CELESTE | appunti per natura – RAFFAELLA GIORDANO

“La natura è spesso nascosta, qualche volta sopraffatta,
molto raramente estinta”.
Francis Bacon

Le luci si accendono lentamente, dalla quiete una persona appare e si insinua delicatamente nello spazio dominato ancora dall’oscurità. Con estrema cura prepara il campo di quel luogo denso che abiterà insieme al pubblico nel tempo concesso, sulle note leggere di un pianoforte e qualche suono della natura. Un tempo che pare essere lontano, sbiadito eppure vivido, intrecciato in qualche modo ai ricordi e a una nostalgia di bambina, che contemporaneamente si specchia e si ritrova al presente, dove vengono tracciati i segni e le forme mutate di ciò che è appena germogliato. Con questo solo Raffaella Giordano dona – a chi è disposto ad accoglierlo – un frammento di un viaggio che è la vita stessa, attraverso il linguaggio del corpo che semplicemente si lascia essere. Creatura senza età che crea forme e fluisce, con leggerezza e rigorosità.

L’11 dicembre 2021, dopo quattro anni di attesa, le Lavanderie a Vapore di Collegno hanno avuto il piacere di ospitare CELESTE appunti per natura, l’ultimo lavoro di Raffaella Giordanomaestra della danza contemporanea italiana, cofondatrice del collettivo storico Sosta Palmizi, che con Giorgio Rossi diviene, dal 1991, associazione e fondamentale luogo di riferimento per la formazione e la creazione nell’ambito della danza contemporanea italiana. A seguire un incontro, moderato dalla studiosa e ricercatrice Rita Maria Fabris, offre la possibilità di conoscere il lavoro di Raffaella non soltanto attraverso il corpo in movimento, ma anche tramite la parola. Ospiti insieme a lei alcune danzatrici e danzatori con cui ha collaborato e tesse tutt’ora un legame d’amicizia, come Aldo Rendina, Federica Tardito e Doriana Crema. Queste ultime hanno da poco presentato, sempre alle Lavanderie a Vapore, i loro nuovi lavori, Sonja – soggettiva liberamente ispirata alla figura di Sonja, tratta dall’opera Zio Vanja di Cechov – e Tabula Rasa – ricerca sullo spazio vuoto come luogo della fecondità e della creazione.

ph. Andrea Macchia

Come sostengono gli stessi allievi, amici e collaboratori, il percorso di ricerca personale intrapreso da Raffaella Giordano è costellato da numerose opere corali e solistiche, in un diaframma che, come racconta lei stessa, risulta essere un po’ il suo modo di procedere: la necessità e il desiderio di stare insieme agli altri, seguito dal bisogno di solitudine, e così via, come in fondo accade anche nella vita. Se nei primi lavori, come in Fiordalisi (1995), la coreografa vuole scardinare il sistema che governa il linguaggio della danza, fino a Senza titolo e Cuocere il mondo (2007), dove quasi non c’è più nulla dei segni potenzialmente riconoscibili, in CELESTE appunti per natura (2017) Raffaella “fa pace con la danza”, e lo spettatore ne coglie in pieno tutta la leggerezza, mista a gioia e dolore, che si arrampica su disegni di cielo e terra, luci e ombre.

Le radici di questo lavoro nascono dalle pagine di un romanzo di J. A. Baker, L’estate della collina, libro puramente descrittivo che racconta di dodici paesaggi della natura inglese. Ed è a partire da dodici semi/segni che nascono i primi gesti dell’opera, che verranno lasciati crescere e figliare – come racconta Giordano – nel terreno fertile di uno spazio aperto, costituito da un’unica materia porosa, che è corpo e paesaggio insieme. Senza maschere, senza coperture, con tutta la fatica che la semplicità richiede, come i giochi in giardino che si fanno quando si è bambini, in cui si crede fino in fondo e con immensa serietà si porta avanti ciò che si è cominciato. L’intento qui è quello di lasciare essere ciò a cui si da forma, piuttosto che voler rendere manifesta una forma a priori: il campo in cui tutto può accadere in modo spontaneo è un luogo che si può riempire solamente se pronto ad accogliere, libero, che non si può dare per scontato. Di ciò racconta la coreografa durante l’incontro post spettacolo, parlando della fase di creazione di Celeste. La preparazione di questo “paesaggio inesistente” richiede grande attenzione e cura, in quanto bisogna essere ben radicate e al tempo stesso leggere, nel senso di lasciar fluire il soffio interiore per fare – letteralmente – spazio.
Cura e delicatezza sono richiesti, a mio parere, anche a chi osserva: spesso si ha paura di non capire cosa si ha di fronte, di non comprendere il significato di ciò che si vede in scena, e lo spavento di essere esclusi da quell’accadimento è, in realtà, ciò che crea delle resistenze nello sguardo. Se lo spettatore è disponibile ad osservare silenziosamente, ma non passivamente, come un albero, un animale, o una qualsiasi altra creatura che abita quel luogo insieme al corpo in movimento della danzatrice, allora riuscirà a godere dell’esperienza e a muoversi con lei. In questo solo, infatti, il frammento di un cammino individuale si incrocia e passa attraverso uno spazio incolto, dunque ricco e rigoglioso, nel quale tutti gli spettatori sono invitati ad essere presenti, e hanno l’opportunità di osservare la natura dalla “sua più piccola manifestazione, fino alla vertiginosa grandezza che la comprende”.

Cosa è natura che ama creare, dove la morte. [...] Come i fiori nel prato, fanno capolino i temi di sempre. Il vestito come un cielo o come una terra, la campitura di colore dai contorni imprecisi, il segno di una porosità dell’anima. Caro spettatore ti dono questo mio sentiero, specchio riflesso di un canto celeste. Raffaella Giordano

Con occhi più che mai vivi, il corpo preciso – pronto – e il desiderio di cogliere tutto ciò che di mutevole ha intorno, Raffaella Giordano danza la vita nel suo scorrere, come un vorticoso ruscello celeste.

Valentina Bosio

solo di Raffaella Giordano
incipit e musiche per pianoforte Arturo Annecchino
incontri straordinari, complicità e pensieri Danio Manfredini e Joelle Bouvier
editing e composizioni astratte Lorenzo Brusci
luci Luigi Biondi
costume realizzato da Giovanna Buzzi
dipinto da Gianmaria Sposito
esecuzione tecnica Piermarco Lunghi, Alberto Malusardi
un ringraziamento a Filippo Barraco, Sandra Zabeo, Romana Walther,
produzione Associazione Sosta Palmizi
con il sostegno di MiBAC, Ministero per i Beni e le Attività Culturali/Direzione generale per lo spettacolo dal vivo;
Regione Toscana/Sistema Regionale dello Spettacolo

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