Dialogare di ciò che è accaduto all’interno di Officine Caos durante Alloro_varietà aurea è complesso; e ancora più complesso è parlare di teatro, di danza, di performance… in sostanza, parlare dell’accadimento. La difficoltà sta nel raccontare ciò che abbiamo vissuto senza essere né troppo sentimentali né rigidamente tecnici, né tantomeno didascalici. Alloro_varietà aurea è uno spettacolo che accoglie una moltitudine di linguaggi, umani e scenici, nel quale il pubblico esiste come co‑autore dell’accadimento. Il lavoro pensato da Francesca Cinalli e Paolo De Santis, ideatori e performer, insieme alla performer Elena Pisu, non parla soltanto di memoria, ma di ciò che la rende umana e di come essa ci attraversa.
Continua la lettura di ALLORO_VARIETÀ AUREA – TECNOLOGIA FILOSOFICAArchivi tag: teatro
Anna Cappelli- Claudio Tolcachir
Se le case potessero parlare.
All’ingresso del Teatro Gobetti è già tutto chiaro: in sala con noi c’è una donna, sembrerebbe una matta. Forse una barbona?
Parla da sola, farfuglia frasi spostando lo sguardo da una parte all’altra. Vicino a lei ci sono dei mobili che sembrano messi lí senza un criterio. Alcuni ribaltati, altri bene in vista. Mi siedo e appena ho una visuale più definita capisco: anche quella donna (interpretata dalla meravigliosa Valentina Picello) è uno di quei mobili. Se ne sta lì come ribaltata a guardarci, è piena di polvere e sporcizia come i più alti vasi dimenticati in cima agli armadi.
Ad un certo punto inizia a parlare a noi. Assistiamo alla reificazione di una donna che ha abitato uno stato d’animo per troppo tempo fino a incarnarlo del tutto.
Valentina Picello questa sera ha scelto di indossare due occhi che non sono i suoi, ma quelli di un bambino che ha perso la mamma e la cerca all’orizzonte sull’orlo del pianto. Noi qui seduti sentiamo di avere la responsabilità di doverle comunicare che la sua mamma non tornerà più. Sappiamo qualcosa che lei non sa e restiamo tutti zitti a guardare.
Ad illuminare la scena c’è una luce fioca che passa attraverso le fiammelle di alcune candele di un candelabro posto a terra al centro del palco.
L’interpretazione della protagonista ci travolge con un’energia tremolante ma resistente come quella di una candela che si scioglie ma continua a bruciare finché può e non si arrende finché c’è ossigeno intorno a lei.
Gli interlocutori della donna sono due: la sua padrona di casa e il suo amato Tonino con i quali si consumano rapporti di odio, amore, incomunicabilità, tossicità e disperazione. Ma forse c’è anche un terzo interlocutore: i muri della sua casa, attraverso i quali noi abbiamo la fortuna di vedere e ascoltare la sua storia. E se potessero parlare? Se noi potessimo parlarle attraverso quei muri, cosa le diremmo?
Le pareti della casa del suo compagno in poco tempo le si appiccicano addosso, lei sente che ora le appartengono, così come ormai detiene il possesso delle sue mani, del suo cuore e del suo cervello.
La vena ironica del testo viene esaltata dall’attrice e dalla regia con scelte semplici ma efficaci( come il far bere all’attrice il sapone della lavatrice come fosse acqua).
Gli oggetti vengono usati ma in modo parziale, forse sono lì semplicemente per raccontare il mondo interiore di questa donna attraverso la loro presenza e disposizione scenica. Fino alla fine ci si domanda se questa storia sia tutta inventata, se questi interlocutori della protagonista esistano davvero oppure sia solo una grande e folle illusione.
È il frigo in cui Anna conserva i resti del suo amato Tonino a rendere manifesto che è tutto reale: il loro amore è esistito, così come tutti i dettagli della vita di questa donna consumata dalla solitudine.
Sento che alla fine dello spettacolo non ho tante domande se non questa: perché il tema trattato non mi tocca come tocca altre persone che vedo commosse sedute in platea? Forse quest’opera parla più a donne e uomini di generazioni passate? Me ne torno a casa con questa domanda, ma con il cuore pieno di vita, quella traboccata dal corpo di Valentina Picello che ne ha così tanta da non poterla tenere tutta per sé.
