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LU SANTO JULLÀRE FRANÇESCO – MATTHIAS MARTELLI

Al Teatro Gobetti, in scena fino al 1 novembre 2026, Lu Santo Jullàre Françesco di Dario Fo e Franca Rame, diretto e interpretato da Matthias Martelli. L’attore propone una fusione delle due versioni originali del testo, una del 1999 e l’altra del 2014, al fine di compiere un viaggio attraverso il linguaggio che veda l’Italia unita da nord a sud.

Lo spettacolo si compone di quattro giullarate: la prima e l’ultima in lombardo-veneto, la seconda in napoletano e la terza in volgare umbro. La vita di Francesco è raccontata intrecciando registri differenti che vanno dal grottesco al poetico. I quattro episodi: l’incontro tra Francesco e il lupo di Gubbio. La Concione di Bologna, l’incontro tra Francesco e Papa Innocenzo III ed infine il momento della morte, ci mostrano la capacità del Santo di agire e di stare nel cambiamento: dall’ululato del lupo alle voci che si stringono nel canto, dall’umiliazione alla gioia, dalla festa alla morte.

È sempre apprezzabile il modo in cui Martelli si rivolge al pubblico tra una giullarata e l’altra, il pubblico si fida di Martelli, si lascia guidare nella complicità. Così si genera un sapere segreto tra lui e gli altri.

La scena è pulita, dall’alto pendono delle corde che durante la narrazione vengono man mano tirate giù fino a liberare completamente la scena. Quadro dopo quadro anche l’attore si spoglia, strato dopo strato è sempre più leggero. Le luci accompagnano il racconto a diverse intensità, dalla luce piena alla penombra. Le musiche originali si riferiscono al medioevo ma con un’attualità in grado di offrire accesso ad un ponte tra passato e presente. Martelli è, come sempre, padrone di uno spazio aperto all’immaginazione. Voci e gesti si moltiplicano nei personaggi senza mai lasciare indietro il narratore.

L’intenzione è quella di restituire la contemporaneità di San Francesco ad ottocento anni dalla sua morte. Del giullare di Dio si fa un ritratto che dovrebbe mostrarne la follia, la ribellione, il coraggio. In scena vediamo sicuramente un uomo gentile, certamente coraggioso e determinato, pronto al cambiamento, ma nell’attualizzazione qualcosa manca.

Mi piace pensare che Francesco sceso in piazza, non trovando nessuno, avrebbe cominciato a bussare a tutti i citofoni delle case domotiche in cui ci stipiamo, per stanarci come topi. Solo allora avrebbe cominciato a sbeffeggiarci. I giovani in Europa si organizzano per chiedere indietro ciò che gli viene sottratto, il mondo è distrutto dalle guerre, chi ci governa dà consigli di moda mentre più di qualcuno è costretto a scegliere tra fare il pieno ed andare a lavorare o mettere qualcosa nel carrello della spesa. Il giullare ci avrebbe mostrato quanto di noi stessi andrebbe ribaltato, così da capovolgere poi anche il mondo. E quindi un teatro che fa riferimento alle movenze di Trump o all’accento di Berlusconi senza menzionare corruzione, prostituzione minorile, concorso in strage etc. oggi non può bastarci.

Silvia Picerni


di Dario Fo e Franca Rame

diretto e interpretato da Matthias Martelli
regista assistente Ornella Matranga
scene Fabio Carpene
costumi Giovanna Fiorentini
luci Alberto Ciafardoni
suono Marco Ava
musiche originali Andrea Chenna
consulenza linguistica Flavia Chiacchella, Roberto Imperato
Teatro Stabile Torino – Teatro Nazionale
Teatro Stabile dell’Umbria

RESTEREMO PER SEMPRE QUI BUONE AD ASPETTARTI – LEONARDO LIDI

Aspettando Lui

In scena al Teatro Gobetti fino al 26 marzo 2026, Resteremo per sempre qui buone ad aspettarti, nuovo testo di Diego Pleuteri per la regia di Leonardo Lidi. In dialogo con Come nei giorni migliori, lo spettacolo mette al centro tre insolite protagoniste: un gatto, un cane e un pesce rosso, chiuse in casa ad aspettare il ritorno del loro padrone. Ne deriva una sintesi tra il mondo favolistico e l’assurdo di matrice beckettiana, che apre a riflessioni su esistenza, dipendenza affettiva e morte.

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L’UOMO DEI SOGNI – GIAMPIERO RAPPA

Ricordi di un passato mai esistito

Sogno o realtà? È questa la domanda che attraversa tutto lo spettacolo scritto e diretto da Giampiero Rappa, L’uomo dei sogni. All’interno della stagione “Essere umani” del Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, lo spettacolo affronta una dimensione profondamente umana e, forse proprio per questo, del tutto inspiegabile: il sogno.

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GUARDA LE LUCI, AMORE MIO – MICHELA CESCON

L’ipermercato come affresco del mondo

In scena fino a domenica 8 marzo, al Teatro Gobetti di Torino, Guarda le luci, amore mio, di Annie Ernaux, per la regia di Michela Cescon. Inserita nella stagione Esseri umani del Teatro Stabile di Torino, la pièce propone di indagare proprio la dimensione dell’umano attraverso quello che potremmo definire il non-luogo per eccellenza: il supermercato.

