Archivi categoria: Danza

POSTCARDS FROM A BETTER PLACE – LUNATICS AND POETS

Postcards from a better place, del gruppo olandese Lunatics and Poets, è uno spettacolo composto da frammenti, torsioni, piani sequenza teatrali, il cui protagonista è il corpo, esperito come luogo in cui la memoria si conserva. Una memoria muscolare, articolare, emotiva, che si riaccende a partire da una scintilla mentale. Non avendo pretese di esaustività, lavora per figure e mosaici, lasciando allo sguardo dello spettatore i pezzi da incasellare. Ma la spettatrice che ora vi scrive non desidera ricomporre un quadro organico, sceglie infatti di rimandarvi alle schegge della narrazione. Nel farlo, vi chiede di raccogliere le suggestioni e creare delle immagini mentali di seconda mano; osservatele, e domandatevi se l’elenco dei ritratti fornito sia o non sia estremamente soggettivo e fazioso.

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ALLORO_VARIETÀ AUREA – TECNOLOGIA FILOSOFICA

Dialogare di ciò che è accaduto all’interno di Officine Caos durante Alloro_varietà aurea è complesso; e ancora più complesso è parlare di teatro, di danza, di performance… in sostanza, parlare dell’accadimento. La difficoltà sta nel raccontare ciò che abbiamo vissuto senza essere né troppo sentimentali né rigidamente tecnici, né tantomeno didascalici. Alloro_varietà aurea è uno spettacolo che accoglie una moltitudine di linguaggi, umani e scenici, nel quale il pubblico esiste come co‑autore dell’accadimento. Il lavoro pensato da Francesca Cinalli e Paolo De Santis, ideatori e performer, insieme alla performer Elena Pisu, non parla soltanto di memoria, ma di ciò che la rende umana e di come essa ci attraversa.

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PALCOSCENICO DANZA 2026

Conferenza stampa della decima edizione

Palcoscenico Danza; manifesto da: Aurunca – Elìas Aguirre ph Senda Del Manso – Danilo Moroni Juan Carlos Toledo

Palcoscenico Danza è la rassegna internazionale di danza diretta da Paolo Mohovich che ha luogo tutti gli anni nell’ambito della stagione teatrale della Fondazione Teatro Piemonte Europa che ha sede al Teatro Astra di Torino. 

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BLOOMSVILLE – TEDACÀ

Luci di una città frenetica

Una bombetta illuminata da una luce calda al centro della scena: è così che ha inizio questo spettacolo di Tedacà, ispirato a uno dei maestri della risata, Charlie Chaplin, e a uno dei suoi film più celebri, Luci della Città, che ha fatto la storia del cinema muto. Al teatro Astra assistiamo ad uno show in cui il linguaggio non verbale ha un ruolo centrale con street dance, danza jazz, tip tap e teatro fisico. La trama del film viene ripresa e rielaborata senza utilizzare nemmeno una parola. A far da accompagnamento e descrizione ai movimenti dei performers c’è la musica suonata dal vivo da Supershock, Paolo Cipriano, accompagnato dalla voce di Michela Paleologo, che ha contribuito in modo significativo anche alla coreografia.

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INTERVISTA A STEFANO MAZZOTTA – COMPAGNIA ZERO GRAMMI

I luoghi che ospitano il teatro, la danza o la performance sono spesso luoghi che possono apparire come una parentesi nel nostro quotidiano. Posti nel quale ci abbandoniamo a delle ore di riflessione, divertimento, empatia, tristezza e così via e non appena usciamo da quelle porte e ci riaffacciamo sul mondo, tutto torna ad avere il gusto della nostra vita con un pezzetto in più proveniente dallo spettacolo. Per la prima volta, sono stata in un luogo che si presenta allo stesso modo ma che all’uscita mi ha donato molto di più, sto parlando di Casa Luft della Compagnia Zerogrammi. La sede si presenta come una casa, un luogo accogliente e caloroso, nel quale sentivo di sostare quanto desideravo e poter vivere la magia del dietro le quinte con la massima libertà. Ad aprirmi le porte di questa Casa è stata Valentina Tibaldi, Stefano Mazzotta, Amina Amici, Damien Camunez, Martina Cinti e Pierandrea Rosato che mi hanno reso subito parte dell’unico mondo in grado di far vivere e percepire il senso di umanità…il mondo artistico. Con tali premesse, lascio la testimonianza dell’intervista a Stefano Mazzotta – direzione artistica, coreografo e danzatore – della compagnia.

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IL RACCONTO DELL’ISOLA SCONOSCIUTA – ZEROGRAMMI

Inefficace, mi pare, è il tentativo di definire qualcosa che negli intenti non vuole definirsi fino in fondo, che sceglie di mantenere delle zone d’ombra e che proprio negli aspetti più incerti e nebulosi esprime una visione artistica lucida e consapevole.

