ZIO VANJA

Si apre il sipario.
La scenografia è ridotta a una grande incubatrice, molto simile a una serra ma al posto dei fiori, dentro, lotta per la sopravvivenza una famiglia.

Foto di Laila Pozzo

Una famiglia un po’ allargata: c’è Aleksandr, un padre sposato con una donna molto più giovane di lui, il cui legame non ha alcun valore sentimentale; la suocera, che non ha occhi se non per il cognato; Zio Vanja, un uomo distrutto dalla sua infelicità; una vecchia balia; il tuttofare di casa, un proprietario terriero impoverito; un dottore la cui unica occupazione nella propria attività è tentare di visitare Aleksandr; e Sonja: la figlia del primo matrimonio di Aleksandr e, l’unico fiore che tenta di resistere al veleno che questa famiglia si trasmette reciprocamente.
Una sola caratteristica infatti accomuna tutti questi personaggi: la sofferenza.
La loro è una famiglia che soffre, si lamenta perchè soffre e non fa assolutamente nulla per evitare questo dolore.
Ecco dunque una vera e amara rappresentazione dell’uomo: una bestia infelice meritevole unicamente di provare quella noia che i personaggi invocano costantemente.

L’uomo si accorge del mondo crudele in cui abita e invece di lottare per la sua riabilitazione, alimenta la sua distruzione.
Da questa idea deriva allora un’altra tematica affrontata nella rappresentazione. Astrov, un dottore con la passione dei boschi si chiede: “Perchè tagliare gli alberi?”, e non riuscendo a trovare altra risposta continua: “Perchè l’uomo è una bestia e non sapendo creare, distrugge”.
L’uomo infatti non solo distrugge l’ambiente che lo circonda, ma anche se stesso e le persone intorno a lui. L’uomo diventa allora un assassino, che prova piacere nel veder “tremare la terra”.

Foto di Andrea Macchia

Ad un certo punto della rappresentazione poi l’aria in quella casa-serra si fa sempre più pesante, tanto che l’uomo prende la forma della sua bestia interiore.
“Dimmi cosa fare” continua a chiedere Paolo Pierobon nella sua recitazione magistrale di Zio Vanja, quando il suo dolore è ormai diventato insopportabile. La situazione diventa tragica ma mai così vicina alla vita reale.
Scene drammatiche si susseguono una dopo l’altra e il pubblico in sala comincia a ridere inspiegabilmente, come se tutti noi in realtà ci identificassimo in quegli eventi sfortunati e così brutti e ci trovassimo dell’ironia: così grottesca ma così reale.

Il dramma si sta per concludere, nessuno si è fatto male: l’illuso penserebbe a un lieto fine, ma ecco che l’unica anima pura della famiglia, Sonja, interpretata da una giovanissima Beatrice Vecchione, attrice destinata a grandi succcessi, l’unica resistente a quel nichilismo comune smette di sopportare e anch’ella subisce il veleno che incombe sull’uomo.

Con questo dramma teatrale di Anton Checov Kriszta Szèkely, una giovane regista ungherese firma per la prima volta un suo spettacolo in Italia con una produzione del Teatro Stabile di Torino.
“Ho letto un monito per l’uomo contemporaneo incapace di agire mentre è assolutamente cosciente che il mondo che lo circonda sta cadendo a pezzi”, asserisce la regista in un’intervista.
Possiamo guardare Zio Vanja infatti come un’analisi psicologica dell’uomo, essere nocivo, intrappolato dal suo più grande mostro che è se stesso e usciremo da teatro portandoci dietro un’angoscia strana, che se prestassimo attenzione sentiremmo che grida e ci spinge a un atto di coraggio o a una semplice azione.
Oppure potremmo semplicemente guadarlo e ridere della sfortuna che come una nuvoletta fastidiosa insegue i personaggi della storia e torneremo a casa divertiti e soddisfatti della serata.

Puoi scegliere come guardare questo spettacolo, recitato da un cast eccellente, e puoi scegliere se anche tu vuoi essere bestia o un altro tipo di uomo.

Anastasia Mancini

Teatro Carignano
dal 7 gennaio al 26 gennaio 2020
Zio Vanja
Regia Kriszta Szèkely
Con Paolo Pierobon
e con (in ordine alfabetico) Ivan Alovisio, Federica Fabiani, Lucrezia Guidone, Ivano Marescotti, Franco Ravera, Ariella Reggio, Beatrice Vecchione
Scene Renàtò Cseh
Costumi Dòra Pattantyus
Luci Pasquali Mari
Suono Claudio Tortorici
Responsabile area artistica, programmazione e sviluppo Barbara Ferrato
Responsabile area produzione Salvo Caldarella
Responsabile area allestimenti scenici Marco Albertano
Una Produzione del Teatro Stabile di TorinoTeatro Nazionale

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