WAYCEYCUNA – TIZIANO CRUZ

Al Teatro Astra, in occasione del Festival delle Colline Torinesi 2025, è andato in scena, nelle serate del 28 e del 29 ottobre, lo spettacolo Wayceycuna – parola quechua che significa “I miei fratelli”- realizzato e interpretato da Tiziano Cruz, artista noto per il suo lavoro interdisciplinare che unisce teatro e arti figurative.

L’opera, già presentata al Festival d’Avignone, rappresenta la chiusura della trilogia Tres Maneras de Cantarle a una Montana, in cui l’artista compie un tuffo nel passato per raccontare la propria infanzia sulle montagne dell’Argentina settentrionale, intrecciando ricordi personali a riflessioni politiche sulla violenza distruttiva del neoliberismo.

L’artista argentino compare solo sul palco, dietro al disegno delle montagne che si stagliano bianche come la neve nella scenografia, accompagnato dal suono delle campane. E’ così che inizia il suo viaggio: Cruz parla in spagnolo, con accento argentino, la sua lingua madre, mentre sullo schermo, in alto sopra il palcoscenico, compare la traduzione in italiano.

I sensi dello spettatore diventano parte integrante dello spettacolo, e lo aiutano ad immedesimarsi completamente nella scena: la lingua e il canto come parte uditiva, il cambio d’abito e la tavolata come componente visiva.

Ci sono ben tre cambi di vestiario; si passa da un abito coloratissimo a una maglietta con scritto “La ragazza senza denti”, – la cui identità verrà svelata solo in seguito-, fino a un completo totalmente bianco, simbolo del potere. Per mostrarlo, l’artista si mette prima da un lato e poi dall’altro, come per una foto segnaletica: un gesto che rappresenta l’istituzionalizzazione del razzismo e introduce la toccante frase pronunciata poco dopo;

Non importa quante opere faccia, non ascolteranno mai noi poveri emarginati”.

Segue la preparazione della tavolata sul palco, si parla della Festa di Santa Barbara, legata ai riti agricoli, ai cicli della natura e alla collettività. Il fatto che si tratti di una festività associata alla protezione contro la morte improvvisa non è casuale, come gli spettatori scoprono nella parte più toccante, a mio parere, dell’intero spettacolo.

Dopo aver disposto sulla tavola colorata frutta e pane, Cruz aggiunge alcune piccole bambole. Una di queste rappresenta la sorella, Betiana Cruz. L’artista la solleva lentamente, trascinando il pubblico nel racconto della notte peggiore della sua vita.

Nel finale, Cruz stimola anche il senso del gusto; mentre intona le note della canzone Wayceycuna, distribuisce pane e frutta in un rito comunitario, come in una festa.

L’artista non chiede mai empatia nei propri confronti, non si presenta come vittima; utilizza magistralmente la tecnica dello show don’t tell, facendoci entrare nel suo mondo attraverso i sensi e l’arte del teatro, offrendoci la possibilità di riflettere personalmente sull’opera e di trarre ciascuno la propria conclusione.

Per me, assistere a Wayceycuna è stato come sorseggiare un caffè di ottima qualità; la bevanda è inizialmente amara, poiché si parla di morte, di razzismo, violenza sistematica e povertà, per poi raggiungere il suo picco emotivo nella scena della tavola. Ma la conclusione, nell’imitazione di una festa collettiva e gioiosa, dimostra quanto Cruz sia legato alla sua terra nonostante tutto, lasciando quella nota dolce che solo i migliori caffè sanno regalare come retrogusto.

La montagna mi ha visto nascere, ridere e piangere, mi ha visto crescere, mi ha visto andarmene e un giorno mi vedrà tornare.”

Camilla Cucci

Wayqeycuna di Tiziano Cruz

Testi, regia e performance di Tiziano Cruz

drammaturgia di Rodrigo Herrera

con la collaborazione artistica di Rio Paranà

fotografia, musica e suono, coordinamento tecnico, realizzazione foto e video,

disegno luci di Matìas Gutiérrez

costumi e produzione artistica di Luciana Iovane

produzione di Ulmus Gestiòn Cultural

Foto tratta da Latitudes Contemporaines (www.latitudescontemporaines.com)

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