Tutti gli articoli di Matteo Castiglia

ALBERT ED IO – COMPAGNIA DEL SOLE

Il teatro ed…?

Il primo marzo scorso è andato in scena alla Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani lo spettacolo Albert ed io, reso graficamente anche come Albert eD Io di Francesco Niccolini, con la drammaturgia di Flavio Albanese, Marinella Anaclerio e Francesco Niccolini, la regia di Marinella Anaclerio e interpretato da Flavio Albanese.

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CECI N’EST PAS UNE AMBASSADE (MADE IN TAIWAN) – RIMINI PROTOKOLL

Rappresentare l’irrapresentabile

Il 25 e il 26 ottobre è andato in scena al Teatro Astra lo spettacolo Ceci n’est pas une ambassade (Made in Taiwan), inserito nella programmazione del XXX Festival delle Colline Torinesi, con la regia di Stefan Kaegi e con Chiayo Kuo, Debby Szu-Ya Wang, David Chienkuo Wu.

In scena tre persone di nazionalità taiwanese con tre profili molto diversi: un anziano diplomatico, una giovane attivista digitale ed una giovane vibrafonista figlia di un importante imprenditore.

Tre persone che nella loro vita non hanno a che fare quasi mai con l’ambiente teatrale, ma che riescono a portare sul palcoscenico un’operazione artistica completa e pienamente sensata.

Lo spettacolo, in questo senso, ha una potenza artistica notevolissima. Le persone in scena, infatti, spiegano ampiamente i motivi per cui il loro Stato non può avere ambasciate nel mondo e, quindi, decidono di fare in modo che il Teatro Astra diventi un’ambasciata di Taiwan per tutta la durata dello spettacolo (circa due ore).

Per l’intera durata dello spettacolo si parla soprattutto di politica. Le loro parole sono dure ma precise, prive di toni sensazionalistici o atteggiamenti pietistici.

Lo spettacolo porta gli spettatori ad una dimensione collettiva e totalmente presente.

La legittimazione del ruolo del pubblico arriva poco dopo l’inizio: viene chiesto se qualcuno sia in disaccordo con ciò che sta per accadere in scena, cioè la creazione dell’ambasciata. Nessuno risponde.

Un’anomalia scenica che, paradossalmente, potrebbe rappresentare la norma. In scena ci sono persone e non attori; in platea, spettatori che diventano a loro volta parte dell’azione. Emblematico è il momento in cui i tre protagonisti iniziano a inquadrare con uno smartphone e a proiettare i volti di alcuni spettatori, fingendo che siano figure istituzionali italiane come Antonio Tajani o Cristina Prandi.

Un’operazione artistica necessaria e coerente, poiché affida a palcoscenico e platea il ruolo di luoghi del presente.

Matteo Castiglia

concezione e regia Stefan Kaegi (Rimini Protokoll)

con Chiayo Kuo, Debby Szu-Ya Wang, David Chienkuo Wu

drammaturgia e assistente alla regia Szu-Ni Wen

scenografia Dominic Huber

video Mikko Gaestel

musica Polina Lapkovskaja (Pollyester), Debby Szu-Ya Wang, Heiko Tubbesing

ricercatore Taïwan Yinru Lo

riprese video Philip Lin

luci Pierre-Nicolas Moulin

assistente alla drammaturgia Caroline Barneaud

assistente alla regia Kim Crofts

assistente alla scenografia Matthieu Stephan

consulenti Aljoscha Begrich, Viviane Pavillon

produzione EU Tristan Pannatier

produzione Taïwan Chin Mu (NTCH)

produzione Théâtre Vidy-Lausanne, National Theater & Concert Hall Taipei

coproduzione Rimini Apparat, Berliner Festspiele, Volkstheater Wien, Centro Dramático Nacional Madrid, Zürcher Theater Spektakel, Festival d’Automne à Paris, National Theatre Drama / Prague Crossroads Festival

TIGER DAD – ROSARIO PALAZZOLO

Il pop come (r)esistenza

Dal 23 al 25 ottobre, nel suggestivo spazio performativo di San Pietro in Vincoli, all’interno della stagione teatrale “Iperspazi” di Fertili Terreni Teatro, è andato in scena Tiger Dad, scritto e diretto da Rosario Palazzolo e interpretato da Salvatore Nocera.

Già dal foglio di sala dello spettacolo si apprende che la vicenda racconta la storia di un uomo destinato a morire, un tema che risuona con particolare forza nel luogo scelto per la rappresentazione: una cappella sconsacrata all’interno di un ex cimitero.

Il pubblico, dopo una breve attesa, entra nello spazio teatrale. Tiger Dad è già lì, con una maschera sul volto, seduto su uno sgabello, mani e piedi legati, racchiuso in un rettangolo di neon che delimita il suo perimetro scenico. Questo piccolo ring di luci è il luogo in cui il personaggio è confinato, poiché condannato a morte.

Fin dall’inizio, Tiger Dad costruisce la propria identità su un equilibrio paradossale tra alto e basso, richiamando come modelli Tiger Man e Padre Pio.

Il monologo si apre con una lingua che richiama il siciliano, ma che presto si trasforma in un flusso musicale e inventivo. Il personaggio di Tiger Dad costruisce un idioma poetico e surreale, in cui le parole si deformano, cambiano significato e diventano strumenti per esplorare nuovi sensi e nuove visioni. Il racconto di come sia arrivato lì è l’ultimo racconto che Tiger Dad potrà fare e, quindi, ci tiene a farlo bene: inizia a raccontare tutta la sua storia da quando era bambino, creando un climax che culminerà col racconto del bizzarro reato che lo ha portato ad essere imprigionato lì.

La colonna sonora accompagna e talvolta sovrasta il testo: la sigla del cartone animato Tiger Man introduce la scena, seguita da altre celebri sigle televisive che si alternano nel corso dello spettacolo. Questi frammenti pop non sono semplici elementi di contorno, ma parte integrante della drammaturgia: Tiger Dad è, infatti, un’opera che si nutre di contaminazioni, mescolando linguaggi “alti” e “bassi”, riflessione e ironia, infanzia e morte. Il fumetto e il cartoon diventano, infatti, stile e struttura, non solo riferimento tematico. L’arte pop diventa, paradossalmente, qualcosa alla quale ancorarsi nel nubifragio della nuova arte dell’intelligenza artificiale.

In questo gioco di rimandi e deformazioni, lo spettacolo mantiene fino alla fine una tensione costante, offrendo un finale inaspettato che, però, chiude il cerchio con coerenza e forza comunicativa. Rosario Palazzolo e Salvatore Nocera costruiscono un microcosmo teatrale che riflette sul potere della parola e sulla necessità di raccontarsi per sopravvivere.

Matteo Castiglia

di Rosario Palazzolo

con Salvatore Nocera

musiche originali ed effetti sonori Gianluca Misiti

video Pietro Vaglica

costumi Mela Dell’Erba

aiuto regia Angelo Grasso

luci, scene e regia Rosario Palazzolo

una produzione AMA Factory e Cattivi Maestri Teatro

con il contributo del Centro Studi sul Teatro Napoletano, Meridionale ed Europeo

con il patrocinio del Festival del Torto