LAB_21 MON CORPS N’OBÈIT PLUS – SCHOß COMPANY

Opera lirica, danza, poesia, musica elettronica ed esibizione visiva. Cosa succederebbe se fossero riunite in un’unica performance armonica, in un progetto che ha come protagonista e direttore artistico il corpo?

A rispondere per noi a questa domanda è la Schoß Company  di Lisa Tatin e Simona Gallo che al Festival Delle Colline Torinesi ci presentano la loro performance LAB_21 Mon corps n’obéit plus, dall’opera omonima di Yoann Thommerel, regalandoci un altissimo esempio di fusione artistica anche per mezzo di una tecnologia che, utilizzando dei sensori, capta in modo organico le “intenzioni musicali” della performer.

L’opera del duo, così come l’opera di Thommerel, diventa un manifesto di ribellione, il corpo protesta contro il suo proprietario: la mente plasmata dalla società capitalista e la stessa società che ha reso capitalizzabile ogni cosa. È in un crescendo continuo di dinamiche sonore e vocali che il corpo dal rifiuto al comprare delle scarpe gialle inizia a opporsi ai movimenti “naturali”, cercando di uscire fuori da se stesso (Il mio corpo si annoia dentro di sé/vorrebbe provarne un altro). Allora vediamo la performer contorcersi in movimenti spasmodici che le fanno lentamente prendere consapevolezza che non ha più lei il controllo.

Il corpo, che parla attraverso una voce oscura e arcana, rauca o, al contrario, lirica, angelica, non conosce le mezze misure e vuole uscire (Allora il mio corpo si alza/Ha voglia di uscire) elevandosi e oltrepassando il confine. Ma di quale confine si tratta? La performer che dapprima controllava gli effetti sonori da dietro una consolle, adesso indossa due anelli che le permetto di trasformare i suoi movimenti in suoni: il corpo non ha più limiti, può muoversi, cantare, gridare, proliferare, moltiplicarsi (come si moltiplicano coralmente le voci della singola cantante), può farsi sentire, può farsi notare, vuole essere finalmente ascoltato, capito e quindi conia un nuovo linguaggio sinestetico, irrazionale.

Il corpo, allora, rovescia lo schema attanziale previsto dalla società smettendo di essere schiavo della tecnica e diventandone amico, confidente: la tecnica torna ad essere mezzo di espressione e non più soggetto di oppressione.

Ad attenuare l’apparente carattere superomistico del corpo, che si sente super free e sembra essere adesso invincibile, intervengono i brani scelti dal duo, ovvero un estratto del terzo atto di Didone e Enea di Purcell, “il lamento di Didone”  e un estratto della Canzonetta spirituale del musicista barocco Tarquinio Merula. Entrambi i brani intessono un forte legame col tema della morte e della fragilità della vita e dunque rendono chiare le intenzioni del corpo che non vuole essere soggetto assoluto, ma parte integrante di uno spazio libero, in cui finalmente può non obbedire più (Il mio corpo è super free./Il mio corpo è poetico./Il mio corpo non obbedirà mai più.). Infatti, proprio sul finire dello spettacolo la performer decide di uscire fuori dallo spazio fisico, circolare della scena e di passare con movimenti armonici tra il pubblico: mente, corpo, spazio, luci e musica convergono in un unicum pacifico e armonico.

Sofia Cappellani

concept Schoß Company

performance Lisa Tatin

creazione musicale André Décosterd & Lisa Tatin

text Yoann Thommerel & Lisa Tatin

light / stage design Simona Gallo

amministrazione/produzione Bureau Vanessa Lixon

traduzione italiana Delfina Arcostanzo

produzione Schoß Company

con il sostegno di Canton du Valais, Fondation UBS pour la Culture, FONDATION SUISA, Fondation SIS, Rencontres de Crans Montana.

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