PASTA MADRE – STIVALACCIO TEATRO

Il profumo del ricordo

Farina, sale, acqua, e un pezzetto di pasta madre. Questo l’esordio nel buio del palcoscenico, un mantra che riassume ciò che stiamo per vedere, Pasta Madre. 

Lo spettacolo è inserito nell’ambito del Festival Play with food il 28 settembre presso il Cineteatro Baretti. Una ricetta di ingredienti semplici, pezzettini, briciole di storia che fanno la Storia, quella con la S maiuscola. L’attrice Sara Allevi, forte e poliedrica, con la regia di Michele Mori si destreggia abilmente in una scenografia viva, un forno in cui nessun elemento è dato per scontato e ha uno scopo preciso: raccontare. Farina, sale, acqua, e un pezzetto di pasta madre dentro un barattolo, sul tavolo della fornaia Adalgisa, diventano case, strade, disegnano la geografia, in un continuo processo di trasformazione, del quartiere di Montesacro dove vive la piccola e ribelle Fernanda, figlia di Adalgisa: le “ciriole” diventano vecchie signore, l’incarto del pane una divisa da soldato, la pala per infornare un fucile, il forno un nascondiglio perfetto per una bimba dispettosa. 

La Storia è quella di una Roma città aperta, ma schiava di un regime e di una guerra di cui paga le conseguenze con la fame e la miseria, e alle quali le donne rimaste sono chiamate a resistere e combattere. Allora il racconto biografico di nonna Fernanda del presente, di cui si ascolta la voce dal vero nel finale, diventa l’eredità del ricordo di un’invasione, di una chiamata alle armi, degli assalti ai forni, dei tedeschi che uccidono madri indifese, senza avere la pretesa di far politica o ridursi a cronaca, ma attraverso gli occhi di una bambina che la fame non la soffre, che la morte non sa cosa sia, che il fascismo è una cosa vicina, ma negli aneddoti di un papà che calza scarpe troppo strette. Il lato profondamente umano di Pasta Madre sta proprio nell’osservare gli orrorifici eventi storici mentre si seguono le marachelle di Fernanda, il chiacchiericcio delle signore in fila, la quotidianità del forno di un quartiere romano, rendendo oggetti di uso comune qualcosa di extra ordinario.

In linea con la poetica della compagnia Stivalaccio Teatro, il racconto questa volta si nutre di qualcosa di inedito: il lavoro sulla maschera e sul corpo del teatro popolare, spesso con loro legato alla Commedia dell’arte, alla pantomima e a molto altro, sfrutta la sapienza di entrare e uscire dalla storia con un nuovo strumento, marionette costruite dall’attrice stessa dopo mesi di preparazione, che costituiscono certamente una sfida, riuscita, e che conferiscono una grande libertà d’azione nella resa di numerosi personaggi, legati all’interprete, nipote di Fernanda, tramite le memorie della nonna. Tali marionette si inseriscono in un apparato scenico che si sporca e si riadatta, che unisce l’estetica alla reale utilità, uno spettacolo estremamente materico che restituisce la concretezza di un vissuto, la semplicità mai banale di un’esistenza, la forza espressiva di elementi essenziali: farina, sale, acqua e un pezzetto di pasta madre, recita ancora l’Allevi, mantenendo fino alla fine, in un intreccio che viaggia nel tempo, la promessa di un realismo tangibile, che ha un peso e una dimensione, come le “ciriole” tanto desiderate dalle bimbe ribelli di Montesacro. 

Cristina Greco

Di e con Sara Allevi
Regia Michele Mori
Consulenza drammaturgica Diego Dalla Via
Consulenza artistica Elisabetta Granara
Cura dell’animazione Nadia Milani
Assistente di produzione Mary Salvatore
Disegno luci Matteo Pozzobon
Disegno sonoro e musica Giovanni Frison
Pupazzi Sara Allevi
Costumi realizzati da Giulia Lucato
Scene realizzate da Matteo Pozzobon nella Bottega di Stivalaccio Teatro
Responsabile di produzione e distribuzione Federico Corona
Coordinamento organizzativo Mary Salvatore
Organizzazione Massimo Molin
Amministrazione Ilaria Meda
Concept e visual Caterina Zoppini
Comunicazione Jessica Chretien
Produzione Stivalaccio Teatro

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