La percezione è che il linguaggio di Zerogrammi tracci su un vetro appannato dei tratti precisi, delle linee, delle forme che sembra scontornare con lo scalpello. Eppure, quando il vetro sta tornando limpido, lo offusca e si ricomincia daccapo. Strappi in una patina torbida, cuciti e poi squarciati di nuovo. E allora sbircio in quelle fenditure e scovo delle possibilità, delle proposte, delle domande. Laddove l’artista che dispensa risposte e rassicurazioni confeziona una verità allettante (spesso discutibile) e offre una sorgente cristallina in cui dissetarsi, Zerogrammi

ha accentuato la sete, mi ha costretta a cercare in ogni crepa e non so nemmeno se troverò un po’ d’acqua.

(note, sera del 16 novembre 2025).
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IGIRL- FEDERICA ROSELLINI

Noi, gli aborti di Dio

Eccoci qui. Noi. Gli aborti di Dio. Poche luci illuminano lo spazio che come una passerella sembra fare da ponte tra quello che siamo e quello che è stato di noi sin dai tempi più antichi. Infatti eccoci riuniti a rivivere tutte le tappe che hanno portato la specie umana, personificata in una donna, a diventare una creatura complessa come la conosciamo oggi. I segni del passato sono tatuaggi cicatrizzati sul corpo dell’attrice come disegni del destino che inesorabilmente compie il suo corso. È impressionante la dolcezza con cui Federica  Rosellini li indossa, senza alcun tipo di giudizio né retorica. L’attrice si mostra nella sua semplicità di donna che ha vissuto sul suo corpo la storia di Antigone, di Edipo, di Giocasta, di Persefone, è stata una donna che perde suo padre, è stata un corpo sacrificato. La Rosellini diventa una bomba vivente portatrice dei traumi e delle catastrofi di tutti i tempi. Il suo corpo ricorda cosa significa essere stati un uomo di Neanderthal e ci mostra come quell’uomo  sia ancora inesorabilmente parte di noi e del nostro essere.  

Ogni persona che assiste a questa videocassetta live sulla storia dell’umanità è illuminata in controluce dando vita a una scenografia fatta di teste , anime che assistono a questo rito di autoriconoscimento.

La loop station in scena rimanda a un mondo in cui è lo stesso umano a creare la sua colonna sonora personale, fino a crearne una corale che accompagna e dà un ritmo al movimento del mondo.

La voce che sentiamo è sempre di questa donna che è direttamente collegata con la voce della Luna, con quella di nostro padre, quella della Terra, del ghiaccio, della sabbia dei tempi primordiali. La scienza e la poesia di Marina Car si intrecciano violentemente con la personalità artistica di Federica Rosellini. Lei porta una testimonianza, è la prova vivente che esistiamo, che le donne sono sempre esistite e il mondo non gli è mai appartenuto e probabilmente non gli apparterrà mai.

Eppure eccoci qua, tutti ad ascoltare lei, che con le parole scritte e tradotte da altre formidabili donne, si assume la responsabilità di incarnare l’umanità. Nonostante tutto.

Il teatro in cui ci troviamo sembra improvvisamente la scena di un mondo post apocalittico, in cui , prima di morire, l’umanità ha la possibilità di guardare per l’ultima volta quello che è stato e decidere come andare avanti. È emozionante il legame uomo-tecnologia-natura che emerge dalla relazione tra l’attrice e la sua gallina domestica. È reale il loro legame? O si tratta di un’illusione in cui l’attrice domina i movimenti dell’oggetto tecnologico nel ricordo di una natura che non è più?

Marina Car sembra volerci gridare che il nostro antropocentrismo è in rotta di collisione contro una natura più potente. Forse questo è un viaggio di ritorno alle origini come quello di Persefone che ciclicamente ritorna giù nel mondo dei morti, dichiarando che la sua assenza non è un fatto personale, ma genetico. È la nostra genetica che ci riporta a quello che siamo stati. Sento le mie costole aprirsi ed espandersi di fronte al corpo nudo della Rosellini che ai miei occhi si trasforma nel tenero corpo di un cerbiatto sacrificato. Non siamo altro che questo: cerbiatti sgozzati per volere di un dio. 

Irene Mori

di Marina Carr

traduzione Monica Capuani e Valentina Rapetti

performer e regia Federica Rosellini

video Rä di Martino

musica originale Daniela Pes

sound designer GUP Alcaro

costumi e tatuaggi Simona D’Amico

light designer Simona Gallo

scenografia Paola Villani

dramaturg Monica Capuani

aiuto regia Elvira Berarducci

assistente alla regia Barbara Mazzi

in collaborazione con Festival delle Colline Torinesi

coproduzioneTPE – Teatro Piemonte Europa, Teatro Stabile Bolzano, Elsinor – Centro di Produzione Teatrale

