Tutti gli articoli di Silvia Picerni

ERETICI – MATTHIAS MARTELLI

È andato in scena al Teatro Gobetti, Eretici, di e con Matthias Martelli. Insieme a lui, protagoniste, Laura Capretti, Flavia Chiacchella e Roberta Penta. Il racconto procede a ritmo serrato, si susseguono le storie di personaggi storici quali Giordano Bruno, Galileo Galilei, Caravaggio, Pasolini, Assange, streghe e papesse.

Gli Eretici popolano lo spazio scenico nel corpo e nei gesti, nella voce di Martelli, anche narratore, così come frati, streghe e professori abitano la persona di ciascuna delle tre talentuose cantanti prima citate.

Lo spettacolo puntuale e mai pretenzioso risulta coinvolgente, il pubblico è partecipe nella risata e negli applausi frequenti. Martelli, come di consueto, si dà generosamente allo spettacolo e agli spettatori. In questa dinamica di dialogo il pubblico risulta forse un po’ vorace, rapido e rumoroso nel rispondere alla scena, interrompendo molto spesso un racconto forse meritevole di più ascolto, sospensione ed intimità.

Martelli, nel suo essere giullare, restituisce con freschezza riflessioni profonde sul potere e sul corpo. Ad ogni eretico è associata una parte del corpo, quella che l’ha reso pericoloso e condannabile. La lingua, l’occhio, i piedi, il sesso, la punta delle dita, corpo punito perché usato coraggiosamente come mezzo in grado di svelare verità e divulgarle.

Come in altri suoi spettacoli – si pensi a Raffaello. Il figlio del vento – Martelli si serve della pittura, a mio avviso anche per costruire una memoria visiva nello spettatore che vada al di là delle parole, fornendogli uno strumento duraturo in grado di produrre un riverbero di quanto accaduto.

Tra tutte le immagini proposte, la più forte è probabilmente il dipinto di metà Seicento con cui Salvator Rosa rappresenta l’allegoria della Fortuna. In primo piano ricchezze e potere piovono su bestie affamate e indegne. Nascosto nell’ombra c’è un gufo, la voce, l’evidenza della scelta intrepida dell’eretico. Questa sopravvive al corpo mortale, nessuno la può recidere o bruciare.

Silvia Picerni

di e con Matthias Martelli
e con Laura Capretti, Flavia Chiacchella, Roberta Penta
regia Matthias Martelli
regista assistente Ornella Matranga
set design Alberto Ciafardoni
musiche originali Matteo Castellan
audio Marco Ava
costumi Roberta Spegne
assistente volontaria ai costumi Giorgia Tomatis
Teatro Stabile dell’Umbria

LA DELICATEZZA DEL POCO E DEL NIENTE – ROBERTO LATINI

Al Tangram Teatro, Roberto Latini, porta La delicatezza del poco e del niente, concerto di letture di alcune delle composizioni di Mariangela Gualtieri.
L’attore, un leggio, due microfoni, tre faretti accesi, un’atmosfera intima in uno spazio raccolto e caldo.
Lo sguardo è colmo ma non traboccante. La misura è rispettata. L’attenzione è tutta sull’attore: la bocca, le mani, la gamba che trema, i piedi nudi. Gli occhi, quando si staccano dal foglio. Il respiro.


Si affronta l’amore, la mancanza, l’essere, la percezione del mondo e dell’interiorità, la ribellione, l’ira. Uno dei momenti più intensi è costruito su Sermone ai cuccioli della mia specie.

“Dicono che siete rotti.
Siete sazi, dicono. Corrotti.
Rovinati siete, come tutto il resto.
Anche voi nella lista lunga delle
perdite: l’acqua, l’aria, il silenzio,
il pudore… Anche voi.
Stuprati siete, rotti. Vecchissimi e
troppo stanchi per l’infanzia.
Scarichi.
Vuoti.

Allora adesso imparate.
Imparate l’odore dei nemici potenti.
Sbranate, cuccioli, le loro mani
piene.
Scassate le loro tane come galere.
Sputate sui loro piatti, incendiate le
stanze gonfie di giocattoli,
scappate, morsicate, tirate pietre sui
televisori, scalciate, spaccate questo
micidiale nostro sogno, l’inesauribile
bisogno di confort,
fateci a pezzi, scancellate noi,
puniteci per avere fatto di voi
le nostre miniature
per avervi disinnescati, resi innocui,
per non avervi ascoltati, nel vostro
sommo sapere.

Voi che eravate le porte
del regno dei cieli
e chi non passava da voi non
passava
voi che eravate purissima gioia
voi che eravate noi bloccati nella
più grande bellezza
voi che somigliavate ai cuccioli
degli altri animali
voi che capivate lo splendore
misterioso degli animali
voi che dormivate un sonno perfetto
e benedetto
voi che vi svegliavate ridendo
voi che facevate balletti strepitosi.
Voi, nostre divinità domestiche.
Nascete ancora, cuccioli. Restate.
Siate. Salvate. Giurate. Siate. Siate.
Siate.”

