziati dei contributi a sostegno del settore. In particolare il Fus, Fondo Unico per lo Spettacolo, ha previsto delle agevolazioni a sostegno di tutte quelle attività culturali che non hanno mai ricevuto finanziamenti dallo stesso e che potranno ora, con requisiti minimi, accedere a un contributo fino a 20 mila euro.

Questo stanziamento, seppure contenuto, garantirà una boccata d’ossigeno a un settore così fortemente penalizzato, e permetterà di fare una sorta di “censimento” del settore culturale in Italia e di avere, quindi, una fotografia della variegata realtà dello spettacolo dal vivo. Fonsatti sottolinea come questa opportunità permetterà di cogliere l’importanza e le ricadute sociali di soggetti piccoli e mai finanziati sul territorio e sulla sua comunità.

Il Presidente di FederVivo pone particolare attenzione al fatto che l’obiettivo primario ora non sia soltanto la convenienza economica quanto la riattivazione dell’occupazione degli artisti e dei tecnici. “Pur nella difficoltà, pur con mille incognite – sottolinea Fonsatti – occorre riproporre occasioni di lavoro, tornare ad avere un reddito dignitoso commisurato al talento e alla professionalità. Questa deve essere la finalità di ciascun operatore, dal più piccolo al più grande”.

In questo momento infatti, ai lavoratori dello spettacolo non è concesso neppur mettere piede nel proprio ufficio. Questa è una grossa limitazione perché non permette nemmeno di pianificare, di costruire, di trovare delle soluzioni per una possibile ripartenza.

Avendo quindi come bussola per questo nuovo inizio l’occupazione e il reddito degli artisti, Fonsatti delinea una serie di obiettivi primari: aprire i teatri, provare, e solo dopo queste due operazioni, incontrare il pubblico.

Alla domanda su come sarà il teatro che verrà, Fonsatti risponde che quello che è accaduto comporta la necessità di sviluppare nuove modalità di produzione. Questa emergenza ha richiesto una semplificazione e una digitalizzazione dei processi decisionali e al contempo una riflessione sul come le nuove tecnologie possano integrarsi nel processo creativo e produttivo.

Fonsatti ha anticipato alcune nuove produzioni su cui sta lavorando il direttore artistico del Teatro Stabile di Torino Valerio Binasco, cioè una serie costruita da pochi attori realizzata da un regista teatrale e un regista cinematografico. Fonsatti non ha voluto anticipare molto, tuttavia sembrerebbe che questa nuova produzione abbia un set che permetta una fruizione sia dal vivo sia su piattaforma virtuale, dando vita a una rappresentazione ibrida tra il teatro e il cinema. Una drammaturgia integrata che consentirà di essere condivisa in più modalità e che avrà al contempo una componente forte di interattività con il pubblico.

Grande spazio verrà destinato, nella nuova stagione, ai monologhi italiani. Un repertorio di qualità che troverà una dimensione di mercato molto ampia nei prossimi mesi.

Per l’autunno si auspica, inoltre, di poter recuperare le produzioni cancellate in questa stagione, nella speranza, se la normativa lo consentirà, di rimettere in scena gli allestimenti senza compromettere la forza e l’energia del loro impianto iniziale.

Questa crisi, analizzata in maniera ottimistica, può essere anche un’opportunità di riflessione, di creazione di nuove modalità e nuove soluzioni per un comparto che solo in Piemonte occupa 15mila addetti per un ricavo annuale di 52 milioni di euro. Con tutte le difficoltà della situazione, con tutte le criticità e le specificità che questo settore richiede, qualcosa ‘eppur si muove’ grazie alla determinazione e alla creatività di chi lavora in ambito culturale.

Ora staremo a vedere cosa uscirà dal confronto richiesto dagli esponenti del settore per dirimere le questioni più tecniche e poter così garantire la ripartenza dell’attività per i lavoratori, per le imprese e per il pubblico.

Daniela Cauda

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5 realtà on line in italia e all’estero che vi consigliamo

Il periodo di crisi e di emergenza sanitaria ha imposto e impone ancora oggi in gran parte del mondo il blocco delle attività teatrali dal vivo. Diverse istituzioni, compagnie, teatri si sono mossi per rendere disponibili on line spettacoli e documenti interessanti, di cui si segnalano alcune realtà in Italia e all’estero.

