VERS LES MÉTAMORPHOSES, ÉTIENNE SAGLIO / MONSTRE(S)

Parigi, Théatre du Rond Point, a due passi dagli Champs-Élysées e da Petit e Grand Palais.

Nel pieno centro di Parigi per un attimo ci si scorda della vita frenetica della città e ci si ferma ad osservare mondi lontani e realtà altre in una distesa infinita di possibilità.

L’8 novembre 2025 è andato in scena Vers la métamorphose, opera di Étienne Saglio, attore e circense specializzato in illusioni ottiche e marionette.

Non è teatro classico, non è circo. É nouvelle magie, un linguaggio artistico che comunica attraverso immagini visive, illusioni ottiche e rimandi a diversi livelli di realtà.

Il pubblico è variegato, ci sono bambini, coppie di giovani adulti, ma anche alcuni anziani abbonati chiaramente ben esperti di teatro. Le parole non sono necessarie, il talento dell’artista e dei suoi collaboratori bastano a trasmettere messaggi e suggestioni. Musiche, costumi e scenografia risultano sempre curati e in linea col senso del momento scenico corrispondente.

L’artista, alla soglia dei 40 anni, in crisi di mezza età e rimasto solo dopo una rottura amorosa indaga l’essenza più profonda del proprio essere. Abbandona le sue certezze e si spoglia delle proprie vesti e maschere riscoprendo la sua identità, non solo come elemento in relazione agli altri, ma come singolo individuo, in grado sì di rapportarsi col mondo, ma mantenendo sempre una certa singolarità.

Riscoprire la propria individualità ha in questo spettacolo il significato di una ritrovata libertà. L’artista mostra come nel tempo si rompano alcuni legami, si prenda distanza da altri e si decida di mantenerne saldi altri ancora, quelli più adatti alla propria personalità.

A tratti, in alcune scene, si fatica a distinguere chi sia realmente il centro della storia narrata e questo proprio perché concentrandosi sugli altri il protagonista finisce per perdere se stesso.

La scelta e il distacco da tutto quello che sembrava essere rassicurante ma che di fatto era soffocante gli fanno compiere un salto nel vuoto, gli danno ali con cui si libra nello spazio scenico. Le figure che lo soffocano spariscono infatti progressivamente nel corso dello spettacolo.

Un cane, marionette giganti che sembrano robot, fantocci, utilizzo di cavi per sospensione aerea, atmosfera cupa, luce soffusa e giochi di specchi, illusioni visive e suoni stridenti alternati a musiche dall’atmosfera più distesa rimandano a una dimensione onirica ed emotiva. Tra ricordi e pensieri si penetra nella psiche dell’artista e si ha la sensazione di essere all’interno di un sogno lucido.

Alla fine di tutto l’artista rimane solo di fronte a quel volto che aveva a lungo visto e cercato negli altri e scopre essere in realtà il suo.

Una performance in grado di stupire, far riflettere ed emozionare lasciandosi cullare dalla propria empatia.

Marta Cavalliere

Crediti: Création Étienne Saglio Interprètes Étienne SaglioClément Dazin ou Antoine Guillaume et le chien Messi
Dramaturgie et regard extérieur Valentine Losseau et Raphaël Navarro
Scénographie Benjamin Gabrié
Création musicale Madeleine Cazenave et Thomas Watteau
Création lumière Alexandre Dujardin
Régie lumière Alexandre Dujardin ou Laurent Beucher
Régie son Thomas Watteau ou Christophe Chauvière
Conception machinerie Simon Maurice
Conception vidéo Camille Cotineau
Régie vidéo Thibaut Servain
Régie générale et construction Yohann Nayet
Régie plateau Yohann Nayet ou Alexis Artero, Simon Maurice ou Benoit Desnos, Louise Bouchicot ou Matéo Leduc, Thomas Dilis ou Zoé Bouchicot
Création informatique Tom Magnier
Régie informatique Thibaut Champagne ou Nicolas Guichard
Réalisation des marionnettes, accessoires et costumes Louise Digard
Coachs animaliers Laura Martin et Pascal Tréguy
Logistique de tournée Marion Galon ou Célia Kwaniewski
Montage de production, administration et diffusion AY-ROOP Images: Marta Cavalliere, Benjamin Guillement et Vasil Tasevski

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