Autopsia di un nobile scozzese
Con la stessa morbosità con cui si disseziona un cadavere, in questa rappresentazione del dramma scozzese al Teatro Astra con la collaborazione del Teatro Regio, vengono sviscerate la tragedia in prosa shakespeariana e il libretto dell’opera verdiana, che si agglomerano per dare origine ad un monstrum scenico che con semplicità dà vita all’orrore dell’azione scenica. Servendosi solo di luci e musica su una scena spoglia, a eccezione di due leggii, gli attori Luca Micheletti e Chiara Muti danno vita alla dicotomia tra i due personaggi protagonisti mostrando quanto entrambi possano, ciascuno a modo proprio, far inorridire lo spettatore con la loro malvagità terribile ed umana. La recitazione va così a delineare un’estetica del macabro che nella sua abile rappresentazione rende ambiguo ed enigmatico il confine tra personaggio e attore. Fino a che punto il viso falso copre il viso vero? Questo dubbio ci accompagna dall’inizio fino alla fine dell’opera-dramma. La stessa presenza dei leggii in scena rende ancora più labile e pericolosamente sottile, il confine tra personaggio e attore.
Come la psiche di Macbeth, lo spettatore è diviso e non riesce a distinguere il sogno dal reale, nulla ha più senso dopo l’atto terribile che è stato perpetrato in scena, nemmeno la morte. Il nobile scozzese ha perso quello che i giapponesi definirebbero ikigai (いきがい), ossia la propria ragione di vita, rendendo la sua esistenza priva di significato. Con la stessa meticolosità di un’autopsia, entriamo nella psiche di due individui corrotti e spezzati dalla propria hybris (ὕβϱις), in questo caso traducibile in tracotanza e ambizione. Ma per quale motivo quest’opera spaventa ancora? Oggi con la televisione i social e altri media veniamo costantemente esposti a fatti agghiaccianti, per poi svagarci e intrattenerci come se nulla fosse. Siamo forse diventati come Macbeth e sua moglie? Assassini della nostra società con la nostra indifferenza? Ipocriti che con il non oso si accompagnano al vorrei? I confini della morale diventano sempre più fumosi con la violenza che viene normalizzata e che rende la nostra esistenza ipocrita, se non priva di significato. In questa società dove l’omicidio, la guerra e la degradazione sono all’ordine del giorno questo ammonimento insieme alla musica, non può che rivelarsi attuale e senza tempo. Con questa consapevolezza siamo ancora in grado di accettare con la stessa leggerezza gli eventi che ora macchiano la nostra quotidianità? Per citare la stessa Lady Macbeth: “Ciò che è fatto non può essere disfatto” e possiamo solo controllare il nostro comportamento futuro rifiutandoci di volgere il nostro sguardo altrove.
Linda Steur
Dai testi dalla tragedia Macbeth di William Shakespeare
E dal melodramma Macbeth su testi di Francesco Maria Piave e musiche di Giuseppe Verdi
Ideazione ed elaborazione del testo Chiara Muti
Con Luca Micheletti, Chiara Muti
Ideazione sonora Raffaele Bassetti
Produzione TPE – Teatro Piemonte Europa
In collaborazione con Teatro Regio Torino
In occasione di Macbeth di Giuseppe Verdi, 24 febbraio – 7 marzo 2026, Teatro Regio Torino