1. Globe Theatre (Regno Unito) Globe Theatre Nel Regno Unito, lo storico Globe Theatre, del quale si può anche effettuare un tour virtuale della struttura, propone diversi spettacoli fruibili in streaming, alcuni anche gratuiti (vedi qui ). Attualmente, è on line fino al 17 maggio lo spettacolo “I due nobili congiunti”, tragicommedia di William Shakespeare e John Fletcher (vedi qui).

2. Racconti in tempo di peste (Italia) Racconti in tempo di peste In Italia, si evidenzia un’iniziativa interessante, “Racconti in tempo di peste” della Compagnia Corrado d’Elia e Teatro Pubblico Ligure, una sorta di Decameron contemporaneo che va in scena ogni giorno da mezzogiorno con una storia, un racconto, una poesia o altro. Per informazioni e per seguire i racconti on line, vedi qui.

3. Théâtre des Bouffes du Nord (Francia) Bouffes du Nord In Francia, invece, si segnala la programmazione on line del Théâtre Bouffes du Nord, che mette a disposizione diversi documenti d’archivio (tra cui documentari di Peter Brook) e interviste sulle attività del teatro durante gli anni (vedi qui). On line fino al 20 maggio, è possibile visionare “Beckett by Brook”, spettacolo realizzato da Peter Brook e Marie-Hélène Estienne a partire da cinque brevi scritti di Samuel Beckett (vedi qui).

4. Teatro Schaubühne (Germania) Schaubuehne Berlino In Germania, il teatro Schaubühne di Berlino propone una programmazione teatrale on line particolare: ogni sera, a partire dalle 18:30 e fino a mezzanotte, viene trasmesso in streaming uno spettacolo, molti con sottotitoli in inglese, con count-down del tempo rimanente alla visione (vedi qui ). Appuntamento il 10 maggio dalle ore 18:30 con “Woyzeck” di Georg Büchner).

5. Japan Arts Council (Giappone) Japan Arts Council Per chi volesse invece vedere alcune rappresentazioni teatrali giapponesi che insieme a diverse realtà orientali, dalla Cina all’India, hanno nutrito le principali avanguardie novecentesche occidentali, si consiglia di visitare il sito web del Japan Arts Council, istituzionae pubblica giapponese deputata alla tutela delle tradizionali arti performative del paese, dal Kabuki, al Noh, al Bunraku, che rende disponibili on line diversi spettacoli (vedi qui la programmazione). Fino al 1° giugno 2020, è possibile vedere gli spettacoli di marionette del teatro Bunraku (vedi qui).

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5 REALTÀ TORINESI IN VERSIONE ONLINE CHE VI CONSIGLIAMO

In questo periodo difficile di crisi economica e sanitaria e di distanziamento sociale, il mondo della cultura si è raccolto attorno al dibattito sul rapporto tra spettacolo dal vivo e nuovi media. Sembra evidente che il teatro possa accadere solo ed esclusivamente in presenza del pubblico. Eppure è stata proprio la cultura a tenere compagnia a tutti in questi giorni solitari. Noi universitari siamo ormai a casa da oltre due mesi e fremiamo all’idea di tornare ad inebriarci di quel meraviglioso campo magnetico che si crea nei teatri. Tuttavia abbiamo trovato conforto nel vedere che anche in questa drammatica situazione artisti e teatri, ognuno a suo modo, stanno facendo sentire il loro essere vivi e scalpitanti. Quale che sia il punto di vista riguardo allo slittamento nel mondo digitale, vi consigliamo cinque realtà torinesi che hanno pensato a modi alternativi per affrontare la chiusura, chi rendendo disponibili i propri spettacoli in streaming, chi provando a riflettere più a fondo sulle possibilità di nuovi e vecchi mezzi.

