COLLETTIVO MINE – ESERCIZI PER UN MANIFESTO POETICO

“L'occhio aperto e l'orecchio vigile trasformano le più piccole scosse in grandi esperienze. Da tutte le parti affluiscono voci e il mondo risuona.”
V. Kandiskij

Il Collettivo MINE viene ospitato al Festival Interplay ’22 con lo spettacolo che segna la nascita del gruppo, nato dall’incontro artistico tra cinque coreografə il cui intento è quello di sperimentare un lavoro di creazione orizzontale e una scrittura a dieci mani, attraverso un percorso di ricerca nutrito da costante condivisione e contaminazione di pratiche e linguaggi. Ed è il palco della Lavanderia a Vapore di Collegno, che ricordiamo essere l’unico centro di residenza per la danza in Piemonte, nella cornice, appunto, del festival di danza contemporanea e performing arts Interplay/22, ad accogliere nella serata di mercoledì 8 giugno MINE con Esercizi per un manifesto poetico, in prima regionale.

Questo lavoro di debutto del collettivo – composto da Francesco Saverio Cavaliere, Siro Guglielmi, Fabio Novembrini, Roberta Racis e Silvia Sisto – come suggerisce il titolo, in effetti coincide con l’atto fondativo della compagnia. Scena bianca, nessun oggetto o allestimento scenografico presente se non i corpi dei cinque danzatori, vestiti anch’essi di bianco, in movimento per l’intera durata della performance.
I loro sguardi sono rivolti al pubblico, forti e decisi, a parte qualche breve momento verso il finale in cui entreranno in relazione fra loro, per poi spostarsi nuovamente verso la platea. Come un vero e proprio manifesto artistico, pratica lanciata dalle ‘storiche’ Avanguardie, la scrittura coreografica a cui assistiamo è condensata in un’unica azione scenica ben strutturata, che si impone sulla scena con sottile eleganza e grande decisione.

“La ripetizione è un mezzo potente per rafforzare la scossa interna e, nello stesso tempo, un mezzo per raggiungere il ritmo primitivo, che a sua volta è un mezzo volto a raggiungere l'armonia primitiva in ogni arte.”
V. Kandiskij

In questo spettacolo la ripetizione è l’elemento attraverso il quale lə coreografə sottolineano la loro volontà d’incontro, divenendo la cifra attraverso cui portare nella scrittura scenica una doppia presenza, ovvero l’essere insieme nello spazio e nel tempo che scorre, e la propria soggettività. L’unisono che creano in scena dà vita ad unico corpo in movimento che è in grado, infatti, di restituire nella partitura – rigorosa e porosa al contempo – le scintille che scaturiscono dalla multi-corporalità da cui è composto. Come una ragnatela invisibile che si tesse e via via si distrugge, i corpi dei danzatorə si espongono in quanto materia viva che si espande e si ritrae, traccia linee e forme nello spazio, si intreccia, si sfibra, per poi ricongiungersi in una perenne immagine caleidoscopica, ipnotica e vibrante.

Nella partitura coreografica, in dialogo con il ritmo serrato delle musiche composte da Samuele Cestola, emergono altri due elementi interessanti, ovvero la possibilità di “ribellarsi” – arrestandosi di colpo – in qualunque momento della performance al progetto che il gruppo porta avanti incessantemente, prendendosi un tempo di respiro individuale che fa da contrappunto alla collettività; l’accoglienza e il ritorno all’unisono, in modo organico, di quei soggetti usciti temporaneamente dal flusso.

Con Esercizi per un manifesto poetico il Collettivo MINE sancisce l’incontro artistico tra cinque coregrafə che hanno deciso non soltanto di condividere le loro visioni ed esperienze, ma che con questo progetto intendono sperimentare che cosa significhi la collaborazione a trecentosessanta gradi. Infatti con il Manifesto assistiamo al primo dei lavori coautoriali del gruppo, che si impongono con decisione sulla scena, portando con sé un’estetica ben precisa e molto evocativa, nonostante il rischio di poter risultare un po’ troppo ermetici.

La relazione è senz’altro uno degli elementi da cui il pubblico viene toccato maggiormente, e permette di entrare in empatia con i performer. Per questo motivo anche solo un istante può divenire significativo, come l’attimo in cui Francesco, Roberta, Siro, Fabio e Silvia si fermano, si voltano e finalmente si guardano negli occhi; qualcuno sorride.

Valentina Bosio


Crediti

coreografia, invenzione e danza Francesco Saverio Cavaliere, Fabio Novembrini, Siro Guglielmi, Roberta Racis, Silvia Sisto
performers
 Francesco Saverio Cavaliere, Fabio Novembrini, Siro Guglielmi, Roberta Racis, Silvia Sisto
musica originale Samuele Cestola
disegno luci Luca Serafini
amministrazione, produzione esecutiva
 Fondazione Fabbrica Europa per le arti contentemporanee
sostegno alla produzione
 FVG/Artisti Associati Gorizia; Centro Nazionale di produzione Firenze Compagnia Virgilio Sieni, Operaestate Festival/ CSC Centro per la scena contemporanea del Comune di Bassano del Grappa, L’arboreto Teatro Dimora | La Corte Ospitale Centro di Residenza Emilia Romagna, Fondazione Romaeuropa, Gender Bender Festival di Bologna e Triennale Milano Teatro, Teatro India Teatri di Roma, Fondazione Fabbrica Europa, Spazio13Bari

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