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TIGER DAD – ROSARIO PALAZZOLO

Il pop come (r)esistenza

Dal 23 al 25 ottobre, nel suggestivo spazio performativo di San Pietro in Vincoli, all’interno della stagione teatrale “Iperspazi” di Fertili Terreni Teatro, è andato in scena Tiger Dad, scritto e diretto da Rosario Palazzolo e interpretato da Salvatore Nocera.

Già dal foglio di sala dello spettacolo si apprende che la vicenda racconta la storia di un uomo destinato a morire, un tema che risuona con particolare forza nel luogo scelto per la rappresentazione: una cappella sconsacrata all’interno di un ex cimitero.

Il pubblico, dopo una breve attesa, entra nello spazio teatrale. Tiger Dad è già lì, con una maschera sul volto, seduto su uno sgabello, mani e piedi legati, racchiuso in un rettangolo di neon che delimita il suo perimetro scenico. Questo piccolo ring di luci è il luogo in cui il personaggio è confinato, poiché condannato a morte.

Fin dall’inizio, Tiger Dad costruisce la propria identità su un equilibrio paradossale tra alto e basso, richiamando come modelli Tiger Man e Padre Pio.

Il monologo si apre con una lingua che richiama il siciliano, ma che presto si trasforma in un flusso musicale e inventivo. Il personaggio di Tiger Dad costruisce un idioma poetico e surreale, in cui le parole si deformano, cambiano significato e diventano strumenti per esplorare nuovi sensi e nuove visioni. Il racconto di come sia arrivato lì è l’ultimo racconto che Tiger Dad potrà fare e, quindi, ci tiene a farlo bene: inizia a raccontare tutta la sua storia da quando era bambino, creando un climax che culminerà col racconto del bizzarro reato che lo ha portato ad essere imprigionato lì.

La colonna sonora accompagna e talvolta sovrasta il testo: la sigla del cartone animato Tiger Man introduce la scena, seguita da altre celebri sigle televisive che si alternano nel corso dello spettacolo. Questi frammenti pop non sono semplici elementi di contorno, ma parte integrante della drammaturgia: Tiger Dad è, infatti, un’opera che si nutre di contaminazioni, mescolando linguaggi “alti” e “bassi”, riflessione e ironia, infanzia e morte. Il fumetto e il cartoon diventano, infatti, stile e struttura, non solo riferimento tematico. L’arte pop diventa, paradossalmente, qualcosa alla quale ancorarsi nel nubifragio della nuova arte dell’intelligenza artificiale.

In questo gioco di rimandi e deformazioni, lo spettacolo mantiene fino alla fine una tensione costante, offrendo un finale inaspettato che, però, chiude il cerchio con coerenza e forza comunicativa. Rosario Palazzolo e Salvatore Nocera costruiscono un microcosmo teatrale che riflette sul potere della parola e sulla necessità di raccontarsi per sopravvivere.

Matteo Castiglia

di Rosario Palazzolo

con Salvatore Nocera

musiche originali ed effetti sonori Gianluca Misiti

video Pietro Vaglica

costumi Mela Dell’Erba

aiuto regia Angelo Grasso

luci, scene e regia Rosario Palazzolo

una produzione AMA Factory e Cattivi Maestri Teatro

con il contributo del Centro Studi sul Teatro Napoletano, Meridionale ed Europeo

con il patrocinio del Festival del Torto