sostegno e debutto nazionale Romaeuropa Festival

diritti di rappresentazione a cura di THE AGENCY (London) LTD

TORINODANZA – TEMOIN

TÉMOIN

COLLECTIF FAIR-E

SAÏDO LEHLOUH

“TEMOIN”: l’arte del collettivo FAIR-E incanta Torinodanza

“TÉMOIN” di FAIR-E: il corpo come testimone di una società in movimento

In prima nazionale al festival Torinodanza, il collettivo FAIR-E, fondato da Bouzid Art Atmane, Iffra Dia e Johanna Faye, porta in scena TÉMOIN, un’opera firmata dal coreografo Saïdo Lehouh (danzatore, coreografo francese d’origine algerina, noto anche con lo pseudomnimo “Darwin”, cofondatore del collettivo, che ha lasciato un’impronta nella scena francese del b-boying negli anni 2000). Il lavoro si rivela fin da subito potente e intenso, nella forma come nel contenuto. Nulla è lasciato al caso: la cura per il dettaglio, l’equilibrio delle coreografie, l’uso magistrale delle luci e dello spazio restituiscono una visione scenica elegante, strutturata e al tempo stesso pulsante di vita.

Lo spettacolo prende le mosse da una scena culturale ben precisa: quella degli anni ’90, in cui il b-boying — evoluzione della breakdance — ha dato forma a nuovi linguaggi urbani come hip hop, krump, popping, diventando espressione di una società contemporanea e multiculturale. Ed è proprio in questa cornice che TÉMOIN trova il suo cuore: un’indagine sul tema della presenza, intesa come esistenza condivisa e riconosciuta, a cui viene attribuito un valore assoluto di rispetto e ascolto.

Il titolo, Témoin — che in francese significa “testimone” — suggerisce il senso profondo di questo lavoro: una testimonianza viva di una condizione multigenerazionale, che attraversa esperienze, culture, vissuti. I venti danzatori in scena, a loro volta coreografi, musicisti, fotografi, incarnano questa molteplicità. Si muovono come flussi di energia, tra assoli tecnicamente impeccabili, duetti intensi e momenti corali di rara forza espressiva.

Lehlouh e il collettivo FAIR-E non offrono solo uno spettacolo di danza: propongono una poetica del corpo, una visione della contemporaneità che commuove, interroga, coinvolge. TÉMOIN è un atto di presenza, un invito alla riflessione, ma anche un omaggio alla danza come linguaggio universale, capace di restituire la complessità del reale con grazia e potenza.

Le musiche sono state composte da Mackenzy Bergile( Artista franco‑haitiano, Mackenzy Bergile è una figura poliedrica della scena contemporanea europea) e curate drammaturgicamente da Raphael Stora (nel suo lavoro, Stora riflette molto sull’urgenza della memoria nella danza urbana: filmare, documentare, registrare movimenti e corpi che spesso sono fugaci, momenti di improvvisazione, culture di strada).

Lo spettacolo si conclude con un momento di grande intensità: i danzatori avanzano lentamente verso il pubblico, rompendo la distanza tra scena e platea. È un gesto semplice, ma profondamente simbolico. Una scelta coreografica che crea una vicinanza reale, tangibile, in cui la relazione tra chi guarda e chi danza si fa potente, diretta, umana.

E se capita — come è successo a me — di incrociare lo sguardo di uno dei performer, si percepisce una commozione reciproca. Non è più solo danza: è uno scambio, un riconoscersi, un’emozione condivisa che arriva dritta al cuore.

Alessandra Lai

coreografia Saïdo Lehlouh
assistenti alla coreografia Mehdi Baki, Evan Greenaway, Karim Khouader aka Karim KH
interpreti Ndoho Ange, Mehdi Baki, Audric Chauvin, Marina de Remedios, Jerson Diasonama, Johanna Faye, Evan Greenaway, Théodora Guermonprez, Linda Hayford, Marvin Kemat aka Zulu, Karim Khouader aka Karim KH, Odile Lacides, Timotkn, Mattéo Raoelison aka Rao, Mathias Rassin aka Thias, Émilie Ouedraogo Spencer aka Wounded, Raphaël Stora, Clarisse Tognella
Lorenzo «Sweet» Vayssière
luci Tom Visser, Gwendal Malard
musica Mackenzy Bergile (compositore), Raphaël Henard (drammaturgo musicale)
stile Johanna Faye
costumi Lydie Tarragon
Collectif FAIR-E / CCN di Rennes e della Bretagna
Co-produzione Théâtre de la Ville (Parigi), Théâtre National de Bretagne (Rennes), Maison de la Danse (Lione) Le Cratère – scena nazionale (Alès), Charleroi Danse
centro coreografico della Wallonia (Bruxelles) Château Rouge (Annemasse), tanzhaus nrw (Düsseldorf), Residenze Théâtre de la Ville (Parigi) – Espace Cardin Théâtre
National de Bretagne (Rennes) – sala Gabily CCN di Rennes e della Bretagna

photo © David Le Borgne