VANGELO SECONDO LORENZO

Nel momento in cui ho visto nel programma del Teatro Stabile di Torino questo spettacolo, decisi che dovevo andare assolutamente a vederlo. Fu un desiderio dettato dalla profonda stima che nutro verso la grande persona che fu Don Lorenzo Milani. Ero inoltre molto curiosa di sapere come avrebbero affrontato in palcoscenico una storia come la sua.

E’ stata “colpa” del mio ex insegnante di psicologia del mio liceo se mi sono imbattuta in questo personaggio, che oltre essere stato molto attivo a livello sociale e politico, ha dato un importante contributo alle successive riflessioni sulla didattica scolastica.

Lo spettacolo si divide in due atti che rispecchiano le due stagioni della vita di Don Lorenzo: Vita da Cappellano e Vita da Priore, la prima riguarda gli inizi del sacerdozio a Calenzano, la seconda gli anni trascorsi a Barbiana. Non mancò mai, in entrambe le fasi, la sua dedizione verso le classi sociali più povere con un grande impegno politico e religioso.

Nel complesso lo spettacolo è piacevole, tuttavia non tutti gli elementi erano in perfetta armonia. Per esempio, ha pesato l’eccessiva lunghezza del testo, e forse qualche stanchezza degli attori (ho assistito all’ultima replica torinese), che pure hanno proposto uno spettacolo già rodato, in scena dal 2017.

Credo, inoltre, che il testo non sia sempre efficace sul piano teatrale. Lorenzo Milani morì giovane, ma molte furono le sue esperienze, le sue lettere, i suoi scritti e le testimonianze: un materiale sicuramente molto consistente, che non sempre gli autori Leo Muscato e Laura Perini hanno saputo usare in una chiave drammaturgicamente stimolante.

La scenografia è molto semplice: tre pareti dipinte in un azzurro molto delicato con grandi aperture, aperte e chiuse da pannelli, per indicare le varie ambientazioni.

Spettacolo di due ore e mezza in cui ci vengono mostrate le sfide che Milani dovette superare nella sua breve vita: il dissenso della sua famiglia riguardo al suo futuro in seminario, le continue critiche dei confratelli sacerdoti, la difficoltà a farsi accogliere dalla sua diffidente gente, il processo per essersi schierato a favore dell’obiezione di coscienza, e infine, l’ultima prova durissima a cui al contrario delle altre non riuscì a vincere, la malattia.

Attori tutti molto preparati , compresi i sei giovani ragazzi che accompagnano il personaggio di Don Milani nella maggior parte delle scene.

Non ho apprezzato molto come spiccasse la recitazione a volte troppo cinematografica di Alex Cendron, che nel complesso però credo abbia affrontato bene il lavoro su questo personaggio. È riuscito a mettere in evidenza l’indole anticonformista e l’immensa passione per l’educazione che Don Milani aveva. Il suo senso del dover riscattare tutti quei figli delle classi più umili, vittime del grande analfabetismo ancora presente nel nostro Paese negli anni del secondo dopoguerra. Oltre a questo erano anni in cui si viveva in un clima dove il problema del lavoro a cottimo, senza contratto e in condizioni di salute e di sicurezza pessime era il pane quotidiano. Un uomo dalle idee rivoluzionarie, a volte anche con uno sguardo utopico che ancora adesso ci fa sognare, grazie al suo esempio, un’Italia migliore. Un uomo che così scrisse:

Conoscere i ragazzi dei poveri e amare la politica è tutt’uno.
Non si può amare creature segnate da leggi ingiuste e non volere leggi migliori.
Non c’è nulla che sia ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.

(Lettera a una professoressa, 1967)

Alessandra Botta

scritto da Leo Muscato e Laura Perini
con Alex Cendron nella parte di Lorenzo Milani
con (in ordine alfabetico) Alessandro Baldinotti, Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Nicola Di Chio, Silvia Frasson, Dimitri Frosali, Fabio Mascagni, Massimo Salvianti, Lucia Socci, Beniamino Zannoni
e con Pietro Carrara, Giovanni Carrara, Corrado Casalini, Duccio Casalini, Giulio Elefante, Mattia Mazzoni,
Ilaria Pascale
nel ruolo degli allievi della scuola di Barbiana
regia Leo Muscato
scenografia Federico Biancalani
costumi Margherita Baldoni
disegno luci Alessandro Verazzi
assistente alla regia Alessandra De Angelis
Elsinor Centro di Produzione Teatrale
Arca Azzurra Teatro, Teatro Metastasio di Prato per Fondazione Istituto Dramma Popolare di San Miniato

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