1. FACCIAMO LUCE TUTTI INSIEME

Ben sei delle principali istituzioni culturali torinesi si sono unite in questo progetto strutturato in due giornate. La Venaria Reale, il Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, il Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino, il Teatro Regio Torino, la Casa del Teatro Ragazzi e Giovani, il Teatro Concordia – Fondazione Via Maestra – Venaria Reale hanno deciso di dedicare al pubblico una serie di concerti, letture e performance teatrali registrate, proposte in diretta streaming dalla Galleria Grande della Reggia di Venaria. Il primo appuntamento è purtroppo già passato, ma siamo ancora in tempo a seguire il secondo.

QUANDO: domenica 10 maggio 2020 dalle ore 17
DOVE: sulle pagine social delle sei realtà coinvolte oppure a questo indirizzo (dove troverete anche tutte le informazioni più dettagliate e il programma)

Tutte e sei le realtà stanno inoltre costantemente aggiornando i profili social con piccole iniziative ed approfondimenti. In particolare, il Teatro Regio sta portando avanti il progetto #operaonthesofa, con il quale vengono condivisi i video delle prove generali di alcune prestigiose produzioni del teatro, disponibili nella playlist youtube qui. Per non parlare della riconversione della propria sartoria alla produzione di mascherine: circa 2000 alla settimana, in dotazione gratuita alla Protezione Civile!
Il Teatro Stabile invece porta avanti l’iniziativa #stranointerludio, per tenere vivo il rapporto con il proprio pubblico attraverso una serie di clip con protagonisti artisti amati (tra cui il direttore artistico Valerio Binasco) sul tema dell’intimità di un gesto quotidiano quale quello della cucina. Tutte le clip, in aggiornamento giornaliero, sono disponibili qui.

2. BE UNHAPPY! A CASA

Anche Fertili Terreni Teatro – che unisce A.C.T.I. Teatri Indipendenti, Cubo Teatro, Tedacà e Il Mulino di Amleto, nei tre spazi Teatro Bellarte, Cubo Teatro e San Pietro in Vincoli Zona Teatro – non si è scoraggiato e ha deciso di rendere disponibile la sua stagione Be Unhappy! in streaming, ripensandone il cartellone. Ogni titolo è disponibile per una settimana, fino al 31 maggio.

QUANDO:  dal 31 marzo al 31 maggio
DOVE: sul loro sito (dove troverete anche tutte le informazioni più dettagliate e il cartellone)

3. INTERPLAY 20/20 DIGITAL

Interplay (Mosaico Danza), il festival internazionale di danza contemporanea che festeggia quest’anno il suo ventesimo anniversario, ha fatto una scelta coraggiosa: metà festival si terrà comunque, in formato digital attraverso live streaming nel periodo annunciato (dal 20 al 30 maggio) e l’altra metà è posticipata tra settembre e novembre. Il calendario del festival sarà rispettato il più possibile, tra talenti italiani e stranieri, ed arricchito da interviste, incontri con artisti, giornalisti ed esperti ed altri contenuti digitali. Gli spettacoli saranno trasmessi nella loro interezza, molti ripensati per adattarsi meglio al nuovo medium. L’idea alla base di questa scelta è sì quella di rivolgersi al pubblico affezionato che sente la mancanza dello spettacolo dal vivo, ma allo stesso tempo quella di far appassionare – tramite questa modalità di fruizione alternativa e certamente facilmente accessibile – anche coloro i quali non si sono mai avvicinati a questo mondo.

QUANDO: dal 20 al 30 maggio, a partire dalle ore 21
DOVE: sulle pagine Facebook e Instagram così come sul sito (dove troverete anche tutte le informazioni più dettagliate e il programma)

4. MICHELE DI MAURO / MARCIDO MARCIDORJS

Sia Di Mauro – che a causa dell’emergenza ha dovuto interrompere le repliche dell’Arlecchino servitore di due padroni per lo Stabile – che lo storico gruppo teatrale dei Marcido hanno deciso di non fermarsi e di sperimentare forme alternative per “condividere un po’ di bellezza” e sentirci tutti meno soli.
Michele Di Mauro ci porta nella sua Isola che c’è: “un Luogo, un appuntamento quotidiano […] dove incontrarsi senza maschere né mascherine.” Dalla sua casa a San Mauro Torinese, condivide con noi delle pillole d’attore, letture di brani teatrali e letterari.
E tali sono anche le Letture per una buona sosta di Marcido Marcidorjs, che ha scelto di non mettere in isolamento le sue “Voci” e continuare a raccontare, in un viaggio attraverso i secoli, da Esopo a Montale.

