“Affronta l’impossibile compito di capire cosa sia l’amore”
Organizzereste mai un viaggio sapendo che non ha destinazione?
E chiedereste a trecento persone di salire su quell’aereo con voi?
Agrupación Señor Serrano con lo spettacolo di apertura del Festival delle Colline Torinesi presso TPE Teatro Astra ci propone un’esplorazione che nasce in silenzio. L’attrice in scena tiene lo sguardo fisso in camera e sul fondale viene mostrata la sua proiezione. Un volto innamorato, che sorride e non smette di guardare l’amante immaginato, sempre più vicino e poi dentro di lei. Iniziare a sentirsi in connessione con la protagonista della scena e percepire i propri muscoli del viso seguire il movimento dei suoi, per poi essere interrotti e riportati alla realtà da alcune domande pronunciate da una voce fuori campo: perché amiamo? E perché amiamo nel modo in cui amiamo? Quand’è emerso l’amore per la prima volta? Esisteva 100 milioni di anni fa?

Historia del amor porta avanti la narrazione attraverso postcards, vere e proprie cartoline che ripercorrono storie passate. La sensazione è come quella che sperimentavo da bambina, scorgendo nella cassetta della posta qualcosa di diverso rispetto al solito. Non potevo resistere, correvo immediatamente da mia madre e le chiedevo le chiavi per aprire quel cassetto segreto. La sorpresa, la curiosità di voler sapere chi mi avesse scritto, dove fosse andato e perché avesse pensato proprio a me, ma poi, a volte, la delusione di non leggere il mio nome tra i destinatari. Ieri sera, in scena, le cartoline avevano tutte il mio nome sopra.
Siamo circondati da elogi per l’amore, saggi, libri e trattati, ma raramente ci fermiamo ad ascoltare i discorsi che fa l’amore. In un mondo che corre, perché scegliere la sosta? Perché, se stiamo in silenzio, l’amore parla da sé, e lo fa anche attraverso i segni del passato. In scena, infatti, troviamo montagne di sacchi neri della spazzatura, che contengono ciò che nel tempo l’umanità ha scartato. Per comprendere la Historia del amor è necessario sporcarsi le mani e avere il desiderio di fermarsi e cercare le risposte tra quei rifiuti.
La storia dell’amore ci conduce fino ai giorni nostri e ci invita ad entrare in un supermercato perché è lì che vive l’amore di oggi: un amore consumato e consumista. Cosa speriamo di trovare tra gli scaffali? Uno sguardo d’intesa, una relazione, una nuova ossessione che possa colmare il vuoto dentro di noi? Cerchiamo forse l’altra metà della mela, per sentirci in pari con il mondo, completi e arrivati? Inoltre, allargando la visuale, ci rendiamo conto di essere noi stessi prodotti: guardati e sfiorati, a volte scelti e poi scartati. Per usare parole della poesia di Roberto Lerici interpretata da Gigi Proietti:
“quest’amore malato, denutrito, fatto di parole smozzicate;
quest’amore usato, digerito,
buttato in pasto al popolo ignorante,
come fosse una cosa interessante
[…]
quest’amore di cui si parla tanto,
celebrato con tutte le gran casse;
quest’amore disceso fra le masse,
elargito per grazia del potere
perché tutti ne possano godere,
è un amore deforme, malandato,
generato dal vecchio capitale
tra le cosce del mondo occidentale.”
Cos’è, quindi, che ci circonda, ci pervade e ci attrae?
Forse per poter sentire cosa può significare oggi per noi la parola amore, bisogna fare un viaggio tra i suoi resti, con la consapevolezza che 80 minuti di silenzio, parole, gesti, movimenti e immagini non possano racchiudere la storia dell’amore. Al temine dello spettacolo, tra il suono prolungato di applausi, pensare “sì, ma l’amore non è solo questo” ed essere grata a Agrupación Señor Serrano per non aver cercato di rinchiudere l’amore in un contenitore, rischiando di soffocarlo. Grazie per aver sentito l’esigenza di stare in ascolto delle domande di oggi e di ieri, per poi avere avuto il coraggio di portarlo in scena non come un’entità astratta ma come un cuore che batte, un corpo che respira, e, soprattutto, un’anima in ricerca.
Silvia Guzzi
uno spettacolo di Agrupación Señor Serrano
regia e drammaturgia Àlex Serrano, Pau Palacios
dramaturg Clara Serra
assistente alla regia e drammaturgia Cristina Cubells
interprete Anna Pérez Moya
voce Simone Milsdochter
scenografia Max Glaenzel
musica Roger Costa
oggetti Celina Chavat
design luci Víctor Longás
costumi Joan Ros
movimento Anna Pérez Moya
programmazione video David Muñiz
video Boris Ramírez
assistente alla scenografia Sara Leme
coordinamento della produzione Barbara Bloin
produzione esecutiva Paula S. Viteri
direzione Art Republic
autori Andrea Martínez, Janto aka Modester, Lluís Fusté, Nau Ivanow, Manus Nijhoff, Àlex Tentor
photo ®Leafhopper