Tutti gli articoli di Nicolas Toselli

LUMACA 3.0 – FESTIVAL DI DRAMMATURGIA CONTEMPORANEA

Da venerdì 20 a domenica 22 maggio ha avuto luogo presso il Teatro Salomone di Cherasco (CN) la prima edizione del festival Lumaca 3.0, tre giorni di spettacolo e dibattito dedicati alla drammaturgia giovanile contemporanea, organizzato dal collettivo teatrale ControRealtà in collaborazione con la compagnia Il Teatro Delle Dieci.

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LA MERDA – CRISTIAN CERESOLI E SILVIA GALLERANO

Al Teatro Colosseo di Torino, venerdì 25 marzo è andato in scena La merda, di Cristian Ceresoli con Silvia Gallerano, in occasione del suo 10° anniversario. Ad attendere il pubblico in sala troviamo già l’attrice a centro palco, seduta su un alto sgabello nero, lei è piccola e nuda: impugna un microfono, e ciondolandosi canticchia una canzoncina, di quelle che allontanano la paura quando c’inoltriamo nel buio, di quelle che scacciano cattive presenze. Questa volta però non è una filastrocca per bambini, bensì l’inno d’Italia. Nel buio della scena si staglia solo il suo corpo di donna, e, all’apice di questa massa bianca, il cerchio rosso delle labbra: una grande bocca, un buco nero che minaccia di tritare e ingurgitare la platea e tutt’intorno.

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L’EMOZIONE DEL PUDORE – MASSIMILIANO CIVICA

Giovedì 24 marzo, Massimiliano Civica ha presentato a Fertili Terreni Teatri presso San Pietro in Vincoli la prima di tre lezioni-spettacolo, L’emozione del pudore: un itinerario attraverso i personaggi di Orson Welles, Nina Simone, Rino Gaetano, Ettore Petrolini e altre comparse strappate al mondo delle performing arts. L’impressione è quella di trovarsi in una terra di confine: è una lezione questa a cui assistiamo o uno spettacolo? Quello che vediamo è Orson Welles o solo un personaggio di finzione, un burattino nelle mani di Civica? L’ ambiguità tiene viva la scena e svela una porzione del mistero del teatro, che, forse, può ridursi a una semplice linea di confine…

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I DUE GEMELLI VENEZIANI – VALTER MALOSTI

Da martedì 21 a venerdì 31 dicembre va in scena al Teatro Astra I due gemelli veneziani di Carlo Goldoni per la regia di Valter Malosti, con Marco Foschi.

Il sipario si apre su un tavolo in legno, vi giace disteso un corpo umano ben vestito; dietro sta Pulcinella, che in un vorticare di gesti sapienziali ci dice è muort, Zanetto è mourt! Pulcinella si divincola, serpentina qua e là sopra il corpo del protagonista, ma i due paiono scultorei, un monumento funebre rimediato nel salotto di un dottore. La commedia si articola sulla soglia di casa – in quella zona liminale che Giorgio Agamben in Stasis problematizza in quanto frontiera politica –, e lungo le strade di Verona. Convenzionalmente, gli individui, dentro il perimetro della propria casa, vivono rapporti di sangue e, per così dire, privati; oltre la soglia di casa e per le strade, nella polis, dovrebbero accedere a una dimensione più propriamente pubblica. Queste due realtà, che se ben distinte garantiscono il nostro orientamento nella comunità, possono confondersi, e trascinare il corpo sociale nella cosiddetta guerra civile – quel momento critico in cui il conflitto politico divide e oppone fratello a fratello, padre e figlio.

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MEMORIE DEL SOTTOSUOLO – MARCIDO MARCIDORJS E FAMOSA MIMOSA

Da martedì 16 a domenica 21 novembre, al Teatro Gobetti, va in scena Memorie del sottosuolo, adattamento drammaturgico e regia di Marco Isidori, dall’opera omonima di Fëdor Dostoevskij. Il romanzo è passato alla storia come l’ennesima aspra riflessione sulla condizione umana, in particolare nella sua presunta inconciliabilità tra “volontà” e “ragione”, e tutte quelle convenzioni umane che per mezzo di quest’ultima si giustificano: scienza, tecnica, organizzazione sociale. Il positivismo ottocentesco, le speranze nell’edificazione di un mondo più giusto, dunque più prevedibile e quindi più “agibile”, sono contraddette dai sofismi del protagonista – logici quando sufficienti, meramente volontaristici quando necessari: 2×2 può anche fare 5, e non sarebbe poi così male! L’opera prende la forma di un discorso-fiume, un dialogo artificiale che il protagonista intrattiene con dei presunti destinatari di cui lui stesso formula domande e risposte.

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TUTTO BRUCIA – MOTUS

Dopo Alexis. Una tragedia greca (2010), rilettura dell’Antigone alla luce della crisi greca, Motus, Enrico Casagrande e Daniela Nicolò, torna a confrontarsi con una grande opera del teatro antico: Tutto Brucia “pone la questione fortemente politica di quali siano i corpi degni di lutto”, a partire da Le troiane di Euripide.

Qui tutto è polvere, e acqua; l’erosione del tempo, la violenza delle onde, metalli e fuochi della guerra hanno polverizzato una città dell’Asia. La scena è cosparsa di cenere, sullo sfondo una membrana nera come un mare verticale vomita forme di vita, sciacalli e bestie marine s’aggirano fra le rovine degli abissi a dilaniare gli annegati; forse sulla terraferma, a smembrare i corpi carbonizzati. Sulla spiaggia di cenere le donne superstiti attendono il verdetto dei vincitori. Cosa faranno di loro gli stranieri? Le imbarcheranno sulle navi e poi verso l’Europa, saranno il bottino di guerra. Allora gridano e imprecano contro il destino che le ha fatte prima regine, poi schiave in terra straniera – “a fare le puttane[…] a pulire il culo ai vecchi”.

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SCHWANENGESANG D 744 – ROMEO CASTELLUCCI

Un’intervista

Kerstin Avemo canta dei lieder schubertiani accompagnata dal pianista Alain Franco. “È solo un concerto? È solo un concerto…”, si domandano e rispondono gli spettatori. Ma ecco comparire un lago fiocamente increspato nella notte buia – il cigno cammina sul lieve ondeggiare, invoca la luna; poi, un lampo di vergogna! – e sprofonda nell’abisso.

Romeo Castellucci, Leone d’oro alla Biennale Teatro 2013 presenta, nelle serate del 30 e 31 ottobre presso il Festival delle Colline Torinesi 2021, Schwanengesang D 744. Colgo l’occasione per strappargli un’intervista, ma presto verifico che la mole di materiali online inibisce ogni mia domanda. Decido quindi di battere una strada alternativa.

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