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LE DIEU DU CARNAGE – ANTONIO ZAVATTERI

Le dieu du carnage, tratto dal testo omonimo della drammaturga francese Yasmina Reza, mette in scena il confronto tra due coppie di genitori, dovuta a un litigio, con successivo scontro fisico, tra i rispettivi figli.

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NOVECENTO – GABRIELE VACIS

Il 16 dicembre la compagnia teatrale PoEM, diretta e con Gabriele Vacis, ha portato in scena al Teatro Gobetti Novecento di Alessandro Baricco.

L’atmosfera si rivela particolare fin dall’ingresso in sala. Gli interpreti e Vacis sono già sul palco, seduti, a parlare tra di loro con le luci ancora accese. Ogni tanto incrociano lo sguardo del pubblico, come se l’incontro fosse già iniziato, come se non ci fosse una vera linea di separazione tra chi guarda e chi sta per raccontare. Si ha subito la sensazione di essere chiamati a condividere qualcosa, più che ad assistere.

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ERETICI – MATTHIAS MARTELLI

È andato in scena al Teatro Gobetti, Eretici, di e con Matthias Martelli. Insieme a lui, protagoniste, Laura Capretti, Flavia Chiacchella e Roberta Penta. Il racconto procede a ritmo serrato, si susseguono le storie di personaggi storici quali Giordano Bruno, Galileo Galilei, Caravaggio, Pasolini, Assange, streghe e papesse.

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STABAT MATER – LIV FERRACCHIATI

“Mamma! quanto è buono il prosciutto”

Stabat Mater (Premio Hystrio Nuove Scritture di Scena 2017) racconta la storia di un trentenne scrittore che vive al maschile in un corpo dalle sembianze femminili che cerca di liberarsi della presenza della madre ma dentro di sé non vuole.

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Il lavoro fa parte di una trilogia sull’identità scritta da Liv Ferracchiati ora edita dalla casa editrice CuePress. Una trilogia dedicata alla ricerca sull’identità di genere creata con la compagnia The Baby Walk. La trilogia (Peter Pan guarda sotto le gonne –  Stabat Mater – Un Eschimese in Amazzonia) pone all’attenzione dello spettatore le storie, i sentimenti, le vite di personaggi diversi alle prese con la propria vita e la sua natura interiore ed esteriore. 

Stabat Mater è una preghiera del XIII Secolo attribuita a Jacopone da Todi.  Liv ne prende solo a prestito il nome, la figura della Madre e la tematica del dolore per trasferirla sul tempo presente. Non c’è nulla di riferimento al cristianesimo, anzi il paganesimo qui la fa da padrone.

C’è la madre seduta che assiste alle incertezze del figlio  (che fa lo scrittore) e viene ripresa da una videocamera frontale per apparire su uno schermo bianco in maniera che lo spettatore possa essere partecipe alle sue emozioni. C’è la ragazza dello scrittore, innamorata, decisa, che ha un ruolo da giocatrice del sesso. C’è la psicologa che indaga sui suoi perturbamenti e cerca di fargli confessare il complesso di Edipo, sfrutta le sue debolezze per fargli aprire le porte dell’amore. Poi c’è lui, lo scrittore che vuole avere un’anima da donna ma si sente ancora insicuro del suo essere e non riesce a finire il sue ennesimo romanzo.

In questa drammaturgia dove ognuno piace all’altra e all’altro si va con una narrazione fatta di parole forti, di parole che concretizzano l’atto sessuale (forse di troppi ok), di crisi esistenziali, di sesso implicito e di un veloce botta e riposta tra la madre e il figlio.

Le domande marzulliane della psicologa che rivolge ai due innamorati rendono la piece leggera. Il monologo del prosciutto inteso come alimento sessuale che ironizza sulle indecisioni dello scrittore nel fare sesso col la sua ragazza può essere letto come un momento di autoironia. Tra i dialoghi si sente anche una certa presenza delle battute alla Woody Allen quando girava i primi films (qui omaggiati). Introspezione, autoanalisi, indifferenza, insicurezza, vivacità nascosta, ironia sono qui come là.

Brave le attrici, essenziale la cura scenotecnica, luci frontali e amovibili, musica di sottofondo stile fado portoghese. 

Ok – anzi non ok. Forse vedere la seconda parte di una trilogia senza la prima e la terza toglie interesse per l’operazione. Lo straniamento non aiuta il coinvolgimento emotivo dello spettatore.

LUIGI RINALDI

CREDITS

Drammaturgia e Regia Liv Ferracchiati

con (in ordine alfabetico) Liv Ferracchiati, Francesca Gatto, Chiara Leoncini, Livia Rossi

Aiuto Regia Piera Mungiguerra

Scene Giuseppe Stellato

Costumi Laura Dondi

Luci Emiliano Austeri

Suono Spallarossa

Centro Teatrale Mamimò

In collaborazione con Marche Teatro, Teatro Nazionale di Genova, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale

TOCCANDO IL VUOTO – SILVIO PERONI

Regia di Silvio Peroni, opera di Daniel Greig, tratta dal libro bestseller autobiografico La morte sospesa di Joe Simpson, dall’11 al 16 marzo al teatro Gobetti è andata in scena la storia di Joe Simpson e Simon Yates, due alpinisti coinvolti in una vicenda drammatica durante un’escursione sulle Ande Peruviane.

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