Irene Mori.

VERS LES MÉTAMORPHOSES, ÉTIENNE SAGLIO / MONSTRE(S)
Parigi, Théatre du Rond Point, a due passi dagli Champs-Élysées e da Petit e Grand Palais.
Nel pieno centro di Parigi per un attimo ci si scorda della vita frenetica della città e ci si ferma ad osservare mondi lontani e realtà altre in una distesa infinita di possibilità.
leggi tuttoDON GIOVANNI – Arturo Cirillo
La storia dell’immorale e libertino Burlador de Sevilla, oggi meglio conosciuto come Don Giovanni, è ormai ben nota e viene interpretata in questo spettacolo da Arturo Cirillo presso il teatro Gobetti di Torino.
Continua la lettura di DON GIOVANNI – Arturo CirilloBAHAMUTH – REZZAMASTRELLA
Si narra, nelle mitologie del Medio Oriente e nelle mitologie arabe, di un enorme e possente pesce che sostiene sulla sua schiena la Terra e tutto ciò che si trova su di essa. Sotto di lui l’ignoto, nulla si conosce e tutto si colloca nel mistero. Questa creatura, la cui storia varia in base ai periodi storici e culturali, si chiama Bahamuth ed è divenuta il il simbolo del desiderio di conoscere l’ignoto. Ora è il titolo dello spettacolo di Rezza-Mastrella. La coppia artistica non è però interessata a riprendere il racconto; piuttosto si ispira ad esso, lo esplora, con l’interesse di comunicare qualche cosa che non sia mitologico ma reale e attuale. I personaggi portati in scena rappresentano uno stereotipo sociale e culturale. Lo spettacolo è satirico, comico, provoca risate che cadono nel profondo di ferite ancora aperte. È un lavoro adatto a tutte le fasce di età perché i personaggi, gli “stereotipati” dell’attualità li conoscono anche i più piccoli.
Continua la lettura di BAHAMUTH – REZZAMASTRELLAIL MOSTRO DI BELINDA – CHIARA GUIDI E VITO MATERA
È andato in scena, alla Casa del Teatro ragazzi e giovani, Il mostro di Belinda di Chiara Guidi e Vito Matera nell’ambito del progetto Tra infanzia e voce, realizzato insieme all’Università di Torino. Lo spettatore prende inconsapevolmente posto in uno spazio che poi, con l’inizio dello spettacolo, si trasformerà nella casa della Bestia.
Lo studio sulla voce operato da Chiara Guidi ci è evidente sin dai primi istanti: voce e testo ci invitano a “sentire”. In questo, la vista e gli altri sensi, sono inizialmente esclusi.
Continua la lettura di IL MOSTRO DI BELINDA – CHIARA GUIDI E VITO MATERAASHES – MUTA IMAGO
Uno spettacolo ad occhi chiusi
Le orecchie umane sono spesso ricoperte da cuffie, causando così l’isolamento. Diventiamo soggetti privi di noi stessi creando una nostra storia mentale. Ma se evitassimo tutto ciò cosa accadrebbe? Ashes, della compagnia Muta Imago, ci mostra questa realtà ormai dimenticata, quei suoni che si sono dissolti, diventati cenere.
Continua la lettura di ASHES – MUTA IMAGOMDLSX – MOTUS
Per la 27esima edizione del Festival delle Colline Torinesi è la compagnia Motus ad essere scelta per la sezione monografica, dedicata ad artistǝ che hanno avuto particolare importanza nella storia sia del festival che del teatro italiano in generale. La compagnia porta in scena tre spettacoli, una rassegna di video e diversi film – in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema – oltre ad altri frammenti di spettacoli ed esperienze di vita, proiettati alla Fondazione Merz; a completare il panorama Motus, un’installazione fotografica di circa 10.000 scatti riguardanti i 31 anni di storia del gruppo, offerti come dono/souvenir al pubblico che varcherà le soglie del Padiglione di Torino Esposizioni.
