
Lo abbiamo visto al Teatro Astra, Material and immaterial body in its borderderlines. In scena tre schermi, su quello centrale vengno proiettate immagini. L’attrice fa domande insolite sul sesso e sulla morte, sui corpi e sui cadaveri. Tra i temi principali la pornografia. Janaina Leite mostra un filmato in cui suo figlio tuffatosi tra le onde tempestose, veniva sballottato dall’acqua. Il filmato dura quattro minuti, alla fine il ragazzo sprofonda nell’oceano e lei urla disperata. A partire da questo video lo spettacolo diventa serio.

I quattro minuti del video hanno un collegamento alla morte; bastano quattro minuti in acqua per passare dalla vita alla morte. In quei pochi minuti il suo racconto è ancora più intenso. Poi il coma, una condizione tra incoscienza e morte, chi l’ha sperimentato afferma di non aver paura della morte. Morte e premorte, l’attrice fa riferimenti alla letteratura medica e a filosofi come Socrate. Cita inoltre altri due suoi precedenti spettacoli Deeper One e Stabat Mater. Uno spettacolo che esplora il contrasto tra dolore del corpo ed estasi, sesso e pornografia.
Sara Bermond
di Janaina Leite