IL TANGO DELLE CAPINERE – EMMA DANTE

All’inizio di tutto, nel buio più buio, si sente un suono, dapprima flebile e lontano poi sempre più nitido e vicino…

Il tango delle capinere comincia col buio, un buio di scena e di vita.
Sul palcoscenico del raccolto teatro ‘bomboniera’ Gobetti si intravedono solamente due grossi bauli verdi, simili a quelli di tante soffitte vissute dal susseguirsi di svariate stagioni e generazioni.
Due bauli, fedeli custodi di oggetti ‘parlanti’, chiusi; e una costellazione di lucine pendenti, spente. Tutto qui.
Il pubblico viene preso dolcemente per mano e, come cullato, comincia a sbirciare dentro l’universo di una coppia di anziani senza volto e senza nome.
Nell’aria volteggiano le note di un nostalgico carillon a manovella, uno di quelli che quando sei bambino ti diverti a far girare freneticamente. Velocizzi o rallenti a tuo piacimento il meccanismo e storpiando la melodia provi un ingenuo gusto ‘birichino’.
Riassaporare le righe di un pentagramma così come quelle di una vita insieme è ciò che fanno i protagonisti. Due fanciulli cresciuti che una sera di Capodanno si trovano, per caso, a ridere di questo piccolo strumento musicale e, ridendo di gusto, cominciano a riavvolgere il nastro della propria storia d’amore.

Foto di Carmine Maringola

I due bauli diventano, da ventri fecondi, involucri magici di oggetti senza tempo. Simboli incastonati in quell’attimo passato e solo in apparenza senza importanza: un paio di scarpette rosse, un telecomando, un telefono a disco, i costumi da bagno del primo incontro, un vestito da sposa…
Ne Il tango delle capinere più che le parole sono le cose ad animare i personaggi, pezzi di archeologia umana che permettono di ricostruire le tracce di un vissuto condiviso.
Sulla scena Sabino Cavilleri e Manuela Lo Sicco maneggiano con cura e sempre nuova meraviglia questi presenti rinati.
I due performer si destreggiano con atleticità e chirurgia gestuale, leggerezza e fluidità all’interno di un variopinto mosaico di vita.

Poco testo, l’essenziale, uno scoppiettante dialetto siciliano di cui non sfugge nulla grazie alla maestria vocale degli interpreti.
Negli scambi di battuta la provocazione, la sensualità, l’intesa, sono tutti ingredienti perfettamente amalgamati di un gioco amoroso senza fine (Donna: “Quel curnutu to’ patri e crastu”/ Uomo: “E bottana to matri” / Donna: “Chi dicisti?” / Uomo: “Quel curnutu ri to’ patri”/ Donna: “No dopo chi dicisti?” / Uomo: “Curnutu to patri bottana to matri” –schiaffo– / Donna: “Cornuta a mia? Eheheh non si dicono i parolaccie”).
Un’ironia giocosa domina lo scorrere di passaggi di vita fondamentali. Un bambolotto lanciato nelle braccia dell’altro diventa un figlio, il suono di una pompetta il suo pianto inconsolabile.
Tragedia e commedia si mescolano e gli scapaccioni al piccolo si trasformano in buffetti e morsi affettuosi di un padre ingordo d’amore (Uomo: “E invece lo mangio”).

Foto di Rosellina Garbo

La musica italiana è infine la terza protagonista indiscussa e gli amanti danzano incessantemente con i corpi, le voci e gli oggetti. Ballano la microstoria che ci accomuna tutti, quella fatta non di eventi straordinari ma di straordinaria semplicità.

Il tango delle capinere è insieme inno e epitaffio alla vita comune.
Una breve fiaba moderna intensa come il soffio sulle candeline quando si esprime un desiderio.
La sua durata effimera le dà quel retrogusto nostalgico e malinconico proprio di qualcosa che non c’è già più e per questo rimarrà eternamente toccante.
La commozione non arriva di getto ma viene instillata goccia a goccia, rimanendo sottile e personale.
Euforia e quiete, riso e pianto, vita e morte continuano a danzare…fino all’ultimo passo, l’ultima nota, l’ultimo respiro.

Emma Dante e i suoi due amanti risvegliano quel bambino innamorato della vita che vede magia in ogni dove. Un bambino presente in ciascuno di noi ma troppo spesso tenuto nascosto dentro bauli impolverati di soffitte dimenticate.  

Bianca Ferretti

Scritto e diretto da Emma Dante
Con Sabino Civilleri, Manuela Lo Sicco
Luci Cristian Zucaro
Tecnico Marco D’Amelio
In coproduzione conTeatro Biondo Palermo
Emilia Romagna Teatro ER T / Teatro Nazionale
Teatro di Roma – Teatro Nazionale
Carnezzeria, Théâtre des 13 vents Centre Dramatique National Montpellier
MA scène nationale – Pays de Montbéliard

In collaborazione con Sud Costa Occidentale

Un commento su “IL TANGO DELLE CAPINERE – EMMA DANTE”

  1. le nitide pennellate di bianca ci portano sul palco con gli attori , ad ascoltare i loro dialoghi e le emozioni che risvegliano dentro di noi , mettendo ordine nei frammenti della vita , grazie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *