Sparks – Francesca Grilli

“L’oggetto del tuo futuro è una penna, a cui puoi cambiare la cartuccia e scegliere il colore. Puoi usarla per scrivere o per disegnare, riempiendo le pagine e i quaderni della vita.”

Nell’ottobre del 2026 avrai l’occasione di incontrare un gruppo di chiaroveggenti bambini abitanti di una stanza fuori dal tempo, buia, fumosa, indefinita. Attraverso un lungo corridoio, sarai condotto nella stanza da un bambino proveniente dal futuro che ti ha scelto tra la moltitudine. Sarà la tua guida ma non ti parlerà, ti condurrà e indicherà e tu non potrai interrogarlo. Ti lascerà in un angolo ad aspettare. Aspetterai, e allo stesso tempo osserverai. Osserverai dei contorni luminosi appena accennati nell’oscurità delineare le silhouette di adulti e bambini in coppie.

Dal nucleo della stanza si staccherà una figura sottile, con lunghi capelli scintillanti di giallo, ti illuminerà i piedi e ti accompagnerà a una sedia. Si siederà di fronte a te e ti chiederà di porgere la mano. Abbasserà una visiera metallica, non vedrete più i volti reciproci. Inizierà la lettura della tua mano. Sarà una lettura del tempo presente, di quello passato e di quello futuro. Ispezionerà la tua personalità, i tratti di carattere, ciò che ti circonda, l’esistenza che hai condotto e che potresti condurre. Ti parlerà di divinità, di pianeti, di stelle e di satelliti. Sarai immobile e ubbidiente. La figura minuta chiromante riempirà i buchi delle tue costellazioni con piccole frasi, oggetti, indicazioni per l’avvenire, domande, e stranamente rincuoranti bensì vaghi incoraggiamenti. Ti affiderà un immateriale oggetto del futuro, sarà la penna a cui cambiare la cartuccia per sceglierne il colore. La frase con cui ti congederà sarà “Se tu non ci abiti, la casa crolla?”. Allora verrai espulso dalla stanza.

Riemergerai nel presente, attraverserai il corridoio, affonderai nella moltitudine e ti ritroverai circondato da dubbi e interrogativi: gli adulti si domanderanno a vicenda, compareranno le indicazioni che hanno ricevuto, ricostruiranno, struttureranno.

Sei stato dentro la performance solo per qualche minuto, ma fuori dalla sala tutto riecheggia, tutto si domanda, tutto resta nell’attesa. Gli adulti reinterpretano, si sforzano di ricordare, confrontano le testimonianze, hanno il timore molto privato di essersi sentiti recitare un copione, anziché aver ricevuto un opuscolo con le verità su loro stessi e sul proprio futuro. Sul marciapiede davanti al teatro, sempre più persone espulse dalla stanza senza tempo. Trascorrono i minuti, aumentano di numero, di massa, di volume: il brusio degli interrogatori vicendevoli si fa intenso. Qualcuno ha ricevuto la stessa domanda della casa e sostiene che sia una domanda sul controllo. Se tu non ci sei pensi che la casa crolli perché devi avere tutto sotto controllo. Qualcun altro afferma che la casa non solo non crolli, ma nemmeno si usuri se tu te ne vai, quindi la casa starebbe meglio senza di te.

In questo fortunato futuro in cui incontrerai i chiromanti bambini, tu sarai un pragmatista e avrai in mente una corrente estremizzante a stampo peirciano per cui il segno smette di esistere laddove manchi l’interprete. Se tu sei l’interprete, e non abiti la casa, essa come segno crolla. Il prospetto e i contorni della casa che non abiti sfumeranno via dalla tua mente, il profilo delle porte, dei mobili e delle pareti si faranno sempre più indefiniti, si allontaneranno da te. Mentre la tua memoria cancellerà lentamente il segno, l’oggetto casa permarrà in un universo altro, un piano dell’esistenza a cui sei e sarai interdetto, forse lo stesso piano in cui è situata la stanza senza tempo nella quale hai trascorso dieci minuti, il 13 ottobre del 2026.

Ilenia Cugis

Creazione Francesca Grilli

Suono Roberto Rettura

Chiromante Guido Rossetti

Parole Azzurra D’Agostino

Movimenti Benno Steinegger

Design & realizzazione dei cappelli Paola Villani

Consiglio alla creazione Chiara Guidi

Produzione Corpoceleste_C.C.00#, Santarcangelo Festival, Snaporazverein

Coproduzione Welcome to the village, Saal Biennaal

in collaborazione con Workspacebrussels

POUR LA FIN DU TEMPS-MADALENA REVERSA

13 ottobre 2026, la scena del Teatro Astra subisce una curiosa metamorfosi, annullandosi per lasciare spazio ad un’installazione in anteprima che inghiotte al suo interno i suoi spettatori, rendendoli i suoi protagonisti ed immergendoli in un’atmosfera sospesa dal fascino misterioso, fatta di soli vapori, luci e suoni. 

