«Subito dopo le battaglie perse,
la più grande vergogna per un soldato sono le battaglie vinte»
Generale Wellington
È con queste parole che mercoledì 10 giugno viene presentata la stagione 2026/2027 al Teatro Astra. Il titolo della programmazione per il triennio 2025/2028 è PERSONE, una riflessione incentrata su cosa accade alle nostre identità in quest’epoca di profonda trasformazione. La conferenza stampa ha visto l’intervento delle principali istituzioni del territorio che contribuiscono all’attività della Fondazione TPE e la sostengono.

Ogni anno la programmazione individua un fulcro tematico: dopo la stagione passata, che ha visto come protagonisti i MOSTRI, a ottobre prenderà il via il cartellone dedicato alla GUERRA. Riprendendo le parole di apertura del direttore Andrea De Rosa: «È una stagione difficile. È una scommessa». È importante fermarsi e trovare le parole per descrivere il mondo in cui ci troviamo, un contesto in cui la guerra è all’ordine del giorno e si fa strumento politico di potere.
Nel libretto, la parola GUERRA viene stampata con la “A” capovolta. Una lettera sovversiva, che perde la terra sotto i piedi e rinuncia alla sua base fissa per mettersi a testa in giù, in una posizione di precario equilibrio e di rinnovamento dello sguardo. La programmazione prevede 18 titoli, di cui 8 prime nazionali.
Virgilio Sieni aprirà le danze con lo spettacolo Preghiera. Tempi di guerra, una scelta coreografica forte, pensata anche per dare maggiore visibilità al circuito della danza. In cartellone spicca una nuova produzione firmata da Andrea De Rosa, Guerra civile, su testo di Fabrizio Sinisi, mentre a gennaio è previsto il ritorno di Dracula. A dicembre, Antonio Latella dirigerà Oscar, con un cast in cui figura anche Sonia Bergamasco. Due spettacoli avranno invece al centro l’Orestea: il primo, sdisOrè di Giovanni Testori con Evelina Rosselli, rifonda e capovolge la tragedia; il secondo vedrà la rappresentazione integrale del mito, con date in cui si potrà assistere separatamente alla prima o alla seconda parte, e tre appuntamenti speciali in cui l’opera sarà visibile per intero. L’ex direttore del TPE, Valter Malosti, firmerà a marzo la regia di Lasciami andare, madre, mentre ad aprile Paola Rota porterà in scena Madre Coraggio e i suoi figli, una produzione TPE in prima nazionale che rivisita il testo brechtiano (viene segnalato che, nel dicembre 2026, l’opera di Brecht sarà nella programmazione del Teatro Stabile di Torino, in questo caso con il testo originale). Sempre ad aprile, Mariangela Gualtieri proporrà uno spettacolo di poesia, concepito come un concerto per voce e musica elettronica.
Dal punto di vista dei dati, nella stagione passata il TPE ha registrato un incremento del 15% tra abbonamenti e biglietti venduti a un pubblico under 35. Un’attenzione, quella verso i giovani, che si riflette anche nella scelta degli artisti. Prima dell’inizio della stagione (a ottobre) e alla sua conclusione (a giugno), prenderà il via l’iniziativa TPE Porte Aperte: 11 spettacoli in programma, di cui 5 firmati da compagnie under 35, volti a promuovere la circolazione delle opere delle locali e delle nuove generazioni. A questo si aggiungeranno due incontri speciali dedicati a Giovanni Arpino e Guido Ceronetti.
PALCOSCENICO DANZA 2027, rassegna diretta da Paolo Mohovich, è un progetto TPE in collaborazione con Lavanderia a Vapore – Centro di residenza per la danza; si svolgerà tra gennaio e aprile 2027 e abiterà gli spazi del TPE e della Lavanderia stessa. L’ultima iniziativa presentata è TPE Metamorfosi, un percorso pensato per spettatori dai 5 ai 99 anni che prevede 8 date all’Astra Cafè, con un’attenzione al giovane pubblico.
Per concludere, vale la pena riportare le parole del direttore Andrea De Rosa inserite nel libretto della stagione:
«C’è qualcosa di sbagliato nella retorica della vittoria. Le nostre piazze, le nostre strade, i nostri libri, sono pieni di imprese eroiche e di battaglie vinte. Forse bisognerebbe smettere di celebrare e dire con chiarezza che di fronte al massacro non ci sono vincitori. Non ce ne saranno mai».
Silvia Guzzi