QUANDO: tutti i giorni e sempre disponibili
DOVE: sul profilo Facebook di Michele Di Mauro e sulla pagina di Marcido Marcidorjs.

5. FUORI QUADRO – AIACE E TPE

L’ultima proposta ci riguarda più da vicino, in quanto patrocinata dal DAMS di Torino. Grazie all’incontro tra l’associazione AIACE e il Teatro Piemonte Europa, il cinema e il teatro si confrontano per riflettere sugli scambi tra i due medium. Il primo di due incontri omaggerà i 100 anni dalla nascita di Federico Fellini, dialogando attorno allo spettacolo Giulietta – in cartellone TPE e rinviato a causa dell’emergenza –  e il film del regista riminese Giulietta degli spiriti.
L’incontro tra le due realtà è piuttosto singolare ed interessante, se pensiamo che Valter Malosti si è dichiarato fin da subito contrario alla trasmissione in streaming degli spettacoli in cartellone. Il direttore artistico del TPE è stato invece propenso ad una riflessione più ampia sul teatro e sui mezzi, rivolgendo lo sguardo in primis ad una rivalutazione della radio: per gli abbonati ha infatti reso disponibili alcuni radiodrammi.

QUANDO: martedì 12 maggio alle ore 18
DOVE: sulla piattaforma Zoom a questo indirizzo con le seguenti credenziali:
Meeting ID: 972 0327 7931
Password: 562842

Ada Turco

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TEATRI CHIUSI, TEATRI APERTI

SENZA GLI SPETTACOLI SIAMO TUTTI ORFANI. RIPARTIAMO DALLA BELLEZZA.

Guido Ceronetti, poeta, filosofo, scrittore e giornalista italiano, scriveva sul quotidiano “La stampa” del 15 dicembre 2010: “[…] Il melodramma, l’Opera lirica, ha concluso il suo arco a metà del secolo scorso; è destinata a perdersi, è ormai un puro evento d’obbligo ma di scarso significato. La musica invece è eterna, il teatro è eterno (di eternità per noi misurabili, che non valgono in aeternum) […]. Il cartellone della Scala è, sia pure bellissimo, già un animale impagliato. Anche gli altri cartelloni… Che bisogno c’è di una stagione d’Opera al Regio di Torino? […]

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Fuori foyer. Dialoghi oltre il teatro ospita ClaUdio MorgantI

Prosegue la serie di incontri Fuori Foyer. Dialoghi oltre il teatro, organizzati e promossi dall’associazione culturale Pratici e Vaporosi, che ha sede nel cuore di San Salvario, in via Donizetti 13. Questi incontri, come i contenuti extra dei DVD fanno con i film, offrono occasioni di approfondimento, discussione attorno al mondo teatrale che passa per Torino. Il pubblico ha modo di incontrare i protagonisti e gli artigiani del teatro e scambiarsi opinioni, in un’atmosfera intima e informale.

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PREMI UBU 2019

Anche quest’anno abbiamo assistito al consueto appuntamento di consegna dei Premi Ubu, ossia il più importante riconoscimento teatrale del panorama italiano. Il 16 dicembre scorso, presso il Piccolo Teatro di Milano, si è tenuta la quarantaduesima edizione del premio, condotta da Cinzia Spanò e Graziano Graziani con l’accompagnamento musicale di Francesca Morello. La serata è stata trasmessa radiofonicamente da Radio 3 ed è stata seguita da gruppi d’ascolto sparsi in tutta Italia.

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UNA NUOVA STAGIONE PER PIEMONTE DAL VIVO

“Innovazione non è fare cose nuove, ma far bene cose giuste in un contesto che cambia continuamente”.

