“Noi siamo della stessa materia di cui sono fatti i sogni e la nostra piccola vita è circondata da un sogno”
Al teatro Astra ci viene ricordata la caducità della condizione umana con la messa in scena dell’opera che pare abbia segnato l’addio al teatro di Shakespeare. Attraverso i meandri del labirinto dell’isola su cui si rifugia il protagonista del dramma, Prospero, interpretato da Graziano Piazza, veniamo trascinati dalle correnti della tempesta di vendetta che il mago e duca di Milano spodestato scatena contro i suoi nemici.
Una macchina schiantata giace come una carcassa al centro della scena, coperta inizialmente da un mucchio di foglie, che ci portano tra le piante carnivore tropicali del giardino di New Orleans, palcoscenico su cui aleggia ancora il fantasma del defunto Sebastian, definito come un sensibile poeta visionario da una parte e un uomo perverso dall’altra. Al teatro Astra assistiamo alla messa in scena dell’opera di uno dei più importanti autori del teatro americano, Tennessee Williams, un testo stratificato, caratterizzato da un aspetto profondamente personale e autobiografico da cui ancora oggi trasudano importanti riflessioni e insegnamenti.
Siamo soliti guardare ad un ciocco di legno come ad un oggetto inanimato o uno scarto di lavoro. Proverei però a suggerire l’dea che invece possa rappresentare qualcosa di più: a ben pensarci, non è altro che una parte di un essere vivente che è stata tagliata via dal corpo di quest’ultimo.
Con la stessa morbosità con cui si disseziona un cadavere, in questa rappresentazione del dramma scozzese al Teatro Astra con la collaborazione del Teatro Regio, vengono sviscerate la tragedia in prosa shakespeariana e il libretto dell’opera verdiana, che si agglomerano per dare origine ad un monstrum scenico che con semplicità dà vita all’orrore dell’azione scenica.
Al Palazzo Falletti di Barolo, il 28 dicembre 2025 a Torino, assistiamo ad uno spettacolo di musica barocca, teatro in costume e cioccolato. In questa occasione natalizia, delle dame e cavalieri, in abiti del seicento e del settecento, accolgono gli spettatori all’interno di una sala finemente decorata da quadri e affreschi di un’epoca passata e grandiosa che ha visto nelle stesse stanze illustri personaggi che hanno dato vita all’Unità d’Italia, da Silvio Pellico al Conte Camillo Benso di Cavour.
Una bombetta illuminata da una luce calda al centro della scena: è così che ha inizio questo spettacolo di Tedacà, ispirato a uno dei maestri della risata, Charlie Chaplin, e a uno dei suoi film più celebri, Luci della Città, che ha fatto la storia del cinema muto. Al teatro Astra assistiamo ad uno show in cui il linguaggio non verbale ha un ruolo centrale con street dance, danza jazz, tip tap e teatro fisico. La trama del film viene ripresa e rielaborata senza utilizzare nemmeno una parola. A far da accompagnamento e descrizione ai movimenti dei performers c’è la musica suonata dal vivo da Supershock, Paolo Cipriano, accompagnato dalla voce di Michela Paleologo, che ha contribuito in modo significativo anche alla coreografia.
La parola pazzo richiama in noi l’immagine di una persona che soffre di malattia mentale. Ma nella commedia di Pirandello messa in scena al teatro Astra dalla Piccola Compagnia della Magnolia, questo archetipo, che ci fa paura, assume il suo significato etimologicamente più esplicito, andando a toccare la sofferenza di un uomo che cadendo da cavallo, improvvisamente viene alienato dalla propria vita, e condannato a vestire i panni di una maschera eterna.
“Chi sono io?” È la domanda che tutti noi ci facciamo nel corso della nostra esistenza, ed è l’interrogativo al centro di questo spettacolo che con semplicità esplora le fasi di crescita dell’individuo, dalla nascita fino alla maturità. In linea con il tratto più sperimentale del Fringe Festival, la rappresentazione è caratterizzata da un aspetto improvvisativo, dettato dall’interazione continua tra i disegni di Stefano Matteo Porro e la musica dal vivo di Matteo Boglietti e Matteo Cicolin.
Il suono di un treno che sbuffa, folate di coriandoli, il gelo, il buio, il famoso clown Slava con la sua compagnia ci porta in Russia nel pieno dell’Inverno riscaldandoci con risate e divertimento sia per i più grandi che per i più piccoli. Al teatro Colosseo a Torino rivediamo uno degli spettacoli più famosi del clown che ci riporta ai tempi della nostra infanzia con i suoi numeri più riusciti. Nonostante non parli la nostra lingua, riesce a suscitare le nostre risate attraverso l’utilizzo del linguaggio corporeo e versi dal significato nascosto con qualche sporadica parola riconoscibile, il tutto curato alla perfezione nei tempi comici con la musica e i suoni di scena.
Come starebbe Dioniso con un paio di scarpe col tacco? Alla ricerca del dionisiaco, i Marcido ci offrono una moderna interpretazione della tragedia di Euripide al Teatro Gobetti di Torino. Esattamente come la divinità ambigua, sia uomo che donna, giocosa e terrificante a un tempo, questo spettacolo esplora l’inconscia sfrenatezza di Bacco restando in un limbo di comicità e orrore.