Continua la lettura di MDLSX – MOTUSBREVI INTERVISTE CON UOMINI SCHIFOSI
Il drammaturgo e regista Daniel Veronese, maestro del teatro argentino, porta in scena le Brevi interviste con uomini schifosi con sguardo feroce e molto humor, uno zibaldone di perversioni e meschinità, che ritraggono il maschio contemporaneo come un essere debole, che ricorre al cinismo se non alla violenza come principale modalità relazionale con l’altro sesso. Attraverso una rosa di racconti traccia una propria linea drammaturgica che racconta di uomini incapaci di avere relazioni armoniche con le donne e ci invita a osservarli da vicino.
Daniel Veronese traspone queste voci, scritte da Wallace in forma di monologo al maschile, in dialoghi tra un uomo e una donna. In scena però chiama a interpretarli due uomini, Lino Musella e Paolo Mazzarelli che si alternano nei due ruoli maschile e femminile, in una dialettica che mette in luce tutte le fragilità, le gelosie, il desiderio di possesso, la violenza, il cinismo insiti nei rapporti affettivi.
Con umorismo feroce e impietoso, il maschio contemporaneo è ritratto come un essere incapace di costruire relazioni con le donne. Assisteremo all’uomo che insulta la moglie che lo sta lasciando; all’uomo che vanta la propria infallibilità nel riconoscere la donna che ci sta senza fare storie; a quello che usa una propria deformazione per portarsi a letto quante più donne gli riesce, insomma una galleria impietosa di mostri.
Brevi interviste con uomini schifosi non può non suscitare serie riflessioni sul rapporto uomo-donna. In effetti è lo stesso attore Lino Musella ad affermare in un’intervista:
Azionano domande che il pubblico deve completare, su un tema come il sessismo, ma non solo. Ci sono questioni di genere, dinamiche di relazione, rapporti cannibali.

Nonostante i due attori collaborino ormai da anni come coppia, in questo spettacolo non hanno forse trovato la loro piena sinergia apparendo talvolta “sbilanciati”. Scelta interessante quella di alternare i ruoli di genere e non renderli statici ma non completamente riuscita. Da un lato Lino Musella incarna e indaga perfettamente, attraverso i vari ruoli, la mostruosità umana conferendo anche sfumature diverse non solo in base agli episodi ma anche nell’alternanza maschile/femminile. Mazzarelli al contrario, nonostante l’indiscutibile capacità attoriale, sembra quasi trattenersi e non voler cedere a tale mostruosità rimanendo sulla difensiva (se così si può definire la non immedesimazione completa nel testo) e non lasciando spazio a troppe nuances tra maschile e femminile.
Lo spazio scenografico è essenziale, l’unico movimento geometrico è costituito da una diversa disposizione dei tavolini e dai due attori che a secondo del ruolo e della dialettica fra di loro, stanno uno seduto e l’altro in piedi, o entrambi seduti. Anche i costumi sono ridotti al minimo: t-shirt, jeans e a piedi scalzi.
Il risultato finale è comico e disturbante allo stesso tempo. Una rappresentazione cinica ma attuale dell’uomo moderno che suscita il riso nella sua drammatica veridicità.
Irene Merendelli
Di David Foster Wallace
Regia e drammaturgia Daniel Veronese
Traduzione Aldo Miguel Grompone e Gaia Silvestrini
Con Lino Musella e Paolo Mazzarelli
Disegno luci Marciano Rizzo
Direzione tecnica Marciano Rizzo e Gianluca Tomasella
Fonica e video Marcello Abucci
Realizzazione video Alessandro Papa
Responsabile di produzione Gaia Silvestrini
Assistente alla produzione tirocinante dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico Gianluca Bonagura
Foto di scena Marco Ghidelli
Produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, Marche Teatro, TPE – Teatro Piemonte Europa, FOG Triennale Milano Performing Arts, Carnezzeria srls
in collaborazione con Timbre 4, Buenos Aires, e Teatro di Roma – Teatro Nazionale
ALL AROUND – METTE INGVARTSEN / WILL GUTHRIE
È impossibile spiegare ciò che la danzatrice danese Mette Ingvartsen e il batterista Will Guthrie hanno fatto accadere nella performance All Around. Una danza guidata da un unico assolo di batteria, che trasporta lo spettatore dentro a un mondo di ritualità e trance unico nel suo genere.
Continua la lettura di ALL AROUND – METTE INGVARTSEN / WILL GUTHRIE