Archivi categoria: Stagione 2021

LIVORE, MOZART E SALIERI – VICOQUARTOMAZZINI

No, non conobbi mai l’invidia, mai! Di me chi avrebbe mai potuto dire che ero uno spregevole invidioso, un verme che si schiaccia sotto i piedi, un’impotente serpe che si ciba di polvere e di sabbia? Nessuno! Ed ora – lo confesso – invidio”.  In queste parole, tratte dal breve dramma Mozart e Salieri di  Puškin ed enunciate da uno dei personaggi, si racchiude probabilmente l’essenza di Livore, portato in scena alla Lavanderia a Vapore di Collegno dalla compagnia VicoQuartoMazzini. Lo spettacolo prende infatti spunto dall’ormai celebre rivalità fittizia tra i due compositori e, trasponendola ai giorni nostri, la utilizza come punto di partenza per esplorare il tema dell’invidia nel mondo contemporaneo. Non più quindi Mozart e Salieri, ma Amedeo e Antonio, due attori, uno di teatro sperimentale dai forti princìpi, l’altro già ampiamente inserito nella macchina della fiction e con una carriera in ascesa, anche grazie all’aiuto del suo agente e fidanzato Rosario. I due, entrambi coinvolti nella realizzazione di una serie tv su Mozart, si confrontano a casa di Antonio, nelle ore che precedono un’importante cena organizzata per lanciare definitivamente la carriera di quest’ultimo.

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FUGA DALL’EGITTO – MIRIAM SELIMA FIENO E NICOLA DI CHIO

Il Festival delle Colline Torinesi ha portato sul palco del Teatro Astra un’originale performance che intreccia teatro, documentario e musica live, Fuga dall’Egitto di Miriam Selima Fieno e Nicola Di Chio.

Il progetto nasce dall’incontro con la scrittrice e giornalista Azzurra Meringolo Scarfoglio, autrice del libro omonimo , che racchiude una serie di testimonianze legate al fenomeno della diaspora egiziana, causata dalla ripresa del potere da parte dei militari e la riaffermazione di un regime autoritario nel 2013.

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EDIPO. UNA FIABA DI MAGIA – SOCìETAS

Tutto è voce. 

Vivere lo spettacolo di Chiara Guidi significa lasciarsi cullare, lasciarsi guidare nella storia dalle voci dei personaggi che la animano. Un curioso tubero, dalla voce limpida e sveglia. Un bulbo più roco, dei rami secchi con voce frusciante e un ragnetto dalla voce giovane e dispettosa. Un Tiresia-talpa con voce saggia e antica e un Creonte-uccello dalla voce profonda. Una roccia con voce avvolgente.

E infine – o forse innanzitutto – la voce suadente della Sfinge e quella squillante di un giovane.

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LA TRAGEDIA È FINITA, PLATONOV – LIV FERRACCHIATI

’Amleto aveva paura dei fantasmi, io della vita. Sono un masso piantato a terra. Sono io l’impedimento di me stesso’’

Platonov è un dramma in 4 atti scritto tra il 1880 e il 1881 da Anton Čechov all’età di vent’anni. Rimasto incompiuto, quest’opera venne pubblicata postuma prendendo il nome dal protagonista attorno al quale ruota l’intera vicenda. Sullo sfondo la campagna russa, dove Platonov, maestro elementare di 27 anni, si relaziona nel corso della sua esistenza con quattro donne: la moglie Saša, Anna Petrovna, Marja Grekova e Sof’ja. 

Da qui parte la riscrittura moderna dello spettacolo di Liv Ferracchiati, regista e anche attore in scena, che ripercorre il dramma cechoviano sotto una lente che si distacca dalla lineare messa in scena e mira a trascinarci in una sensazione universale, condivisibile da chiunque osservi lo spettacolo. Sulla scena, per sottolineare il dualismo continuo fra testo teatrale e rilettura autoriale di Liv, riscontriamo dal primo istante uno spazio scenico configurato su due piani. Liv, posizionato a bordo scena, fuori dal perimetro del palco su un vogatore in legno che irrompe e apre lo spettacolo. Subito dopo i riflettori si accendono su quello che pare voler delineare il piano della ‘messa in scena’ vera e propria: Platonov, un brillante Riccardo Goretti, è disteso a terra. Squarciano la scena in modo sequenziale le quattro donne che ruotano intorno alla vita di Platonov. Questi è letteralmente accerchiato e in relazione al suo rapporto con ognuna di queste donne, che implicano una scelta, una strada da intraprendere, il dover fare un passo (letteralmente), vediamo configurarsi sotto ai nostri occhi la figura di Platonov dal punto di vista esistenziale e caratteriale. 

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FINE PENA ORA – TEDACA’

L’uomo per natura non compie mai azioni giuste o azioni sbagliate quindi ciò che spiega le sue azioni è il contesto in cui è inserito. Questa è la storia di Salvatore ed Elvio. La storia di un uomo, il primo, nato in un contesto sociale degradato, privo di una cultura inclusiva per i giovani dove la criminalità organizzata crea un secondo Stato, nascosto, tra la gente. Salvatore è un criminale, un ergastolano, condannato nel maxiprocesso al Clan dei Catanesi dell’85 dal magistrato Elvio Fassone. Quello che vediamo in scena è la rappresentazione di uno scambio epistolare, durato più di 30 anni, tra Salvatore e Elvio, recitati magistralmente da Salvatore D’Onofrio e Giuseppe Nitti. Notevole il lavoro di adattamento attuato da Simone Schinocca, regista dello spettacolo, che pone al centro dello spettacolo il rapporto umano tra Salvatore ed Elvio.

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