IVAN E I CANI – FEDERICA ROSELLINI

Esistono storie che non si limitano a essere raccontate, ma che chiedono di essere abitate.
Ivan e i cani è un testo scritto dalla drammaturga inglese Hattie Naylor, tradotto in italiano da Monica Capuani e portato in scena e nel corpo da Federica Rosellini: un’esperienza che scava nelle crepe di una vita per trovarvi una luce insospettabile.

Al centro del dramma c’è la storia di Ivan Mishukov che, nella Mosca post-sovietica degli anni ’90, a soli quattro anni decide di abbandonare una casa segnata dalla violenza. Per anni Ivan viene adottato da una muta di cani, trovando tra loro quel calore, quella gerarchia e quella lealtà che il mondo degli uomini gli aveva negato.

Federica Rosellini evoca Ivan attraverso un rituale sonoro e fisico. Sul palco, circondata da strumenti che sembrano giocattoli sopravvissuti a un naufragio — una batteria elettrica, un synth, una tastiera MIDI e un kazoo elettrico – l’attrice costruisce un’architettura di suoni in tempo reale. Le parole vengono catturate dal loop, ripetute, stratificate fino a diventare un mantra che permette di rivivere il trauma per dargli finalmente spazio e dignità. Si passa dal ringhio all’ululato, dal respiro affannato a un canto che si trasforma lentamente in una nenia, una ninna nanna per i vivi e per i morti che ha un sapore di rito funebre e, allo stesso tempo, di rinascita. La musica attraversa la scena diventando una vibrazione che entra sottopelle portando fuori le lacrime dello spettatore, come guidate da un richiamo antico.

Lo spettacolo di Federica Rosellini è un’opera kintsugi. Qui il teatro è oro usato per saldare i frammenti di un’infanzia spezzata, mettendo in risalto le ferite per donare una nuova vita. Quello che colpisce maggiormente è la presenza totale della performer. Ogni gesto, ogni silenzio è carico di un’urgenza che parla direttamente al nostro mondo sempre più anestetizzato da narrazioni filtrate. Rosellini si offre con una generosità estrema, consumandosi sotto i riflettori fino al fumo finale, simbolo di un’energia che si è fatta spirito.

Ivan e i cani è uno spettacolo necessario, una riflessione che va a rintracciare la linea sottile capace di tenerci in vita nei momenti di estrema vulnerabilità. Ci ricorda che siamo ancora profondamente animali e che è proprio in quell’animale interno, capace di branco e di istinto primordiale, che risiede la forza per imparare a vivere dentro al buio più estremo.  

Silvia Guzzi


performer, sound design e regia Federica Rosellini
un testo di
 Hattie Naylor
traduzione di Monica Capuani
voce registrata in russo Laura Pasut Rosellini
light design Simona Gallo
scenografia Paola Villani
costumi Simona D’Amico
aiuto regia Elvira Berarducci
management Vittorio Stasi
produzione Cardellino srl
si ringrazia Trac centro di residenza teatrale / Factory compagnia diritti di rappresentazione
a cura dell’Agenzia Danesi Tolnay
direzione generale Maria Laura Rondanini

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