Se le case potessero parlare.
All’ingresso del Teatro Gobetti è già tutto chiaro: in sala con noi c’è una donna, sembrerebbe una matta. Forse una barbona?
Parla da sola, farfuglia frasi spostando lo sguardo da una parte all’altra. Vicino a lei ci sono dei mobili che sembrano messi lì senza un criterio. Alcuni ribaltati, altri bene in vista. Mi siedo e appena ho una visuale più definita capisco: anche quella donna (interpretata dalla meravigliosa Valentina Picello) è uno di quei mobili. Se ne sta lì come ribaltata a guardarci, è piena di polvere e sporcizia come i più alti vasi dimenticati in cima agli armadi.