Eroine ed eroi shakespeariani per voce femminile
A teatro, a volte, non si assiste a uno spettacolo, ma a una vera e propria rivelazione di ciò che il teatro può ancora essere. È quello che è accaduto il 12 aprile al Teatro Astra con Lucilla Giagnoni, protagonista e autrice di A pelle nuda sul palco. Eroine ed eroi shakespeariani per voce femminile.
Al centro della scena, su una pedana, Giagnoni ripercorre tre delle più celebri tragedie di William Shakespeare da Romeo e Giulietta, passando per Otello arrivando fino a Macbeth, dando voce, senza distinzione, a personaggi maschili e femminili. A momenti d’intensa interpretazione si alternano passaggi di riflessione e racconto, alle volte interagendo anche con il pubblico, costruendo così una forma che non è soltanto performativa, ma anche profondamente narrativa. Il risultato è un continuo movimento tra scena e parola, tra incarnazione e spiegazione, in cui i personaggi shakespeariani diventano strumenti per interrogare il teatro stesso e il ruolo dell’attore oggi.
I monologhi e i dialoghi restituiscono in maniera alternata lo sguardo dei tre personaggi maschili Romeo, Otello e Macbeth e delle tre figure femminili di Giulietta, Desdemona e Lady Macbeth, esplorate come presenze complesse, studiate fino al limite della loro stessa fine.
Giagnoni non solo le interpreta, ma le indaga, le penetra e le commenta. Giulietta emerge così come una figura tutt’altro che semplice, la cui apparente immediatezza nasconde una difficoltà profonda per chi è chiamato a incarnarla. Desdemona si carica invece di una dimensione tragica ancora più netta. Privata della propria voce e schiacciata dalla violenza di Otello, diventa portavoce di un silenzio che culmina nella sua morte. Lady Macbeth, infine, appare come una presenza oscura e potentissima, vittima di un desiderio e di un’ambizione che mettono alla prova i limiti stessi dell’identità.
Ma non sono soltanto le figure femminili a emergere con forza, anche Romeo, Otello e Macbeth trovano spazio in questa analisi e vengono osservati con la stessa intensità. Giagnoni spiega di averli interpretati senza cercare una distinzione di genere, ma lasciando che ogni voce trovasse uno spazio nel suo corpo.
In questo binomio maschile/femminile risiede il senso più profondo del suo lavoro, cioè dare voce oggi a personaggi che nel teatro di Shakespeare non erano pensati per essere incarnati da donne. Ma mettendosi anche nei panni maschili, sembra che Lucilla Giagnoni voglia saldare un debito con l’autore rimasto a lungo insoluto.
Guidati da Lucilla, sembra di aver preso parte a una vera e propria lezione di teatro e di essere entrati in uno spazio intimo e sicuro in cui l’essere umano continua a cercare se stesso attraverso le storie degli altri. Giagnoni lo dichiara apertamente: il teatro vive nel momento in cui qualcuno si espone. Per mettere a nudo il teatro bisogna mettersi a nudo.
Siamo fortunati. Fortunati a poter entrare in contatto con testi che viaggiano da secoli e che ancora trovano corpi da abitare. Siamo fortunati a vedere l’arte prendere forma davanti a noi senza chiedere nulla in cambio. Siamo fortunati a condividere lo stesso spazio, lo stesso tempo, lo stesso respiro con ciò che accade in scena. Siamo fortunati perché, anche senza accorgercene, usciamo dal teatro diversi da come siamo entrati.
In un tempo così effimero, sterile e inconsistente il teatro ci ricorda che l’arte non è qualcosa da consumare, non è qualcosa che finisce, ma un’esperienza da interiorizzare e da aggiungere alla nostra torre di vita.
E siamo fortunati perché, in tutto questo, finiamo per riconoscerci, chi nell’urgenza di Giulietta, chi nell’oscurità di Macbeth, chi nella paura di Desdemona. Perché il teatro, quando accade davvero, non parla di altri, ma sempre, in qualche modo, di noi.
Andiamo a teatro per cercarci, per capirci, per vederci. Ed è esattamente ciò che accade. E alla fine, a pelle nuda sul palco non è solo chi è in scena, ma anche chi vi sta di fronte.
Emanuela Cerino
di e con Lucilla Giagnoni
musiche originali Paolo Pizzimenti
luci Massimo Violato
produzione TPE – Teatro Piemonte Europa