Nello scenario del Festival delle Colline Torinesi ci troviamo al Roi Music Hall, punto di riferimento per il dancing e la cultura a Torino dal 1922. Un luogo che da più di cent’anni ospita e organizza eventi, non può che essere custode di storie, incontri e rivoluzioni. Sotterraneo propone due serate dove “il divertimento non distrae e il pensiero non interrompe la festa”: musica, luci stroboscopiche e clima leggero, intervallato da domande, riflessioni e indagini. A guidare la performance un attore e un’attrice armati di microfono si aggirano tra il pubblico animando la festa. L’idea è quella di sperimentare un dj set con una drammaturgia incalzante che faccia da cornice e che porti avanti di pari passo pensiero e divertimento.

DJ Show Twentysomething Edition è una performance dove “il vero spettacolo siete voi”. Il pubblico viene invitato a danzare per tutta la durata dell’evento, accompagnato da musica di ogni genere ed epoca. Si festeggia il venticinquesimo di Sotterraneo, il trentesimo del Festival delle Colline Torinesi e tante altre celebrazioni. Vengono scambiati regali di Natale e si fa il conto alla rovescia di Capodanno. Ma quali sono i confini di uno spettacolo teatrale? Cosa distingue un DJ set da una performance artistica? Tornando all’etimologia della parola performance vediamo che deriva dal latino per-formare, dare forma.
E a cosa dà forma Sotterraneo?
In attesa dell’inizio dello spettacolo, il pubblico può ordinare da bere e osservare lo spazio. Ci troviamo in un luogo ampio, in cui è presente una pista da ballo in parquet chiaro, divanetti e comode sedute, una zona destinata ai deejay e un soppalco che potrebbe accogliere un pubblico d’eccezione. Dopo un’introduzione, gli spettatori vengono invitati a stare al centro della pista da ballo e a danzare. Osservando i presenti in sala, ci si rende conto che, così come a teatro l’atteggiamento normalizzato è quello di stare seduti in silenzio con lo sguardo rivolto verso il palcoscenico, così ora la modalità riconosciuta come corretta è quella di danzare, muoversi a ritmo, rispondere alle domande o ascoltare gli stimoli proposti. Perché anche in questo caso si sente la necessità di dare delle regole e di suggerire allo spettatore la condotta da tenere creando un nuovo impianto di codici da rispettare? Perché in un’occasione in cui “festa e teatro coesistono” l’alternativa a danzare non è una strada percorribile?
Il pubblico in sala accetta di diventare partecipe di un copione scritto da qualcun altro rimanendo in attesa di sapere quale sia la prossima mossa. Mi domando se e quanto lo spettatore sia stato preso in considerazione nel processo ideativo e in che modo è determinante per quanto accade in scena. È una festa di compleanno che avrebbe potuto avere luogo anche senza gli invitati? E se invece loro fossero indispensabili, significa che stiamo dando in mano a delle persone, più o meno competenti in materia di spettacolo, l’esito dell’intera performance? All’inizio della serata viene dichiarato che il vero spettacolo è il pubblico. Spettatori, uditori, ascoltatori, testimoni, astanti. Sul dizionario della lingua italiana questi sono tutti sinonimi, ma nel linguaggio dell’arte performativa chi sono questi esseri che durante le prove generali non erano presenti? Che spazio hanno nel copione, nel pensiero e nel cuore del performer?
Mi chiedo se la continua ricerca di rottura di schemi da parte di chi con professionalità, impegno, studio e costanza porta avanti una performance, possa lasciare spazio al germoglio della libertà del pubblico. È possibile decostruire regole e principi performativi, lasciando spazi vuoti e tempi sospesi in cui lo spettatore si possa sentire pienamente chiamato in causa e responsabile dell’andamento della performance? Alla prossima festa, dunque, gli invitati si sentiranno liberi di non ballare?
Silvia Guzzi
creazione Sotterraneo
ideazione e regia Sara Bonaventura, Claudio Cirri, Daniele Villa
con Sara Bonaventura, Claudio Cirri
scrittura Daniele Villa
sound design Mattia Tuliozi
luci Marco Santambrogio
produzione Sotterraneo
photo Giorgio Meneghetti, Davide Agostini e Sotterraneo