ENRICO IV. UNA COMMEDIA – PICCOLA COMPAGNIA DELLA MAGNOLIA

Togliamo le maschere

La parola pazzo richiama in noi l’immagine di una persona che soffre di malattia mentale. Ma nella commedia di Pirandello messa in scena al teatro Astra dalla Piccola Compagnia della Magnolia, questo archetipo, che ci fa paura, assume il suo significato etimologicamente più esplicito, andando a toccare la sofferenza di un uomo che cadendo da cavallo, improvvisamente viene alienato dalla propria vita, e condannato a vestire i panni di una maschera eterna.

Pazzo viene definito colui che ride senza un apparente motivo, qualcuno che non si piega alle convenzioni di una comunità che, per questo motivo, lo isola. Questa posizione, allo stesso tempo dentro e fuori dalla società, fornisce gli strumenti per guardarla con un occhio distaccato nel momento in cui la pazzia si fa consapevole. Il “pazzo” ha modo, dunque, di deridere la società e prendersene gioco mettendone in discussione le fondamenta e in luce i suoi difetti. Questa figura può trovare un proprio reale riscontro nella figura dell’attore che inganna i suoi spettatori che invece fingono “per davvero” nella loro quotidianità nel gioco delle parti che le relazioni sociali impongono. Ecco allora che il pazzo, consapevole nel suo saper essere, finisce per essere l’unico realmente sano di mente, specie in una società come quella odierna dove si è partecipi di una carnevalata grottesca in cui ognuno tenta disperatamente di rimanere fedele alla propria maschera del momento, da intendere come “ciò che ci pare di essere”, o anche come il modo in cui vorremmo apparire agli occhi degli altri.

Si cerca costantemente di fissare la propria immagine nel tempo, esattamente come accade per il ritratto di Matilde di Toscana che sulla scena è rappresentato come vuoto in quanto simbolo del voler essere di ognuno. Chiunque ha una Matilde di Toscana che viene esposta e mostrata sui social e non, e che si cerca di mantenere nel tempo o che si vorrebbe essere o diventare.  Per questo motivo, noi finiamo per agire come “pagliacci involontari quando senza saperlo ci mascheriamo” e continuamente fingiamo di essere ciò che non siamo.

Questa condizione di pagliaccio involontario, che è poi ciò che dà vita alle nostre caricature politiche e non solo, ci è talmente familiare che nel momento in cui qualcuno si interroga o non agisce secondo questa regola, mostrandosi nel suo sentimento e pensiero più autentico, ci appare pazzo. Per cui il vero pazzo consapevole è colui che riesce a vedere oltre le maschere della realtà e a crearsi una propria opinione critica su di essa, e a esercitare nella sua interezza la propria libertà di pensiero. Alla luce di questa riflessione e degli interrogativi posti da Pirandello, enfatizzati ulteriormente nella rappresentazione dal minimalismo sulla scena e nei costumi che rendono la distinzione tra reale e finzione ancora più sottile, risponderei con lo sforzo e con l’esortazione ad essere tutti dei pazzi consapevoli, mettendo in discussione noi stessi e ciò che ci circonda.

Linda Steur

di Luigi Pirandello

Regia e costumi Giorgia Cerruti

Adattamento a cura di Fabrizio Sinisi

Con Davide Giglio, Giorgia Cerruti, Giulia Eugeni, Luca Serra Busnengo

Disegno luci, consulenza scenotecnica Lucio Diana

Sound design Guglielmo Diana

Fonica Luca Martone

Tecnico luci Francesco Venturino

Realizzazione costumi Daniela Rostirolla

Organizzazione Emanuela Faiazza

Produzione Piccola Compagnia della Magnolia

In coproduzione con CTB/Centro Teatrale Bresciano e Operaestate Festival

Con il sostegno di Scarti/Centro di Produzione Teatrale di Innovazione, La Spezia

Spettacolo vincitore del Premio Nazionale Franco Enriquez 2025 come migliore compagnia

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