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HOTEL BORGES – PICCOLA COMPAGNIA DELLA MAGNOLIA

Finalmente l’Attore!

Piccola Compagnia della Magnolia firma un lavoro vivo, a tratti anarchico, che anziché precisarsi macchinosamente si manifesta come urgenza artistica. A partire da una necessità espressiva la Compagnia edifica la sua creazione. Finalmente il Teatro! Neanche un accenno di intellettualismo o falsi manierismi. È presenza vissuta, essenziale e libera da abbellimenti. Tutto rifugge la menzogna. 

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CONFERENZA STAMPA FERTILI TERRENI TEATRO: TRE REALTA’ UNITE PER IL TEATRO CONTEMPORANEO

Il 24 Ottobre 2017 si è svolta, presso il Centro Culturale Polo del ‘900, la conferenza stampa di tre teatri che ormai fanno parte da tempo dell’orizzonte teatrale torinese. La novità di queste stagioni teatrali non sta nel fatto che vogliano parlare di alleanza e integrazione attraverso lo spettacolo, ma che in prima persona ci mostrino cosa vuol dire la parola “unione”: tre spazi, tre realtà e tre storie diverse che per la stagione 2017/2018 hanno deciso di creare una collaborazione per portare nella città di Torino il teatro contemporaneo, per far conoscere la nuova drammaturgia e per offrire al pubblico nuovi stimoli.

Tre stagioni teatrali che si incontrano: La Dolce Rivoluzione, Schegge INforOUT e Santa Cultura in Vincoli, organizzate rispettivamente da Tedacà e Il Mulino di Amleto, Il Cerchio di Gesso e Acti-Teatri Indipendenti, che trovano la propria dimora in tre teatri della periferia di Torino che vogliono così porsi all’attenzione dei cittadini: BellArte nel quartiere Parella, Cubo Teatro nella zona di Vanchiglietta e San Pietro in Vincoli vicino Porta Palazzo. Durante gli anni questi tre teatri hanno cercato di formare il pubblico, di porre l’attenzione sul teatro d’innovazione contemporaneo e proprio per questo sono diventati un punto di riferimento per giovani compagnie che hanno trovato uno spazio di prova e rappresentazione, e per artisti di livello nazionale che hanno individuato una dimensione ideale per esprimersi. Vista quindi la comunanza di intenti, è stato quasi automatico per le tre realtà incontrarsi e generare una stagione teatrale innovativa e comune, in collaborazione anche con Concentrica 2017, organizzata dal Teatro della Caduta.

Il primo intervento della presentazione di queste “tre stagioni in una”, coordinata dal direttore artistico di BellArte Simone Schinocca,  è stato dell’Assessora della Città di Torino – Attività e Manifestazioni Culturali Francesca Paola Leon che vede in questa proposta la giusta strada da percorrere, quella di collaborazione e scambio tra giovani artisti. Lo scambio infatti è sempre una vittoria,   e grazie ad esso quest’anno il pubblico dei tre teatri potrà ampliarsi e i cittadini potranno conoscere nuove stagioni e nuove modalità di fare teatro rispetto a quelle a cui erano abituati.

In seguito il Presidente della circoscrizione 4 Claudio Cerrato, che si presenta come affezionato già da anni alle iniziative del teatro BellArte, sottolinea la grande capacità e l’impegno di questi giovani che, partiti da realtà periferiche, sono riusciti ad ampliare la proposta a tutta la città, con un cartellone ricco e interessante, di spettacoli autoprodotti in grado di far pensare e sensibilizzare il pubblico.

Questa avventura ha due partner: la Compagnia di San Paolo e la Fondazione Piemonte dal Vivo, che si mostrano entrambi entusiasti di come questo progetto abbia le potenzialità per dare visibilità ad un tipo di arte che mai come oggi può servire a capire il nostro tempo e che può favorire la comprensione dei linguaggi contemporanei.

