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RICCARDO III – ANTONIO LATELLA

Dodici o tredici anni fa mi cimentavo – e fallivo – nell’impresa di memorizzare le trame dei primi drammi di Shakespeare, i drammi storici, in vista dell’interrogazione di letteratura inglese. E, dopo aver tirato un bel respiro di sollievo – mi fu chiesto di parlare dei sonetti – mi domandavo grossomodo questo: perché ci affascinano ancora quei drammi, così lontani nel tempo? Ecco, questo interrogativo riaffiora adesso, quando la Guerra delle due rose è l’ultimo dei miei pensieri, ma sto cercando di riordinare le idee, dopo aver visto l’altro ieri, 17 dicembre, al Carignano questo imponente Riccardo III di Antonio Latella, con Vinicio Marchioni, che sarà in scena a Torino fino a martedì 23 dicembre e poi in altre città italiane, visto che la tournée sarà lunga.

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IL RACCONTO DELL’ISOLA SCONOSCIUTA – ZEROGRAMMI

Inefficace, mi pare, è il tentativo di definire qualcosa che negli intenti non vuole definirsi fino in fondo, che sceglie di mantenere delle zone d’ombra e che proprio negli aspetti più incerti e nebulosi esprime una visione artistica lucida e consapevole.

La percezione è che il linguaggio di Zerogrammi tracci su un vetro appannato dei tratti precisi, delle linee, delle forme che sembra scontornare con lo scalpello. Eppure, quando il vetro sta tornando limpido, lo offusca e si ricomincia daccapo. Strappi in una patina torbida, cuciti e poi squarciati di nuovo. E allora sbircio in quelle fenditure e scovo delle possibilità, delle proposte, delle domande. Laddove l’artista che dispensa risposte e rassicurazioni confeziona una verità allettante (spesso discutibile) e offre una sorgente cristallina in cui dissetarsi, Zerogrammi

ha accentuato la sete, mi ha costretta a cercare in ogni crepa e non so nemmeno se troverò un po’ d’acqua.

(note, sera del 16 novembre 2025).
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VAN GOGH CAFE’ OPERA MUSICAL – ANDREA ORTIS

23 marzo 2025, ritorna in scena al Teatro Alfieri dopo due anni Van Gogh Cafè Opera Musical, scritto e diretto da Andrea Ortis.

Uno spettacolo immersivo nel quale i quadri di Vincent Van Gogh si mescolano a una narrazione profonda ambientata all’interno di un caffè Chantant parigino.

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QUANDO DIVENTERÒ PICCOLO – SERGIO BEERCOCK

“In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli.”

Mt. 18, 2-4

Ci sono spettacoli, la maggior parte di quelli che vediamo, che giacciono nella discarica della memoria, appallottolati accanto a migliaia di immagini inutili a cui il nostro presente bulimico ci sottopone; e ce ne sono altri, più rari, che al contrario reclamano di essere salvati. Li riacciuffiamo tra i ricordi e li riammiriamo, come chi si rigira tra le mani un cristallo, stupefatto dalla grazia: tra gli spettacoli pieni di grazia c’è sicuramente questo di Sergio Beercock, Quando diventerò piccolo. Da quando l’ho visto in scena, domenica 30 marzo al CuboTeatro, in occasione di PollineFest a Torino, non faccio che pensarci con amore.

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MADRI – DI DIEGO PLEUTERI, CON LA REGIA DI ALICE SINIGAGLIA

Nelle insenature della memoria

Un tavolo, delle sedie, microfoni, leggii, scatoloni per terra. Forse una cucina; ma più che in un ambiente domestico ci troviamo in un luogo metafisico, un luogo dell’interiorità. Un ripostiglio zeppo di oggetti che costituiscono l’io. Un posto di pieni e soprattutto di vuoti. Potrebbe essere una stanza tratta da un film di Lynch o di Gondry, o ancora la stanza piena di tavoli e sedie di Cafè Müller. Siamo nella sala Pasolini del Teatro Gobetti, e questa è la scena in cui si  svolge Madri, scritto da Diego Pleuteri, attore e drammaturgo, che si è formato alla Paolo Grassi come drammaturgo e poi è stato allievo della scuola per attori del Teatro Stabile di Torino sotto la direzione di Leonardo Lidi.

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GISELLƎ – COMPAGNIA CORNELIA | NYKO PISCOPO

Ambientato nella contemporaneità del Teatro Astra, l’8 febbraio 2025 è andata in scena la Prima Assoluta di Gisellə, interessante reinterpretazione del celebre balletto romantico del 1841. Rumori, suoni, riverberi e vibrazioni, opera dell’innovativo lavoro del compositore Luca Canciello, trasportano lo spettatore in una dimensione eterea, alienante e distopica. Il confine tra realtà e fantasia, concretezza e virtualità si intreccia e a tratti si fonde, diventando un tutt’uno.

MADE4YOU X EKO – PALCOSCENICO DANZA

5 temi con variazioni | It takes one | Welcome two | Carte blanche

Giunto alla sua ottava edizione, Made4You, sotto la direzione artistica di Pompea Santoro, in collaborazione con il TPE, Paolo Mohovich e Palcoscenico Danza, è un progetto che spalanca le porte sul mondo della coreografia, quest’anno interamente dedicata all’Eko Dance Project. Tre giovani coreografi, ex danzatori dell’Eko Dance Alta Formazione e ora professionisti in compagnie di prestigio, condividono le loro creazioni sullo stesso palco: Simone Repele, Sasha Riva, Edoardo Cino e Tiziano Pilloni. Protagonista della serata, Fernando Suels Mendoza, figura di spicco del Tanz Theater Wuppertal di Pina Bausch.