Mercoledì 23 ottobre 2019, Matteo Negrin ha condotto la conferenza stampa  di Piemonte dal Vivo presso il Talent Garden Fondazione Agnelli. La stagione 2019/20 che si sta aprendo rappresenta l’ultimo anno di un percorso triennale, durante il quale – il direttore lo può sottolineare con meritato orgoglio – la Fondazione ha quasi raggiunto tutti gli obiettivi che si era proposta.

In apertura alla conferenza, l’Assessore alla Cultura, Turismo e Commercio Vittoria Poggio – in rappresentanza della Regione Piemonte, socio unico della fondazione – seguita dalla presidente di Piemonte dal Vivo, Angelica Corporandi d’Auvare, rivolgono senza indugio lo sguardo a quelle che sono i pilastri di Piemonte dal Vivo: il lavoro sul pubblico e l’ampliamento delle piazze. È interessante notare a tal proposito, come Negrin abbia scelto di condensare l’operato della Fondazione facendo suo il pensiero sull’innovazione, che abbiamo messo in esergo, di un famoso sarto torinese scomparso da poco. Si tratta in tutto e per tutto di una metafora particolarmente azzeccata, guardando oltre la citazione scelta e concentrandosi anche sulla sua provenienza: l’uomo era di origine friulana ed aveva la sua sartoria in zona San Salvario, a Torino; si parla di accoglienza e attenzione all’individuo: Piemonte dal Vivo si riconferma anche quest’anno forte sostenitore delle realtà piemontesi, dispiegando allo stesso tempo le sue reti sull’Europa e sul mondo intero. Secondo un disegno che sta prendendo piede in Europa, la Fondazione ha scelto di porre al centro del suo lavoro il pubblico, non solo come target a cui rivolgersi ma come vero e proprio collaboratore: lo spettatore è co-immaginatore. È proprio in questo aspetto che sta la preziosità di Piemonte dal Vivo, tale da meritare il punteggio massimo tra i circuiti multidisciplinari a livello nazionale ed attestarsi un ruolo di rilievo, nonché di modello per qualità e innovazione.

La nuova stagione porterà in scena 900 repliche, di cui 150 di teatro per ragazzi. Ciò, unito all’invito a partecipare a spettacoli in luoghi e tempi insoliti, dimostra la reale volontà di Piemonte dal Vivo di cercare di demolire l’effetto intimidatorio ed esclusivo che le porte di un teatro ancora provocano ai più. Portare il teatro o la danza nei bar, come anche nei musei o nei tendoni da circo è un passo avanti verso una maggiore partecipazione dei cittadini allo spettacolo dal vivo. Allettante risulta anche la proposta di inserire le notti al museo – serate di performance negli spazi museali – all’interno di un particolare abbonamento musei.

L’anno 2019/20 porterà inoltre a piena realizzazione alcuni dei programmi che negli scorsi anni erano stati in fase di rodaggio, tra i quali merita attenzione l’abbonamento PLUS, che permette agli abbonati di teatri piccoli di fruire di spettacoli maggiori in centri più grandi, oltre a quelli presenti nella programmazione del proprio paese. Il progetto di interconnessione non solo consente allo spettatore un’esperienza più completa, ma permette anche ai teatri più piccoli di caratterizzarsi, seguendo la propria inclinazione, senza negare la possibilità di altri tipi di spettacolo al proprio pubblico.

La nuova stagione sarà insomma una stagione caleidoscopica, come l’ha voluta definire la Fondazione stessa. Una stagione che si scompone e si ricompone costantemente, riadattandosi di volta in volta ad un nuovo equilibrio, esattamente come il tenace lavoro di Piemonte dal Vivo in perenne trasformazione in relazione ad un contesto che cambia continuamente.

In ultimo, la Fondazione ci tiene a ringraziare il suo intero corpo organizzativo, che detiene il vanto di essere formato da numerosi giovani. Il vantaggio di questa composizione è certamente quello di poter contare su una spinta verso un cambiamento particolarmente attento, in quanto interno e vicino alla società in movimento, ma è anche un augurio per tutti coloro che hanno voglia di esser parte di questo cambiamento.