“Bisogna avere un caos dentro di sé per partorire una stella danzante” Friedrich Nietzsche

Superare il limite del finito, ricreare un nuovo mondo, vedere nell’Apocalisse un simbolo di rinascita, un nuovo inizio. Queste sono le premesse e gli obiettivi di Pour la Fin du Temps di Maria Alterno e Richard Pareschi (madalena reversa), liberamente ispirato alla storia e alle musiche dell’opera di Olivier Messiaen: Quatuor Pour la Fin du Temps.

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LU SANTO JULLÀRE FRANÇESCO – MATTHIAS MARTELLI

Al Teatro Gobetti, in scena fino al 1 novembre 2026, Lu Santo Jullàre Françesco di Dario Fo e Franca Rame, diretto e interpretato da Matthias Martelli. L’attore propone una fusione delle due versioni originali del testo, una del 1999 e l’altra del 2014, al fine di compiere un viaggio attraverso il linguaggio che veda l’Italia unita da nord a sud.

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LAB_21 MON CORPS N’OBÈIT PLUS – SCHOß COMPANY

Opera lirica, danza, poesia, musica elettronica ed esibizione visiva. Cosa succederebbe se fossero riunite in un’unica performance armonica, in un progetto che ha come protagonista e direttore artistico il corpo?

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STABAT MATER – JANAINA LEITE

Luci rosse, un palo da pole dance, un pornoattore, una madre e una figlia: non si tratta sicuramente della classica rappresentazione teatrale. Questo è lo scenario iniziale di un dramma dal carattere conferenziale che pone al centro della sua indagine temi universali quali l’amore, la famiglia, la violenza.

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QUIXOTE/ DAMMI I BRIVIDI-MA NON PER LA PAURA+ QUIXOTE/ A ROSE IS NOT A ROSE-INDUSTRIA INDIPENDENTE

Una rosa per sognare, spine per sentire

«Quando sogno è come se continuassi a vivere». È con questa possibilità di confondere i confini dell’esperienza, di abitare l’illusione senza per questo renderla meno reale, che si può entrare in Quixote, il dittico di Industria Indipendente ispirato a Don Quixote: Which Was a Dream (1993) di Kathy Acker. Sabato 10 ottobre, alla Fondazione Merz di Torino, Dammi i brividi – ma non per la paura, proiezione con la voce di Silvia Calderoni, e A rose is not a rose, performance con Annamaria Ajmone, hanno composto un attraversamento tra scrittura, immaginazione e corporeità, dove sognare non significa fuggire dal mondo, ma tentare di riscriverlo. 

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CREDERE ALLE MASCHERE – ROMEO CASTELLUCCI

Bianco. Un colore che riveste e inonda uno spazio chiuso, e che insieme restituisce una dimensione di infinite possibilità. La Fondazione Merz offre accesso a questo luogo in potenza , e il 6 ottobre alle ore 21 il pubblico occupa per intero le panche su tre lati. Ad ognuno viene consegnata una maschera, che copre il viso per intero e raffigura un volto umano, e le scatole da cui vengono prese riportano la fotografia di un uomo o di una donna reali.

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AMLETO: LA VEEMENTE ESTERIORITÀ DI UN MOLLUSCO – ROMEO CASTELLUCCI

Castellucci: la veemente necessità del teatro

Nella cornice della trentunesima edizione del Festival delle Colline Torinesi, al Cinema Massimo viene proiettato il video dello spettacolo Amleto: la veemente esteriorità di un mollusco di Romeo Castellucci. La proiezione dialoga con la sua più recente opera performativa e site-specific, Credere alle maschere, in scena presso la Fondazione Merz il 6 e 7 ottobre 2026.

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LA NATURA CURVA DELLE PARETI – GRASSI.SACCOTELLI.TÈ

Veniamo accolti davanti all’ingresso di Palazzo Segesta da una figura interamente vestita di blu, Marco Tè: un narratore, forse un sognatore, che ci introduce al viaggio. Racconta di come lui si perda negli sguardi della vita quotidiana, di come segua una linea che però gli sfugge… perché la vita, in fondo, procede sempre per deviazioni. Non siamo soli in questo attraversamento: il suo sguardo rimbalza sul nostro, anticipa poeticamente ciò che potrebbe accadere durante lo spettacolo. Nulla sfugge al suo racconto: ogni situazione che appartiene alla vita dell’oggi – una macchina che suona il clacson, lo sguardo di un passante, una persona che vive nel palazzo – viene accolta e trasformata in parte della narrazione.

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