Il respiro, il ritmo sempre più incalzante, la voce profonda e forte, il volume alto e la saliva. Bagnava i fogli come a benedirli. Libagione versata sull’altare. Miele donato al rito che stavamo insieme celebrando.

Solo più avanti, alla fine, la luce dei tre faretti trema. Evocazione delle lucciole che una sera d’Estate di qualche anno fa accompagnarono i discorsi tra Roberto Latini e Mariangela Gualtieri.

Silvia Picerni

poesie di Mariangela Gualtieri

regia Roberto Latini

musiche e suono Gianluca Misiti

luci e direzione tecnica Max Mugnai

GIULIETTA E ROMEO. STAI LEGGERO NEL SALTO – ROBERTO LATINI

Alla Casa del Teatro per Ragazzi e Giovani è andato in scena lo spettacolo Giulietta e Romeo. Stai leggero nel salto, con e di Roberto Latini. Le poche righe di questo testo difficilmente riusciranno a restituire ai lettori il reale sentimento creatosi in sala.

Il superfluo è deliziosamente servito sul palcoscenico: led colorati, luci intermittenti, costumi, parrucche e oggetti di scena. La porta dell’immaginazione però, per spalancarsi, necessita di un’unica chiave: la voce di Roberto Latini. Ad occhi chiusi, finalmente, lo stretto necessario: musica e voce.

Le parole, scelte da Shakespeare e selezionate dall’attore, ci giungono come una traccia, ma è il modo, la temperatura e il colore della voce a consegnarcene tutto il senso.

La storia di Giulietta e Romeo prende forma anche attraverso le dichiarazioni di un gruppo di Millennials intervistati. Ciascuno nella propria lingua, perché di nazionalità diverse. Emergono problematiche e pensieri, dolori e guarigioni tipici del nostro tempo.

In scena Federica Carra stempera, diluisce, scioglie le tensioni create da Latini, favorendo il dialogo tra i due personaggi.

I momenti in cui Giulietta e Romeo sono soli e si parlano si esauriscono dopo alcune scene. Lo spettacolo si interrompe e finisce bruscamente. Nessuno dei due muore, ed è giusto così.

È come riemergere da un pensiero, con lo stesso imbarazzo che si prova quando qualcuno ti dice: “sembri distratto, mi stavi ascoltando?”. Come con forza il regista ci ha trascinati dentro, ora ci butta fuori. Avendo avuto l’immaginazione dalla nostra parte, ci siamo forse illusi di avere il controllo sulla storia. Abbiamo pensato di poterla dilatare e comprimere a nostro piacimento, di poter operare tutte le variazioni del caso. Invece siamo stati messi alla porta, con un mucchio di cose diverse da processare, alcune da tenere, altre da buttare.

Quindi mai sottovalutare qualcuno vestito di paillettes, soprattutto se si tratta di Roberto Latini.

Silvia Picerni

Compagnia Lombardi-Tiezzi
Drammaturgia e regia Roberto Latini
Con Federica Carra e Roberto Latini
Musiche e suono Gianluca Misiti
Luci e direzione tecnica Max Mugnai
Costumi Daria Latini

Lo spettacolo è parte del progetto Non Giulietta, non Romeo organizzato dal DAMS-Dipartimento di Studi Umanistici

AMLETO – INTERVISTA A LEONARDO LIDI

Il Teatro Stabile di Torino compie 70 anni. Per festeggiarlo, ancora in questi giorni in scena al Teatro Carignano, Amleto. La regia è di Leonardo Lidi, con cui abbiamo realizzato un’intervista. Un breve dialogo a tre voci in cui il regista si sofferma sul lavoro di costruzione dell’intero spettacolo.

Emanuela Cerino: Come descriveresti il tuo spettacolo Amleto, che sarà in scena al Teatro Carignano fino al 26 ottobre, a chi non l’ha ancora visto? Perché la scelta è ricaduta proprio su Amleto?

Leonardo Lidi: È la festa dei 70 anni del Teatro Stabile di Torino e mi è stato chiesto di pensare a quale testo potesse festeggiare questa occasione. Io ho pensato ad Amleto perché semplicemente, se il teatro è una religione, diciamo che Amleto ne è il libro sacro. È il libro sacro non solo del teatro ma nello specifico degli attori. La cosa che mi interessa è festeggiare il teatro attraverso la figura dell’attore e quindi mi sembrava giusto farlo attraverso Amleto e con Amleto. Anch’io sono stato Amleto nell’energia di Walter Malosti nel 2013. A livello personale mi faceva piacere tornare sulle tracce del principe di Danimarca.

