Rappresentare l’irrapresentabile
Il 25 e il 26 ottobre è andato in scena al Teatro Astra lo spettacolo Ceci n’est pas une ambassade (Made in Taiwan), inserito nella programmazione del XXX Festival delle Colline Torinesi, con la regia di Stefan Kaegi e con Chiayo Kuo, Debby Szu-Ya Wang, David Chienkuo Wu.
In scena tre persone di nazionalità taiwanese con tre profili molto diversi: un anziano diplomatico, una giovane attivista digitale ed una giovane vibrafonista figlia di un importante imprenditore.
Tre persone che nella loro vita non hanno a che fare quasi mai con l’ambiente teatrale, ma che riescono a portare sul palcoscenico un’operazione artistica completa e pienamente sensata.
Lo spettacolo, in questo senso, ha una potenza artistica notevolissima. Le persone in scena, infatti, spiegano ampiamente i motivi per cui il loro Stato non può avere ambasciate nel mondo e, quindi, decidono di fare in modo che il Teatro Astra diventi un’ambasciata di Taiwan per tutta la durata dello spettacolo (circa due ore).
Per l’intera durata dello spettacolo si parla soprattutto di politica. Le loro parole sono dure ma precise, prive di toni sensazionalistici o atteggiamenti pietistici.
Lo spettacolo porta gli spettatori ad una dimensione collettiva e totalmente presente.
La legittimazione del ruolo del pubblico arriva poco dopo l’inizio: viene chiesto se qualcuno sia in disaccordo con ciò che sta per accadere in scena, cioè la creazione dell’ambasciata. Nessuno risponde.
Un’anomalia scenica che, paradossalmente, potrebbe rappresentare la norma. In scena ci sono persone e non attori; in platea, spettatori che diventano a loro volta parte dell’azione. Emblematico è il momento in cui i tre protagonisti iniziano a inquadrare con uno smartphone e a proiettare i volti di alcuni spettatori, fingendo che siano figure istituzionali italiane come Antonio Tajani o Cristina Prandi.
Un’operazione artistica necessaria e coerente, poiché affida a palcoscenico e platea il ruolo di luoghi del presente.
Matteo Castiglia
concezione e regia Stefan Kaegi (Rimini Protokoll)
con Chiayo Kuo, Debby Szu-Ya Wang, David Chienkuo Wu
drammaturgia e assistente alla regia Szu-Ni Wen
scenografia Dominic Huber
video Mikko Gaestel
musica Polina Lapkovskaja (Pollyester), Debby Szu-Ya Wang, Heiko Tubbesing
ricercatore Taïwan Yinru Lo
riprese video Philip Lin
luci Pierre-Nicolas Moulin
assistente alla drammaturgia Caroline Barneaud
assistente alla regia Kim Crofts
assistente alla scenografia Matthieu Stephan
consulenti Aljoscha Begrich, Viviane Pavillon
produzione EU Tristan Pannatier
produzione Taïwan Chin Mu (NTCH)
produzione Théâtre Vidy-Lausanne, National Theater & Concert Hall Taipei
coproduzione Rimini Apparat, Berliner Festspiele, Volkstheater Wien, Centro Dramático Nacional Madrid, Zürcher Theater Spektakel, Festival d’Automne à Paris, National Theatre Drama / Prague Crossroads Festival