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Giornata internazionale del teatro: frammenti sull’arte di Eleonora Duse

Pratica bizzarra l’arte teatrale. Beffarda fin dall’etimo, che rimanda al vedere. Vedere che cosa? la presenza di un corpo che si dà e l’attimo dopo si nega alla vista. 

Occuparsi di teatro vuol dire avere dimestichezza con l’assenza. Si tratta di un corteggiamento che non trova sfogo: l’oggetto d’amore è scomparso l’attimo dopo a quello in cui si è mostrato.
La cosa più bella che ci è sembrata da fare per celebrare il teatro oggi, in questa sua giornata internazionale, è provare, brevemente, a fare insieme a voi, questo gioco: tentare di inseguire, per pochi istanti, l’immagine di Eleonora Duse, nel centenario della sua morte.
Lo facciamo con i due testimonianze di spettatori dell’epoca.

“Si direbbe che quelle sue braccia lunghissime siano le ali della sua intelligenza, destinate a portare ogni spettatore il significato di ciò che dice. Mi dicono che la sera, la parte di lei più stanca sono le mani, e che, prima d’andare a letto, se le leva e le chiude in un astuccio di velluto. C’è chi sostiene che quelle mani sono artificiali, perché, vere, non potrebbero reggere a tanto lavoro. Non credo che stia in questo il verismo. Però essa ha il fascino, un fascino inesplicabile che tutti sentiamo dinnanzi alla grande incantatrice, si direbbe che ella porti con sé un talismano pel quale costringe all’ammirazione di sé i più restii, i più dubbiosi, i più timorosi di darsi a certi entusiasmi” (Giulio Piccinni, 1893)

“Finisco la lettera dopo lo spettacolo; dal momento in cui ho scritto le ultime parole a ora sono passate soltanto dodici ore, eppure mi sembra di aver vissuto un anno. Non sono capace di raccontarti l’impressione che ha prodotto su di me la recitazione della Duse. Provavo una angoscia che mi stringeva il cuore, avevo voglia di piangere […]. Chi può spiegare l’impressione che producono i suoi occhi meravigliosi, pieni di lacrime? Non è bella, ma di fronte al suo sorriso, al suono della sua voce divina, Romeo avrebbe dimenticato Giulietta e Otello la sua gelosia. Getta la testa all’indietro a parla del proprio amore con una passione così ardente, le sue carezze sono così intense, che senti il sangue affluirti al cuore. Quando poi si presenta al pubblico, dopo momenti simili, chiamata da applausi frenetici, il suo viso esprime sofferenza, e lei sussurra parole, chinando la testa. Nessuno che abbia una minima sensibilità può uscire dal teatro senza essere innamorato di questa donna, e senza provare un senso di vaga, pungente angoscia. Ti dico, è una cosa terribile” 

(Lettera privata citata in un articolo di Sergio Kara-Murza del 1932)

ANDREA SALUSTRI – MATERIA

Una coreografia per diverse forme di polistirolo e un umano.

A metà tra circo e magia, Andrea Salustri ci catapulta nell’affascinante mondo inesplorato di un materiale come il polistirolo, tanto leggero quanto malleabile. L’artista, vincitore dell’edizione 2018-2019 di CircusNext, apre le danze con il suo spettacolo Materia durante la prima serata della rassegna Resistere e Creare 2024, ormai alla sua decima edizione, presso il Teatro della Tosse di Genova.

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HANDLE WITH CARE – FUNA

Archivio emotivo di memorie mai vissute

Nell’ambito della seconda edizione del Nice Festival Torino, con una fitta programmazione durante l’intero mese di dicembre, è andata in scena la prima nazionale dello spettacolo Handle with care del collettivo femminile FUNA presso il Café Müller, teatro polivalente nel centro di Torino. Il festival propone una selezione di lavori di artisti e compagnie di calibro internazionale che spaziano dal circo al teatro, fino alla danza e alla musica dal vivo. Il tema di quest’anno è quello dell’identità e delle differenze, che trova nel circo contemporaneo la massima espressione dell’autenticità: concetto molto presente nella ricerca di FUNA. Il collettivo, nato a Napoli nel 2018, si muove tra la danza e il circo contemporaneo, le discipline aeree, la danza verticale e il teatro fisico al fine di ampliare i confini espressivi nel rapporto tra corpo, voce e spazio. Le performance sono spesso concepite per spazi scenici non convenzionali e outdoor come musei, luoghi pubblici, aree ex-industriali.

Dal dialogo con le tre coreografe ed interpreti Maria Anzivino, Ginevra Cecere e Viola Russo, è emerso che questo primo studio è stato concepito e pensato come un site specific per gli spazi del Café Müller a seguito di un problema tecnico che ha ostacolato la messa in scena del progetto precedentemente proposto.

“Avevamo immaginato di portare tutt’altro, una carrucola umana a una corda in tre, ma trovate nello spazio abbiamo capito che non era realizzabile e ci siamo reinventate facendoci ispirare dallo spazio” (Ginevra Cecere)

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