L’UOMO DEI SOGNI – GIAMPIERO RAPPA

Ricordi di un passato mai esistito

Sogno o realtà? È questa la domanda che attraversa tutto lo spettacolo scritto e diretto da Giampiero Rappa, L’uomo dei sogni. All’interno della stagione “Essere umani” del Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, lo spettacolo affronta una dimensione profondamente umana e, forse proprio per questo, del tutto inspiegabile: il sogno.

Quanto il sogno influenza la nostra vita quotidiana? Pensiamo agli incubi, che ci fanno svegliare stanchi o agitati, o ai sogni strani e assurdi che ci lasciano con un senso di straniamento. E cosa dire dei sogni meravigliosi, dai quali non vorremmo mai svegliarci? Mentre dormiamo, la nostra attività cerebrale ed emotiva è più viva che mai: capita di svegliarsi piangendo, di avere l’impressione di cadere, di urlare senza emettere suono. Al risveglio, possiamo provare sollievo per aver lasciato un brutto sogno, oppure rammarico per esserne usciti e desiderio di riaddormentarci per riprenderlo dal punto in cui l’avevamo lasciato. In ogni caso, i sogni ci offrono vite che altrimenti non potremmo vivere, mondi che esistono soltanto dentro di noi ma che lasciano tracce nella nostra realtà.

Nicola Pannelli ed Elisabetta Mazzullo, ph. Achille Le Pera

Potremmo pensare al sogno come all’opposto della realtà, eppure, mentre sogniamo, quella è l’unica realtà che conosciamo. Nei sogni tornano le persone che amiamo, gli amici, i nemici, gli animali domestici, persino chi non c’è più. Riviviamo momenti già accaduti o che altrimenti sarebbero difficili o pericolosi da realizzare. Da qui nasce una domanda antica quanto la filosofia: se la realtà passa attraverso la nostra esperienza, quanto di ciò che vediamo è davvero oggettivo? È proprio su questo confine instabile tra sogno e realtà che si muove L’uomo dei sogni.

Giovanni Bizzarro – interpretato da Nicola Pannelli – è un importante fumettista stanco della vita. Rintanato in casa, quando si addormenta viene tormentato dai personaggi dei fumetti che lui stesso ha creato. L’arrivo della figlia Viola dalla Nuova Zelanda – interpretata da Elisabetta Mazzullo – innesca una serie di eventi che sembrano riportare Giovanni, detto Joe, alla vita: riduce gli psicofarmaci, adotta due gatti, esce di casa e cerca di essere un buon insegnante per i suoi alunni e soprattutto un buon padre per sua figlia.

Lo spettatore però non capisce mai fino in fondo se ciò che accade appartenga al sogno o alla realtà. In un gioco quasi pirandelliano, Rappa costruisce un testo su più livelli narrativi a seconda del personaggio che si presenta davanti a Joe. Di questi troviamo l’Uomo Nero, l’Uomo Bianco, il detective Marshal e il socio di Joe, tutti guidati da uno steward e una hostess – interpretati da Giampiero Rappa e Lisa Galantini – appartenenti al singolare “sindacato dei sogni”. Sono proprio questi due personaggi a dichiarare di «lavorare nel buio per mettere in ordine il nostro caos», come registi di un copione che siamo noi stessi a fornire. Quello di Rappa diventa così un inno alla vita, ma anche al teatro e ai suoi spettatori: parte attiva e credente di un sogno, di una narrazione che prende forma sulla scena.

Significativa è l’ultima scena, in cui vediamo Joe salire su un aereo diretto in Nuova Zelanda, con gli stessi steward e hostess del “sindacato dei sogni”, a suggerire una ciclicità narrativa e la persistenza dei sogni nella vita di tutti i giorni.

L’operazione di Rappa alterna sapientemente momenti di comicità a passaggi più amari e malinconici, come la venuta in sogno della moglie defunta di Giovanni, calibrando la recitazione: più classica e declamata nelle scene oniriche, più spontanea e naturale in quelle che appartengono alla “realtà”. Un plauso va a Nicola Pannelli, che riesce a restituire nei gesti e nelle espressioni mimiche un personaggio complesso, nevrotico e profondamente inetto. Nelle prime scene lo vediamo in mutande, con un aspetto trasandato, e per gran parte dello spettacolo rimane seduto su una poltrona. È proprio lì che prende forma il suo mondo: da quella poltrona Giovanni sogna i personaggi dei fumetti che ha creato. Da un lato essa rappresenta un’apertura verso un universo immaginario, dall’altro diventa allegoria di una reclusione interiore, poiché sembra incapace di uscire davvero da quel mondo.

L’uomo dei sogni pone lo spettatore di fronte a interrogativi esistenziali: quanto della nostra vita quotidiana è oggettivo e quanto è intriso di interpretazioni, percezioni e desideri? Siamo davvero consapevoli della nostra esistenza o ne siamo soltanto guidati? Sognare significa anche prefigurare ciò che desideriamo intensamente. È la nostra vita in un fragile equilibrio tra immaginazione e realtà.

Federica Mangano

scritto e diretto da Giampiero Rappa

con Nicola Pannelli, Lisa Galantini, Elisabetta Mazzullo, Giampiero Rappa

scene Laura Benzi

costumi Lucia Mariani

musiche Massimo Cordovani

disegno Luci Gianluca Cappelletti

Viola centro di produzione, TSV – Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale

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