Il 25 aprile 1911 a Torino si incontrano i destini di due uomini: il primo, Emilio Salgari, scrittore veronese morto suicida, il secondo, Mario Carrara, docente universitario di medicina legale e antropologia, incaricato di occuparsi della salma.
Lo spettacolo ha luogo nel Palazzo degli Istituti Anatomici, esattamente nello stesso posto dove avvenne “l’ispezione” della salma, e da dove partì successivamente, per riposare nel Cimitero Monumentale di Verona.
E poiché il teatro può superare i confini terreni, la salma di Salgari (interpretato da Lorenzo Fontana) e Carrara (Gianluca Gambino) si trovano protagonisti di un dialogo impossibile. Gambino riesce perfettamente a incarnare la personalità di un uomo che, malgrado la stranezza della situazione, cerca di affidarsi alla scienza e alla razionalità per cercare di capire le ragioni del gesto estremo di Salgari. Non solo le difficoltà economiche e famigliari, ma anche i problemi psichici di cui l’uomo soffriva, e che il suocero Cesare Lombroso (di cui Carrara sposa la figlia Paola) aveva studiato nei suoi numerosi scritti.
Fontana, d’altro canto, rende benissimo un Salgari che, non senza una punta di cinismo, può finalmente raccontare il suo lato più fragile e denunciare i torti ricevuti – lo sfruttamento dei suoi editori, la scarsa partecipazione al suo funerale – e di confessare finalmente di essere un viaggiatore mancato, il cui tragitto più lungo fu sull’Adriatico da Verona a Brindisi.
Merita senza dubbio una menzione particolare la regia di Sergio Ariotti, che, con una semplicità disarmante e una scenografia essenziale, riesce progressivamente a focalizzare l’attenzione su Carrara e sul rapporto che questi ebbe col fascismo.
Scandendo i salti temporali tramite l’utilizzo di una lavagna, Carrara confesserà a Salgari i suoi dubbi e i suoi timori relativi all’ideologia fascista, in particolar modo menzionando la campagna militare in Libia, che, invece, sorprendentemente, Salgari difenderà patriotticamente (forse anche per via della partecipazione del figlio Nadir), fino alle ultime scene in cui un arrabbiato Carrara legge la propria dichiarazione di non fedeltà al regime (fu uno dei dodici docenti universitari italiani a farla), pur conoscendo i rischi di chi sceglie di anteporre la propria etica alla convenienza.
Niccolò Casassa
Revisione drammaturgica e regia Sergio Ariotti
Un lavoro teatrale di Aldo Salassa
Interpretato da Lorenzo Fontana (Salgari), Gianluca Gambino (Carrara)
Costumi Augusta Tibaldeschi
Assistente Beatrice Biondi