Mercoledì 11 febbraio è andato in scena al Teatro Carignano La cosmicomica vita di Q, una delle proposte più affascinanti e audaci della stagione teatrale torinese. Lo spettacolo, liberamente tratto da Tutte le cosmicomiche di Italo Calvino, prende una delle opere più giocose e intellettualmente stimolanti dell’autore e la trasforma in un’esperienza teatrale originale e sorprendente.
Sul palco Luca Marinelli, nella duplice veste di attore e regista, dà vita a Qfwfq, “Q”, creatura senza tempo e narratore cosmico che ha assistito al Big Bang, alla formazione delle galassie, alla nascita della Luna, ai dinosauri e alle maree. In questa messinscena, però, Q non è un’entità primordiale, come lo aveva immaginato Calvino. Infatti, lo ritroviamo trasformato in un uomo qualunque di nome Trevor, un presentatore televisivo che conduce un programma di lotta intellettuale, in cui gli scienziati si scontrano con le proprie teorie battendosi a colpi di boxe. Immerso nella quotidianità di una città del futuro e invischiato in un’esistenza mascherata, custodisce dentro di sé l’intera storia dell’universo e di Q, ma non ricordandola. È da qui che parte il racconto, un viaggio attraverso memoria, scienza e poesia con cambi di scena rapidi, talvolta vertiginosi, ma travolgenti e sensazionali, approfonditi da effetti visivi e sonori straordinari.
Accanto a Luca Marinelli i sei interpreti Valentina Bellè, Federico Brugnone, Alissa Jung, Fabian Jung, Gabriele Portoghese e Gaia Rinaldi si muovono con precisione e accompagnano lo spettatore in un percorso che alterna ironia, introspezione e meraviglia.
Le Cosmicomiche è una raccolta di racconti che non si presta a semplificazioni, una vera e propria rivoluzione della letteratura. La scienza non è un pretesto ornamentale, ma un punto di partenza che obbliga la lingua a misurarsi con concetti enormi come tempo, spazio, e origine, disegnando una realtà pazzesca e folle. E Qfwfq non è soltanto “colui che c’era”, ma il filo conduttore di tutti i racconti che permette alla narrazione di attraversare miliardi di anni mantenendo una coerenza interna.
È evidente quanto sia complesso e difficile trasferire questo equilibrio in teatro. Ma Marinelli vince la sfida costruendo un Q che non è tanto una creatura cosmica quanto una presenza che sembra portare sulle spalle il peso dell’universo. Dal profondo emerge un senso di smarrimento che sembra tradursi in una domanda molto semplice: dove mi trovo, adesso? Per rispondere a questa domanda, Marinelli evita di costruire un personaggio monumentale e sceglie di lavorare su una fragilità esposta, quasi intermittente, che non domina il tempo, anzi lo subisce, lo attraversa, lo interroga.
Il suo Q ci ricorda quanto è importante riflettere su chi eravamo ieri per interrogarci su chi siamo oggi. Q può aver attraversato ere, esplosioni, trasformazioni dell’universo, ma il punto non è quanto ricorda. Il punto è: riesce ancora a riconoscersi dentro ciò che ricorda?
Ciò che colpisce è che la memoria, nello spettacolo, non è soltanto verbale. È anche fisica. È nel modo in cui Q si muove, si arresta, si piega, come se i segni dell’esperienza fossero incisi nei muscoli. Ogni gesto sembra portare tracce di ciò che è stato. Ogni ricordo ha bisogno di essere riattraversato dal presente, altrimenti resta lontano, quasi estraneo. Per questo la memoria non è solo passato, è una domanda che facciamo a noi stessi adesso.
La memoria di Q, allora, non è straordinaria per la sua ampiezza, ma per la sua vulnerabilità. È il segno che il tempo, da solo, non costruisce identità. Serve uno sguardo che tenga insieme ciò che è stato e ciò che è.
Nel complesso, La cosmicomica vita di Q è uno spettacolo che non sceglie la strada più semplice. Non prova a illustrare Calvino né a semplificarlo, ma ne assume il rischio, trasformando un testo complicatissimo in un’ambiziosa esperienza scenica.
Ne emerge un lavoro audace e coraggioso, a tratti spiazzante, ma coerente nella sua direzione. Verrebbe quasi da dire che non è Q a essere straordinario: è la vita stessa che, guardata da vicino e da lontano insieme, rivela la sua natura profondamente cosmicomica.
Emanuela Cerino
da Tutte le cosmicomiche di Italo Calvino
drammaturgia Vincenzo Manna
ideato e diretto da Luca Marinelli
co-regia Danilo Capezzani
con (in ordine alfabetico) Valentina Bellè, Federico Brugnone, Alissa Jung, Fabian Jung, Luca Marinelli, Gabriele Portoghese, Gaia Rinaldi
scene e luci Nicolas Bovey
musiche originali Giorgio Poi
costumi Anna Missaglia
suono Hubert Westkemper
Società Per Attori
Teatro Della Toscana
in collaborazione con Spoleto Festival dei Due Mondi