La parola passa quindi ai direttori artistici delle compagnie: Beppe Rosso (San Pietro in Vincoli) ribadisce come la nuova drammaturgia e i nuovi linguaggi siano la vocazione di queste tre realtà ormai unite e che uno spazio piccolo come quello che loro possono offrire (i tre teatri infatti hanno pochi posti) sia in realtà una ricchezza perché può permettere uno scambio tra attore e spettatore e un dialogo impossibili in teatri più grandi e strutturati diversamente. Ammette che questo non è un momento storico che stimola il teatro, ma proprio per questo chi lo ama deve lottare e con la loro stagione teatrale vogliono proprio essere incubatori di idee, proporre riflessioni a tutta la città, non solo nel “sottobosco” della periferia nella quale hanno fino ad adesso lavorato: Torino era la città – laboratorio d’Italia e deve tornare ad esserlo.

Marco Lorenzi (Il Mulino di Amleto) ci racconta la nascita di questo progetto, che non è solo di programmazione, perché nasce da una domanda che si è visto porre da molti durante la visita per lavoro a varie città italiane: cosa sta accadendo in Piemonte dal punto di vista dell’innovazione teatrale? Forse manca un sistema che permetta alla creatività dei giovani di venire fuori, e con il loro progetto vogliono proprio sopperire a questo problema, dato che in realtà ci sono tantissimi giovani e non solo che difendono l’unicità del teatro e non vogliono vederlo scomparire.

Girolamo Lucania (Il Cerchio di Gesso) parla invece di quanto sia per loro fondamentale il lavoro con il pubblico e in particolare il coinvolgimento degli studenti universitari e delle scuole secondarie, che vogliono stimolare a scrivere di teatro, a fare scrittura critica. Inoltre spiega che una delle cose più importanti per loro è far sapere alle compagnie di giovani che le nuove proposte saranno ascoltate e che da loro potranno trovare uno spazio sicuro per esprimersi: Il Paese e la sua comunità devono essere raccontati per lasciare traccia di noi nella storia, e niente meglio del potere delle parole e del segno teatrale può farlo.

L’ultimo intervento è quello dell’Assessora Regionale alla Cultura e Turismo Antonella Parigi, che offre a tutti i presenti diversi spunti di riflessione: premettendo che nelle leggi italiane ci sono dei grossi limiti a causa dei quali gli artisti non sono riconosciuti e che il Paese non sembra creare un sistema che stimoli la nascita di una nuova drammaturgia italiana, la riflessione forse non va fatta sulla singola forma d’arte, ma sul perché la cultura non è più in grado di produrre trasformazioni sociali, creare consapevolezze, comunicare con un pubblico che non investe più nell’arte. Inoltre è forse necessario chiedersi, per chi lavora in teatro, perché il linguaggio teatrale ha subito un arresto nella ricerca e nell’innovazione ormai da anni e per quale motivo l’attenzione si è spostata verso altri linguaggi artistici come la danza e il circo.

Tutti noi abbiamo sicuramente cercato di rispondere interiormente a queste domande e la Conferenza in sé è stata un chiaro spunto di riflessione. Per iniziare non resta dunque che partecipare ad alcune delle iniziative proposte da queste tre rassegne teatrali.

Alice Del Mutolo

L’innocenza degli anziani – Schegge In

Il 18 e 19 febbraio, presso il CuboTeatro e all’interno della stagione treatrale Schegge In 2016/17, la compagnia Teatro Presente ha portato in scena Il vecchio principe, candidato al “Premio Teatro del Mundo 2013” di Buenos Aires come Miglior Spettacolo Straniero.

_1390991In un spazio scenico vuoto e circondato da pareti nere, dopo che il pubblico si è seduto, i tre attori attendono il massimi silenzio per poi presentarsi come Antoine, il Principe e il Vecchio. Questi tre attori ci racconteranno la storia de Il vecchio Principe attraverso dialoghi, un grande uso del linguaggio corporeo e pochi oggetti scenici, inseriti di volta in volta durante lo spettacolo.

Il testo si rifà al racconto Il piccolo principe ma con protagonista un anziano altrettanto bizzarro e innocente quanto il bambino che conosciamo dalla storia originale . Questo anziano ci viene presentato solo come il Vecchio ed  è ricoverato in un ospedale geriatrico. Di lui si occupa un giovane infermiere che lentamente viene addomesticato e che piano piano si lascerà trasportare dalla vivacità del Vecchio.

