Archivi tag: festival delle colline

STRANGE TALES

Il mondo multimediale di Violet Louise

All that we see or seem is but a dream within a dream

Un sogno delirante, nella musicalità intrinseca delle parole taglienti di Edgar Allan Poe, quello in cui ci si inabissa con lo spettacolo Strange Tales.
Prodotto dal Festival di Atene e Epidauro 2018, dove ha riscosso grande successo, la performance multimediale è diretta e interpretata dalla greca Violet Louise, anche traduttrice, autrice della musica e della drammaturgia visiva e sonora, affiancata nel ruolo di protagonista da Aglaia Pappas.

Continua la lettura di STRANGE TALES
Please follow and like us:

il regno profondo. perché sei qui?

La ventiquattresima edizione del Festival delle Colline Torinesi si è aperta domenica 2 giugno 2019 alla Lavanderia a Vapore di Collegno. Ad inaugurarla una delle compagnie della sezione “grandi ritorni”, la Socìetas, che, solcando la storia del teatro italiano fin dall’anno della sua fondazione nel 1981, ha anche segnato quella del Festival, contribuendo, come scrive Sergio Ariotti, «in modo determinante a definirne l’immagine in Italia e in Europa». Un grande omaggio ed un grande onore dunque avere sulla scena Chiara Guidi e Claudia Castellucci a stendere il tappeto rosso a quest’edizione, il cui tema dominante è “Fluctus. Declinazioni del viaggio”.  E proprio di un viaggio tratta lo spettacolo Il regno profondo. Perché sei qui?. Non di un viaggio nel senso letterale del termine, concreto, ma di un viaggio paralizzato, immobile, che paradossalmente attraversa in maniera trasversale la storia dell’intera umanità e la storia di ogni singolo individuo, posto davanti ad un primo, semplice interrogativo “perché sei qui?” e all’impossibilità di darvi una risposta.

Continua la lettura di il regno profondo. perché sei qui?
Please follow and like us:

CAUSA DI BEATIFICAZIONE: TRE DONNE, TRE ENIGMI.

Posti a sedere pieni alla scuola Holden. Lo spettacolo si apre con una giovane attrice (Matilde Vigna) seduta di spalle al pubblico in procinto di osservare un video. Nel primo Canto, la ragazza interpreta una prostituta kosovara provata dalla guerra dei Balcani, tanto che analizza il sangue e la carneficina delle vittime legandola alla parola “formaggino”. Questa parola risuona il tutto il primo Canto insieme alla presenza del colore arancione. Lo schermo si apre con l’immagine di Eros Ramazzotti che canta Terra Promessa. L’attrice è fortemente attratta dalle parole del cantante perché spera che in futuro ci sia realmente un luogo per poter scappare via da quell’orrore. Al lato del muro troviamo l’ attore (Giulio Cavallini) quasi sempre in ombra, che non parla per tutto lo spettacolo ma è sempre presente facendo percepire i fantasmi dei vari personaggi che interpreta. Ci penserà lo schermo dietro di loro a creare una voce Over che rispecchia i loro pensieri inconsci.

Nel secondo Canto, la narrazione è totalmente diversa. Siamo in Palestina, questa volta viene analizzata la storia di una donna kamikaze, vittima di non poter concepire. “Ho i ferri in pancia” questa è la frase che affiora più e più volte, è vittima di se stessa. Il video, in questo caso, prende maggior rilievo perché l’attrice sviluppa una doppia identità, quella riflessa nello schermo e quella presente sul palco. Entrambe si scambiano pensieri, canti, dialoghi da far venire i brividi.

Il terzo Canto si conclude con la storia di una suora nell’Italia del medioevo innamorata follemente di Gesù. Il racconto si basa su una notte di passioni mistiche tra lei e Gesù che la donna non rivelerà per non sembrare una pazza. In realtà il messaggio è fortemente allusivo e crudo allo stesso tempo. L’ odore dell’incenso, la presenza delle candele e l’esaltazione del crocifisso fa sembrare di essere realmente in chiesa lasciando un finale amaro.

In questo spettacolo la presenza del video è costante, l’audio e i suoni sono perfettamente connessi, trovando giochi di animazione, di sovrapposizione e di condivisione. L’attrice Matilde Vigna è riuscita ad impressionarmi per la sua completezza, il suo carisma e la sua potenza nell’interpretare tre identità totalmente diverse, mentre l’attore Giulio Cavallini è riuscito a far riemergere in tutto lo spettacolo la presenza dello sguardo maschile che incombe.
Direi che lo scrittore Massimo Sgorbani è riuscito a pieno nel suo intento. Spero di poter rivedere lo spettacolo in un palcoscenico più grande.

di Massimo Sgorbani
regia Michele Di Mauro
con Matilde Vigna
adattamento e progetto sonoro Michele Di Mauro
luci e scene Lucio Diana
video Giulio Maria Cavallini
suono Alessio Foglia
make up artist Katerina Di Mauro
studio di registrazione Arca Studios Torino
factotum Elvis Flanella
produzione Teatro Piemonte Europa/Festival Delle Colline Torinesi
Grazie a Gabriele Zecchiaroli e Carmela Santoro

Recensione a cura di Alessandra Nunziante

 

 

 

Please follow and like us: