Opera lirica, danza, poesia, musica elettronica ed esibizione visiva. Cosa succederebbe se fossero riunite in un’unica performance armonica, in un progetto che ha come protagonista e direttore artistico il corpo?
Luci rosse, un palo da pole dance, un pornoattore, una madre e una figlia: non si tratta sicuramente della classica rappresentazione teatrale. Questo è lo scenario iniziale di un dramma dal carattere conferenziale che pone al centro della sua indagine temi universali quali l’amore, la famiglia, la violenza.
«Quando sogno è come se continuassi a vivere». È con questa possibilità di confondere i confini dell’esperienza, di abitare l’illusione senza per questo renderla meno reale, che si può entrare in Quixote, il dittico di Industria Indipendente ispirato a Don Quixote: Which Was a Dream (1993) di Kathy Acker. Sabato 10 ottobre, alla Fondazione Merz di Torino, Dammi i brividi – ma non per la paura, proiezione con la voce di Silvia Calderoni, e A rose is not a rose, performance con Annamaria Ajmone, hanno composto un attraversamento tra scrittura, immaginazione e corporeità, dove sognare non significa fuggire dal mondo, ma tentare di riscriverlo.
Bianco. Un colore che riveste e inonda uno spazio chiuso, e che insieme restituisce una dimensione di infinite possibilità. La Fondazione Merz offre accesso a questo luogo in potenza , e il 6 ottobre alle ore 21 il pubblico occupa per intero le panche su tre lati. Ad ognuno viene consegnata una maschera, che copre il viso per intero e raffigura un volto umano, e le scatole da cui vengono prese riportano la fotografia di un uomo o di una donna reali.
Nella cornice della trentunesima edizione del Festival delle Colline Torinesi, al Cinema Massimo viene proiettato il video dello spettacolo Amleto: la veemente esteriorità di un mollusco di Romeo Castellucci. La proiezione dialoga con la sua più recente opera performativa e site-specific, Credere alle maschere, in scena presso la Fondazione Merz il 6 e 7 ottobre 2026.
Veniamo accolti davanti all’ingresso di Palazzo Segesta da una figura interamente vestita di blu, Marco Tè: un narratore, forse un sognatore, che ci introduce al viaggio. Racconta di come lui si perda negli sguardi della vita quotidiana, di come segua una linea che però gli sfugge… perché la vita, in fondo, procede sempre per deviazioni. Non siamo soli in questo attraversamento: il suo sguardo rimbalza sul nostro, anticipa poeticamente ciò che potrebbe accadere durante lo spettacolo. Nulla sfugge al suo racconto: ogni situazione che appartiene alla vita dell’oggi – una macchina che suona il clacson, lo sguardo di un passante, una persona che vive nel palazzo – viene accolta e trasformata in parte della narrazione.
Farina, sale, acqua, e un pezzetto di pasta madre. Questo l’esordio nel buio del palcoscenico, un mantra che riassume ciò che stiamo per vedere, Pasta Madre.
Teatro Carignano, 9 e 10 luglio. Quasi un mese per assimilare, riflettere e restituire quello che ho visto. Prato inglese, rassegna del Teatro Stabile dedicata a Shakespeare non smette di stupire e ripresentarsi in nuove forme. Contemporaneo, irriverente e divertente, il teatro del Bardo viene rimodellato in chiave contemporanea senza essere snaturato.
In Metadietro di Flavia Mastrella e Antonio Rezza, andato in scena al Teatro Carignano a Torino dal 2 al 7 giugno, l’ironia diventa canale per educare il pensiero critico sulla realtà.
«Subito dopo le battaglie perse, la più grande vergogna per un soldato sono le battaglie vinte» Generale Wellington
È con queste parole che mercoledì 10 giugno viene presentata la stagione 2026/2027 al Teatro Astra. Il titolo della programmazione per il triennio 2025/2028 è PERSONE, una riflessione incentrata su cosa accade alle nostre identità in quest’epoca di profonda trasformazione. La conferenza stampa ha visto l’intervento delle principali istituzioni del territorio che contribuiscono all’attività della Fondazione TPE e la sostengono.