Antoine desiderava fare il pittore ma la sua fantasia è smisurata, al posto di cappelli vedeva serpenti che inghiottono elefanti e per questo abbandona l’idea di fare l’artista per un lavoro più concreto, ovvero l’infermiere. Sapendo della passione per l’arte e la grandissima immaginazione di Antoine, il Vecchio gli chiede di disegnargli una pecora tutta per sé. Possibilmente una pecora giovane e  felice. Antoine gli disegna una pecora che è talmente piccola da non vedersi sul foglio e il Vecchio ne è entusiasta: è proprio ciò che voleva lui.

_1390637Il Vecchio racconta di essere venuto da un pianeta tutto suo, dove poteva guardare tutti i tramonti che voleva spostando poco più in là la sedia, in cui doveva pulire i crateri dei vulcani ed estirpare le radici dei terribili baobab. Proprio mentre si dedicava al giardinaggio aveva notato la crescita di una nuova pianta, molto diversa dai baobab. Davanti agli occhi increduli del  Vecchio stava sbocciando una rosa vanitosa e bisognosa di attenzioni.  Ne rimane subito affascinato e le dedica tutto il suo tempo, attribuendole un grande valore e facendola diventare la sua rosa.
Ma questa rosa è troppo capricciosa, vuole stare al riparo sotto una teca per non prendere freddo, si lamenta di qualsiasi cosa e il Vecchio, stufo di non vederla mai contenta, decide di abbandonarla e andarsene dal suo pianeta.

Mentre il Vecchio ci racconta tutto ciò, sul palco si crea come una seconda dimensione, quella del ricordo e del suo pianeta, dove vediamo la rosa effettivamente parlargli. Intanto Antoine nella stanza dell’ospedale cerca di farlo ritornare alla ragione dicendogli che sono stati i suoi parenti a farlo ricoverare, che non arriva da nessun pianeta e di prepararsi alle visite.
A fare visita al Vecchio sono la direttrice dell’ospedale, una donna vanitosa che vuole farsi applaudire e che dà ordini a tutti – persino alle sue stesse gambe -, una parente che parla solo di affari e non ha un minuto per il Vecchio, un ubriacone che beve per dimenticare la vergogna di bere e un  lampionaio che deve accendere e spegnere il lampione di continuo.

Il Vecchio non riceve attenzioni né dai parenti né dai dottori. In realtà l’unica persona che gli è realmente vicina è Antoine. Tra loro si è creato un rapporto di abitudine e quotidianità ma anche di affetto, al Vecchio rincuora sapere che ad una certa ora Antoine verrà a dargli le medicine, che gli rifarà il letto e gli dedicherà qualche minuto del suo tempo per chiacchierare. Pur avendo questo amico, il Vecchio non smette di pensare alla sua rosa e una sera, malato e con la febbre, saluta Antoine dicendo che sta per tornare al suo pianeta.

_1390981La compagnia Teatro Presente ha portato in scena uno spettacolo che ci ricorda quanto sia importante dare attenzione alle persone care, soprattutto agli anziani che tendiamo ad allontanare quando raggiungono una certa età e tornano a comportarsi come bimbi. Il piccolo principe con leggerezza riesce a trasmettere insegnamenti importanti e questi si rispecchiano anche nel testo scritto da César Bie, che è riuscito a mantenere lo stile dell’opera originale rendendo alcuni passaggi in scena particolarmente gioiosi, anche grazie alla musica di Chango Spasiuk, ma sempre offrendoci uno spettacolo capace di far riflettere.

Andreea Hutanu
Foto di Bruno Garetto

Il vecchio principe
Testo e regia di César Brie
Con Manuela De Meo, Daniele Cavone Felicioni, Pietro Traldi
Musiche Chango Spasiuk
Costumi Anna Cavaliere
Produzione Teatro Presente / ERT Emilia Romagna Teatro Fondazione
Uno spettacolo di Teatro Presente