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TORINODANZA – TEMOIN

TÉMOIN

COLLECTIF FAIR-E

SAÏDO LEHLOUH

“TEMOIN”: l’arte del collettivo FAIR-E incanta Torinodanza

“TÉMOIN” di FAIR-E: il corpo come testimone di una società in movimento

In prima nazionale al festival Torinodanza, il collettivo FAIR-E, fondato da Bouzid Art Atmane, Iffra Dia e Johanna Faye, porta in scena TÉMOIN, un’opera firmata dal coreografo Saïdo Lehouh (danzatore, coreografo francese d’origine algerina, noto anche con lo pseudomnimo “Darwin”, cofondatore del collettivo, che ha lasciato un’impronta nella scena francese del b-boying negli anni 2000). Il lavoro si rivela fin da subito potente e intenso, nella forma come nel contenuto. Nulla è lasciato al caso: la cura per il dettaglio, l’equilibrio delle coreografie, l’uso magistrale delle luci e dello spazio restituiscono una visione scenica elegante, strutturata e al tempo stesso pulsante di vita.

Lo spettacolo prende le mosse da una scena culturale ben precisa: quella degli anni ’90, in cui il b-boying — evoluzione della breakdance — ha dato forma a nuovi linguaggi urbani come hip hop, krump, popping, diventando espressione di una società contemporanea e multiculturale. Ed è proprio in questa cornice che TÉMOIN trova il suo cuore: un’indagine sul tema della presenza, intesa come esistenza condivisa e riconosciuta, a cui viene attribuito un valore assoluto di rispetto e ascolto.

Il titolo, Témoin — che in francese significa “testimone” — suggerisce il senso profondo di questo lavoro: una testimonianza viva di una condizione multigenerazionale, che attraversa esperienze, culture, vissuti. I venti danzatori in scena, a loro volta coreografi, musicisti, fotografi, incarnano questa molteplicità. Si muovono come flussi di energia, tra assoli tecnicamente impeccabili, duetti intensi e momenti corali di rara forza espressiva.

Lehlouh e il collettivo FAIR-E non offrono solo uno spettacolo di danza: propongono una poetica del corpo, una visione della contemporaneità che commuove, interroga, coinvolge. TÉMOIN è un atto di presenza, un invito alla riflessione, ma anche un omaggio alla danza come linguaggio universale, capace di restituire la complessità del reale con grazia e potenza.

Le musiche sono state composte da Mackenzy Bergile( Artista franco‑haitiano, Mackenzy Bergile è una figura poliedrica della scena contemporanea europea) e curate drammaturgicamente da Raphael Stora (nel suo lavoro, Stora riflette molto sull’urgenza della memoria nella danza urbana: filmare, documentare, registrare movimenti e corpi che spesso sono fugaci, momenti di improvvisazione, culture di strada).

Lo spettacolo si conclude con un momento di grande intensità: i danzatori avanzano lentamente verso il pubblico, rompendo la distanza tra scena e platea. È un gesto semplice, ma profondamente simbolico. Una scelta coreografica che crea una vicinanza reale, tangibile, in cui la relazione tra chi guarda e chi danza si fa potente, diretta, umana.

E se capita — come è successo a me — di incrociare lo sguardo di uno dei performer, si percepisce una commozione reciproca. Non è più solo danza: è uno scambio, un riconoscersi, un’emozione condivisa che arriva dritta al cuore.

Alessandra Lai

coreografia Saïdo Lehlouh
assistenti alla coreografia Mehdi Baki, Evan Greenaway, Karim Khouader aka Karim KH
interpreti Ndoho Ange, Mehdi Baki, Audric Chauvin, Marina de Remedios, Jerson Diasonama, Johanna Faye, Evan Greenaway, Théodora Guermonprez, Linda Hayford, Marvin Kemat aka Zulu, Karim Khouader aka Karim KH, Odile Lacides, Timotkn, Mattéo Raoelison aka Rao, Mathias Rassin aka Thias, Émilie Ouedraogo Spencer aka Wounded, Raphaël Stora, Clarisse Tognella
Lorenzo «Sweet» Vayssière
luci Tom Visser, Gwendal Malard
musica Mackenzy Bergile (compositore), Raphaël Henard (drammaturgo musicale)
stile Johanna Faye
costumi Lydie Tarragon
Collectif FAIR-E / CCN di Rennes e della Bretagna
Co-produzione Théâtre de la Ville (Parigi), Théâtre National de Bretagne (Rennes), Maison de la Danse (Lione) Le Cratère – scena nazionale (Alès), Charleroi Danse
centro coreografico della Wallonia (Bruxelles) Château Rouge (Annemasse), tanzhaus nrw (Düsseldorf), Residenze Théâtre de la Ville (Parigi) – Espace Cardin Théâtre
National de Bretagne (Rennes) – sala Gabily CCN di Rennes e della Bretagna

photo © David Le Borgne

S 62° 58’, W 60° 39’ – PEEPING TOM

Lo scorso 24 ottobre Torino Danza Festival, in convenzione con il Festival delle Colline Torinesi, ha ospitato alle Fonderie Limone di Moncalieri la prima nazionale della nuova produzione della compagnia belga di teatro danza Peeping Tom diretta da Gabriela Carrizo e Franck Chartier.

La compagnia è famosa in tutto il mondo per i suoi spettacoli altamente provocatori e complessi e “S 62° 58’, W 60° 39’” non è da meno, per questo abbiamo deciso di provare a restituire un doppio punto di vista riportando due recensioni scritte rispettivamente da Graziana Distefano e Mirella Oliveri.

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MAQAM – MK | MICHELE DI STEFANO

Maqam è una parola araba che ha molteplici significati. Tutti rimandano ad uno stato di transitorietà, ad un momento di passaggio, flusso che permane costantemente sul confine del possibile accadimento. Michele Di Stefano gioca su questo stato di tensione per portare lo spettatore in un luogo che sembra essere fuori dal tempo, un altrove in cui si viene lentamente calati attraverso una suggestiva partitura musicale, composta dai suoni elettronici orchestrati dal vivo da Lorenzo Bianchi Hoesch, e dal canto di Amir ElSaffar. Il movimento ipnotico dei danzatori e i giochi di luce e ombre fanno il resto.

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