Ada Turco

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Teatro Regio: la stagione 2019/2020

La prossima del Teatro Regio sarà una stagione particolarmente ricca. Ben diciassette titoli (un record) distribuiti tra opere italiane, francesi, tedesche, balletti, musical, opere-non-opere, opere celebri, opere meno celebri, persino una prima assoluta per l’Italia. E in tutto ciò c’è pure qualche nome interessante, tra registi, cantanti e direttori d’orchestra. C’è insomma di che farsi venire l’acquolina.

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Quasi niente, Qohélet ironico di Deflorian/Pagliarini

Quasi niente, ultimo lavoro di Daria Deflorian e Antonio Pagliari, in scena alla ventiquattresima edizione del Festival delle colline è un ritratto autoironico e colto dell’uomo occidentale contemporaneo.

L’origine, l’idea generativa è Deserto Rosso di Antonioni, ma affiora poco nei discorsi degli attori, lo spettacolo infatti conserva una sua autonomia.

Immaginiamoci – noi contemporanei – come fossimo un quadro impressionista. Immaginiamo che un Renoir ci abbia detto di osservarci alla distanza di un braccio. Ebbene, con Quasi niente, Deflorian/Tagliarini disobbediscono: prendono uno specchio e ce lo mettono di fronte, ma non seguendo le prescrizioni del Pierre-Auguste. No, lo mettono vicino, mostrandoci la nostra inadeguatezza nei confronti della vita, la nostra scomodità nell’abitare il mondo e ci regalano la possibilità di ridere di noi stessi attraverso una delle armi più potenti dell’essere umano: l’autoironia. Lo fanno in uno spettacolo raffinato, pieno di riferimenti colti: dalla Munro a David Foster Wallace, passando per Mark Fisher e Han Kang.

Deflorian segue con grande efficacia la lezione di Peter Brook: la scenografia è essenziale – pochi mobili, tra cui una poltrona, collocati ai margini della scena – saranno poi gli attori a portarli più al centro, nel momento in cui li menzionano –  alcuni inizialmente ribaltati.

 Lo spettacolo è in mano agli attori, davvero notevoli, che attraverso gesti e tempi comici perfetti creano il mondo scenico. Teatro nella sua accezione più pura.

I cinque attori interpretano cinque manifestazioni diverse dell’uomo contemporaneo: Monica Piseddu è una quarantenne depressa, Daria Deflorian una sessantenne ipocondriaca e ansiosa, Francesca Cuttica, una trentenne che si sente buona a nulla, Bruno Steinegger e Antonio Pagliarini, rispettivamente, un quarantenne e un sessantenne, l’uno oppresso dal lavoro, l’altro omosessuale in solitudine.

Quasi niente mostra tante manifestazioni della sofferenza, denunciando, senza reticenze e senza smancerie, che stare al mondo è difficile, che la vita è storta e che vani sono i nostri tentativi di raddrizzarla. Inadeguate si rivelano le strutture con cui cerchiamo di dare un senso, un ordine nostro vivere. L’unica arma è l’autoironia, nell’attesa di un nuovo dolore.

Quasi niente è lavoro di grande umanità, come tale molto coraggioso, perché denunciando, con pungente ironia, il non senso, l’impossibilità della cura definitiva, questo Qohélet teatrale dà i necessari anticorpi per resistere alla società del Think positive! che ci pretende sempre performanti e ci illude di poter cancellare totalmente la sofferenza. Ribadendo con grande intelligenza che i momenti più vitali sono proprio quelli dei piccoli grandi tormenti. Non rimane che amarsi e ridere insieme: Quasi niente, ma non è poco!

Giuseppe Rabita

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Piemonte dal vivo. conferenza stampa

Mercoledì 15 aprile 2019 ha avuto luogo la conferenza stampa di Piemonte dal Vivo in Piazza della Repubblica a Torino. Non poteva tenersi in una cornice migliore, quella del nuovo Mercato Centrale, dal quale è possibile ammirare l’intera città pur rimanendo all’interno del suo cuore pulsante. Sicuramente un’analogia con quella che è l’attività della Fondazione, di smuovere, valorizzare e vivificare culturalmente l’intera regione piemontese, con le radici ben piantate nel suo territorio.

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