FUGA DALL’EGITTO – MIRIAM SELIMA FIENO E NICOLA DI CHIO

Il Festival delle Colline Torinesi ha portato sul palco del Teatro Astra un’originale performance che intreccia teatro, documentario e musica live, Fuga dall’Egitto di Miriam Selima Fieno e Nicola Di Chio.

Il progetto nasce dall’incontro con la scrittrice e giornalista Azzurra Meringolo Scarfoglio, autrice del libro omonimo , che racchiude una serie di testimonianze legate al fenomeno della diaspora egiziana, causata dalla ripresa del potere da parte dei militari e la riaffermazione di un regime autoritario nel 2013.

Continua la lettura di FUGA DALL’EGITTO – MIRIAM SELIMA FIENO E NICOLA DI CHIO

EDIPO. UNA FIABA DI MAGIA – SOCìETAS

Tutto è voce. 

Vivere lo spettacolo di Chiara Guidi significa lasciarsi cullare, lasciarsi guidare nella storia dalle voci dei personaggi che la animano. Un curioso tubero, dalla voce limpida e sveglia. Un bulbo più roco, dei rami secchi con voce frusciante e un ragnetto dalla voce giovane e dispettosa. Un Tiresia-talpa con voce saggia e antica e un Creonte-uccello dalla voce profonda. Una roccia con voce avvolgente.

E infine – o forse innanzitutto – la voce suadente della Sfinge e quella squillante di un giovane.

Continua la lettura di EDIPO. UNA FIABA DI MAGIA – SOCìETAS

MAQAM – MK | MICHELE DI STEFANO

Maqam è una parola araba che ha molteplici significati. Tutti rimandano ad uno stato di transitorietà, ad un momento di passaggio, flusso che permane costantemente sul confine del possibile accadimento. Michele Di Stefano gioca su questo stato di tensione per portare lo spettatore in un luogo che sembra essere fuori dal tempo, un altrove in cui si viene lentamente calati attraverso una suggestiva partitura musicale, composta dai suoni elettronici orchestrati dal vivo da Lorenzo Bianchi Hoesch, e dal canto di Amir ElSaffar. Il movimento ipnotico dei danzatori e i giochi di luce e ombre fanno il resto.

Continua la lettura di MAQAM – MK | MICHELE DI STEFANO

LA TRAGEDIA È FINITA, PLATONOV – LIV FERRACCHIATI

’Amleto aveva paura dei fantasmi, io della vita. Sono un masso piantato a terra. Sono io l’impedimento di me stesso’’

Platonov è un dramma in 4 atti scritto tra il 1880 e il 1881 da Anton Čechov all’età di vent’anni. Rimasto incompiuto, quest’opera venne pubblicata postuma prendendo il nome dal protagonista attorno al quale ruota l’intera vicenda. Sullo sfondo la campagna russa, dove Platonov, maestro elementare di 27 anni, si relaziona nel corso della sua esistenza con quattro donne: la moglie Saša, Anna Petrovna, Marja Grekova e Sof’ja. 

Da qui parte la riscrittura moderna dello spettacolo di Liv Ferracchiati, regista e anche attore in scena, che ripercorre il dramma cechoviano sotto una lente che si distacca dalla lineare messa in scena e mira a trascinarci in una sensazione universale, condivisibile da chiunque osservi lo spettacolo. Sulla scena, per sottolineare il dualismo continuo fra testo teatrale e rilettura autoriale di Liv, riscontriamo dal primo istante uno spazio scenico configurato su due piani. Liv, posizionato a bordo scena, fuori dal perimetro del palco su un vogatore in legno che irrompe e apre lo spettacolo. Subito dopo i riflettori si accendono su quello che pare voler delineare il piano della ‘messa in scena’ vera e propria: Platonov, un brillante Riccardo Goretti, è disteso a terra. Squarciano la scena in modo sequenziale le quattro donne che ruotano intorno alla vita di Platonov. Questi è letteralmente accerchiato e in relazione al suo rapporto con ognuna di queste donne, che implicano una scelta, una strada da intraprendere, il dover fare un passo (letteralmente), vediamo configurarsi sotto ai nostri occhi la figura di Platonov dal punto di vista esistenziale e caratteriale. 

Continua la lettura di LA TRAGEDIA È FINITA, PLATONOV – LIV FERRACCHIATI

FINE PENA ORA – TEDACA’

L’uomo per natura non compie mai azioni giuste o azioni sbagliate quindi ciò che spiega le sue azioni è il contesto in cui è inserito. Questa è la storia di Salvatore ed Elvio. La storia di un uomo, il primo, nato in un contesto sociale degradato, privo di una cultura inclusiva per i giovani dove la criminalità organizzata crea un secondo Stato, nascosto, tra la gente. Salvatore è un criminale, un ergastolano, condannato nel maxiprocesso al Clan dei Catanesi dell’85 dal magistrato Elvio Fassone. Quello che vediamo in scena è la rappresentazione di uno scambio epistolare, durato più di 30 anni, tra Salvatore e Elvio, recitati magistralmente da Salvatore D’Onofrio e Giuseppe Nitti. Notevole il lavoro di adattamento attuato da Simone Schinocca, regista dello spettacolo, che pone al centro dello spettacolo il rapporto umano tra Salvatore ed Elvio.

Continua la lettura di FINE PENA ORA – TEDACA’

Primo amore – La stagione 2021-2022 del Teatro Stabile di Torino

7 Luglio, Piazza Carignano è assolata. Stamattina il Teatro Stabile di Torino, all’interno del Carignano presenterà la nuova stagione per l’anno 2021-2022. Non posso nascondere una certa ansia: temo che sarà una stagione sottotono, alla buona, un rattoppo per i danni inferti dalla pandemia al mondo della cultura.

Continua la lettura di Primo amore – La stagione 2021-2022 del Teatro Stabile di Torino