PRIMITIVA / LABILE PANGEA – MANFREDI PEREGO

Il Balletto Teatro di Torino ospita nella sua stagione di danza Manfredi Perego, coreografo di origini emiliane che proprio con una delle due creazioni portate in scena alla Lavanderia si è aggiudicato il premio GD’A Giovane Danza D’autore nel 2017.

In “Primitiva” ci troviamo davanti ad un’indagine. Uno studio in presa diretta di una figura animalesca che turba l’animo dello spettatore per il suo comportamento inusuale. Questa, muovendosi con difficoltà per raggiungere la  posizione eretta, esplora uno spazio delimitato ricordando l’oggetto di un esperimento in laboratorio. A noi osservatori è concesso di analizzare il comportamento del danzatore come scienziati davanti ad una figura dai movimenti istintivi influenzati dalle pulsioni. Il coreografo, che in questo caso vediamo anche come interprete, ricerca  una memoria corporea antica che alberga in ognuno. Manfredi Perego arriva alla costruzione di questo pezzo attraverso la sintesi di due lavori di gruppo che culmina in una solitaria analisi dei ritmi vitali. La respirazione  del danzatore aumenta di intensità seguendo gli spasmi muscolari. Il movimento appare come sperimentato per la prima volta, svelando man mano le infinite possibilità del gesto corporeo.
Il tintinnio delle conchiglie accompagna la creatura in gabbia nella sua esplorazione alternandosi a suoni sintetici, percussioni, melodie e stimoli uditivi prodotti dal gesto dell’interprete. Quest’ultimo come un’onda attraversa prima momenti di quiete e staticità, per poi diventare improvvisamente impulsivo e privo di controllo.
Il perfetto schema di luci in continuo e impercettibile cambiamento suggerisce una narrazione essenziale. Il performer viene lentamente svincolato dalla sua condizione di prigionia terminando il suo viaggio verso l’origine del moto corporeo.
Manfredi Perego ci offre una splendida immagine per chiudere il suo lavoro: un fascio di luce calda indica la strada al performer. Ammaliato la segue facendola coincidere con la sua sagoma. Lo vediamo avvicinarsi lentamente al bagliore che offusca la sua vista, costringendolo a proteggere il volto con le mani e non riuscendo così a proseguire il suo cammino. 
Che sia questo il simbolo dell’origine del nostro movimento? Inconoscibile ma allo stesso tempo visibile.

Con “Labile Pangea” Manfredi Perego propone una coreografia basata sul contrasto: tra velocità e quiete del movimento; tra momenti solistici e di gruppo, che tende a separarsi ed unirsi; tra la parte superiore e inferiore del corpo. 
E’ intenzione del coreografo suscitare una sensazione di instabilità nel pubblico che osserva il gioco degli opposti, messo  in atto dai tre danzatori. La firma autoriale si riconosce nel gesto che ora si fa fluido, a contatto con il  pavimento e controllato; ora invece breve ed improvviso come un glitch sullo schermo. Impulsi energetici estremamente precisi attraversano gli arti superiori dei ballerini mostrando le influenze che Manfredi Perego porta con sé da Ju Ji tzu, Capoeira e Tai Chi. Lo sguardo rimane sottomesso al volere del resto del corpo seguendo l’alternarsi dei gesti per l’intera durata della composizione.
Rimaniamo improvvisamente in apnea colpiti di sorpresa da una brusca interruzione del danzato. Riapriamo gli occhi in un’ambiente ovattato, come il primo  giorno di neve in inverno, riflettendo sulla volubilità dell’esistenza. Scivoliamo dalla sicurezza di poter tenere legate tra loro tutte le terre emerse, all’incertezza che il loro distaccarsi in maniera impercettibile ci mette davanti. Il coreografo emiliano presenta un’atmosfera subacquea dalla quale nessuno ci garantisce di poter riemergere. 

A cura di Davide Peretti

PRIMITIVA
coreografia e interprete  Manfredi Perego
musica Paolo Codognola
luci Giovanni Garbo

LABILE PANGEA
coreografia Manfredi Perego
interpreti Lucas Delfino, Maxime Freixas, Chiara Montalbani
musica Paolo Codognola
luci Giovanni Garbo
costumi Emanuele Serrecchia
produzione TIR Danza / MP.ideograms

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