POUR LA FIN DU TEMPS-MADALENA REVERSA

13 ottobre 2026, la scena del Teatro Astra subisce una curiosa metamorfosi, annullandosi per lasciare spazio ad un’installazione in anteprima che inghiotte al suo interno i suoi spettatori, rendendoli i suoi protagonisti ed immergendoli in un’atmosfera sospesa dal fascino misterioso, fatta di soli vapori, luci e suoni. 

“Bisogna avere un caos dentro di sé per partorire una stella danzante” Friedrich Nietzsche

Superare il limite del finito, ricreare un nuovo mondo, vedere nell’Apocalisse un simbolo di rinascita, un nuovo inizio. Queste sono le premesse e gli obiettivi di Pour la Fin du Temps di Maria Alterno e Richard Pareschi (madalena reversa), liberamente ispirato alla storia e alle musiche dell’opera di Olivier Messiaen: Quatuor Pour la Fin du Temps.

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LU SANTO JULLÀRE FRANÇESCO – MATTHIAS MARTELLI

Al Teatro Gobetti, in scena fino al 1 novembre 2026, Lu Santo Jullàre Françesco di Dario Fo e Franca Rame, diretto e interpretato da Matthias Martelli. L’attore propone una fusione delle due versioni originali del testo, una del 1999 e l’altra del 2014, al fine di compiere un viaggio attraverso il linguaggio che veda l’Italia unita da nord a sud.

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LAB_21 MON CORPS N’OBÈIT PLUS – SCHOß COMPANY

Opera lirica, danza, poesia, musica elettronica ed esibizione visiva. Cosa succederebbe se fossero riunite in un’unica performance armonica, in un progetto che ha come protagonista e direttore artistico il corpo?

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STABAT MATER – JANAINA LEITE

Luci rosse, un palo da pole dance, un pornoattore, una madre e una figlia: non si tratta sicuramente della classica rappresentazione teatrale. Questo è lo scenario iniziale di un dramma dal carattere conferenziale che pone al centro della sua indagine temi universali quali l’amore, la famiglia, la violenza.

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QUIXOTE/ DAMMI I BRIVIDI-MA NON PER LA PAURA+ QUIXOTE/ A ROSE IS NOT A ROSE-INDUSTRIA INDIPENDENTE

Una rosa per sognare, spine per sentire

«Quando sogno è come se continuassi a vivere». È con questa possibilità di confondere i confini dell’esperienza, di abitare l’illusione senza per questo renderla meno reale, che si può entrare in Quixote, il dittico di Industria Indipendente ispirato a Don Quixote: Which Was a Dream (1993) di Kathy Acker. Sabato 10 ottobre, alla Fondazione Merz di Torino, Dammi i brividi – ma non per la paura, proiezione con la voce di Silvia Calderoni, e A rose is not a rose, performance con Annamaria Ajmone, hanno composto un attraversamento tra scrittura, immaginazione e corporeità, dove sognare non significa fuggire dal mondo, ma tentare di riscriverlo. 

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CREDERE ALLE MASCHERE – ROMEO CASTELLUCCI

Bianco. Un colore che riveste e inonda uno spazio chiuso, e che insieme restituisce una dimensione di infinite possibilità. La Fondazione Merz offre accesso a questo luogo in potenza , e il 6 ottobre alle ore 21 il pubblico occupa per intero le panche su tre lati. Ad ognuno viene consegnata una maschera, che copre il viso per intero e raffigura un volto umano, e le scatole da cui vengono prese riportano la fotografia di un uomo o di una donna reali.

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AMLETO: LA VEEMENTE ESTERIORITÀ DI UN MOLLUSCO – ROMEO CASTELLUCCI

Castellucci: la veemente necessità del teatro

Nella cornice della trentunesima edizione del Festival delle Colline Torinesi, al Cinema Massimo viene proiettato il video dello spettacolo Amleto: la veemente esteriorità di un mollusco di Romeo Castellucci. La proiezione dialoga con la sua più recente opera performativa e site-specific, Credere alle maschere, in scena presso la Fondazione Merz il 6 e 7 ottobre 2026.

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LA NATURA CURVA DELLE PARETI – GRASSI.SACCOTELLI.TÈ

Veniamo accolti davanti all’ingresso di Palazzo Segesta da una figura interamente vestita di blu, Marco Tè: un narratore, forse un sognatore, che ci introduce al viaggio. Racconta di come lui si perda negli sguardi della vita quotidiana, di come segua una linea che però gli sfugge… perché la vita, in fondo, procede sempre per deviazioni. Non siamo soli in questo attraversamento: il suo sguardo rimbalza sul nostro, anticipa poeticamente ciò che potrebbe accadere durante lo spettacolo. Nulla sfugge al suo racconto: ogni situazione che appartiene alla vita dell’oggi – una macchina che suona il clacson, lo sguardo di un passante, una persona che vive nel palazzo – viene accolta e trasformata in parte della narrazione.

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