“Noi siamo della stessa materia di cui sono fatti i sogni e la nostra piccola vita è circondata da un sogno”
Al teatro Astra ci viene ricordata la caducità della condizione umana con la messa in scena dell’opera che pare abbia segnato l’addio al teatro di Shakespeare. Attraverso i meandri del labirinto dell’isola su cui si rifugia il protagonista del dramma, Prospero, interpretato da Graziano Piazza, veniamo trascinati dalle correnti della tempesta di vendetta che il mago e duca di Milano spodestato scatena contro i suoi nemici.
Piero Gobetti, nato a Torino nel 1901, fu uno degli intellettuali più rilevanti del primo Novecento italiano: editore, critico e pensatore politico. Nonostante la brevità della sua vita – morì a soli ventiquattro anni in seguito alle persecuzioni e alle aggressioni fasciste, dovute al suo fermo impegno antifascista – riuscì a fondare riviste decisive come Energie Nove e La Rivoluzione Liberale, nelle quali elaborò una visione originale del liberalismo come processo di emancipazione, conflitto e responsabilità civile.
Una macchina schiantata giace come una carcassa al centro della scena, coperta inizialmente da un mucchio di foglie, che ci portano tra le piante carnivore tropicali del giardino di New Orleans, palcoscenico su cui aleggia ancora il fantasma del defunto Sebastian, definito come un sensibile poeta visionario da una parte e un uomo perverso dall’altra. Al teatro Astra assistiamo alla messa in scena dell’opera di uno dei più importanti autori del teatro americano, Tennessee Williams, un testo stratificato, caratterizzato da un aspetto profondamente personale e autobiografico da cui ancora oggi trasudano importanti riflessioni e insegnamenti.
Se certi amori fossero solo proibiti, tutto sarebbe più semplice. Basterebbe identificarli come errori, respingerli, vincerli e poi eliminarli. Ma alcuni nascono già contaminati, intrecciati al tormento e alla colpa prima ancora di trasformarsi in scelta.
Siamo soliti guardare ad un ciocco di legno come ad un oggetto inanimato o uno scarto di lavoro. Proverei però a suggerire l’dea che invece possa rappresentare qualcosa di più: a ben pensarci, non è altro che una parte di un essere vivente che è stata tagliata via dal corpo di quest’ultimo.
Dialogare di ciò che è accaduto all’interno di Officine Caos durante Alloro_varietà aurea è complesso; e ancora più complesso è parlare di teatro, di danza, di performance… in sostanza, parlare dell’accadimento. La difficoltà sta nel raccontare ciò che abbiamo vissuto senza essere né troppo sentimentali né rigidamente tecnici, né tantomeno didascalici. Alloro_varietà aurea è uno spettacolo che accoglie una moltitudine di linguaggi, umani e scenici, nel quale il pubblico esiste come co‑autore dell’accadimento. Il lavoro pensato da Francesca Cinalli e Paolo De Santis, ideatori e performer, insieme alla performer Elena Pisu, non parla soltanto di memoria, ma di ciò che la rende umana e di come essa ci attraversa.
È andato in scena al Teatro AstraAntigone di Jean Anouilh, con la regia di Roberto Latini.
Da un leggio è narrata al pubblico la storia di Antigone. Quando le parole sembrano finire, qualcosa ha inizio. Delle strisce pedonali, una strada a doppio senso, un confine sterrato. Sul fondo una fermata dell’autobus ed una cabina telefonica. Un luogo da attraversare ma che sembra trattenere: la panchina, il filo del telefono.
Mercoledì 11 febbraio è andato in scena al Teatro CarignanoLacosmicomica vita di Q, una delle proposte più affascinanti e audaci della stagione teatrale torinese. Lo spettacolo, liberamente tratto da Tutte le cosmicomichedi Italo Calvino, prende una delle opere più giocose e intellettualmente stimolanti dell’autore e la trasforma in un’esperienza teatrale originale e sorprendente.
Con la stessa morbosità con cui si disseziona un cadavere, in questa rappresentazione del dramma scozzese al Teatro Astra con la collaborazione del Teatro Regio, vengono sviscerate la tragedia in prosa shakespeariana e il libretto dell’opera verdiana, che si agglomerano per dare origine ad un monstrum scenico che con semplicità dà vita all’orrore dell’azione scenica.
Le dieu du carnage, tratto dal testo omonimo della drammaturga francese Yasmina Reza, mette in scena il confronto tra due coppie di genitori, dovuta a un litigio, con successivo scontro fisico, tra i rispettivi figli.