Silvia Picerni: Abbiamo notato, partecipando allo spettacolo, che la vocalità degli attori gioca un ruolo importante nella riuscita stessa del dell’evento teatrale. Come è stato lavorare con gli attori sulla voce? Anche in relazione all’utilizzo dei pupazzi.

Leonardo Lidi: È stato diverso. Io di solito lavoro con i microfoni, invece in questo caso c’è la voce naturale, a parte tre scene: quella del pupazzo, quella del del duello finale, quella della neve. È stata un’esigenza dettata dalla scena perché sentivo in questo caso il microfono come un un filtro non necessario. Shakespeare richiede sempre di rapportarsi con la voce nello spazio, essendo nati questi testi al Globe con un’architettura che concede, come se fosse un’arena, la condivisione attraverso la voce. Avevo bisogno di condividere questo con le voci degli attori. Io poi non parlo mai di voce con l’attore. Con gli attori parlo di relazioni ma non mi concentro mai solo sull’aspetto vocale, quella è una conseguenza. Sicuramente ognuno di loro ha una voce molto specifica, ad esempio Rosario Lisma, che interpreta Becchino e Polonio.  In quest’ultimo anno rileggendo Polonio mi veniva proprio in mente la voce di Lisma e quindi le voci hanno avuto un ruolo fondamentale all’interno di questa produzione.

Emanuela Cerino: Guardando lo spettacolo è possibile che la fisionomia dei personaggi richiami quella di alcune figure storiche, cinematografiche o teatrali, come ad esempio Joker o La Regina di Cuori?

Leonardo Lidi: Sì, certo… ognuno trova i riferimenti che vuole… anche Carmelo Bene di Un Amleto di meno, che può ricordare anche Non è un paese per vecchi, che può ricordare anche Pappagone… Ci sono tanti riferimenti, ci sono le statue di Botero. Riferimenti spesso popolari, perché Amleto deve essere nel termine più alto possibile uno spettacolo “popolare”, non deve mai essere uno spettacolo chiuso nelle mura di un teatro che non si interfaccia col proprio pubblico.

Silvia Picerni: Sulla scena l’estetica di Claudio sembra riflettere più pazzia di quella di una “pazza vera” che è Ofelia

Leonardo Lidi: Con Nicola Pannelli stiamo facendo un percorso sui sovrani dell’oggi. I rappresentanti del famoso sovranismo che sta spopolandolo in Occidente, quindi la questione è: cos’è un sovrano oggi? Perché il sovrano si rapporta con la comicità, con l’ironia? Pensiamo a Trump che durante il COVID dice di iniettarsi la candeggina… È un elemento folle, che però ti fa dire: “non lo devo prendere sul serio”. Stiamo lavorando con Nicola, non tanto sulla follia, che è una conseguenza, ma proprio sul linguaggio sia del corpo che delle parole. Il sovrano oggi ha bisogno di indossare spesso e volentieri la maschera. Si pensi al ciuffo di Trump… Rispetto alla follia di Ofelia invece, era molto importante non entrare nel cliché della povera pazza che troppo spesso vediamo inscenata. Ofelia sola nella sua follia… invece Ofelia è il non-essere dello spettacolo. È la padrona di un cimitero. Di fatto Ofelia sceglie la morte, è quello che dice il becchino nel suo monologo, l’ha fatto perché ha compiuto un’azione. Questo era importante affrontarlo con dolcezza, con serietà, con severità e non con “faccio le boccacce” o canzoni da stereotipo della follia. 

Emanuela Cerino: Ci sapresti dire come è nata l’idea di sostituire una coppia di personaggi importanti per la drammaturgia del testo di Amleto con quelli che invece hai portato in scena?

Leonardo Lidi: Il travestimento in Shakespeare era un elemento fondamentale, pensiamo che erano tutti attori uomini che si travestivano per i ruoli femminili. È un elemento secondo me importante, non dimenticarsi il gioco del travestimento. Ricreare una sorta di Globe oggi nel 2025.

Silvia Picerni: In scena abbiamo visto gli attori a piedi nudi,  fatta eccezione per Amleto, Claudio e Geltrude…

Leonardo Lidi: Non è stata una scelta drammaturgica. Non volevo che entrasse la realtà delle scarpe in Amleto. L’abbiamo provato all’inizio con degli anfibi, ma queste scarpe erano troppo presenti, soprattutto quando lui sta sul trampolino. In qualche modo riportavano troppa realtà. Sai, a prescindere dalle scarpe, l’equilibrio che c’è è molto preciso, il confine tra fantasia e in realtà è molto preciso, ma anche molto sottile, quindi abbiamo pensato al millimetro. Abbiamo fatto tante prove proprio per capire…

Silvia Picerni: C’è qualcosa che pensi sia opportuno far sapere ai lettori?

Leonardo Lidi: Abbiamo parlato della parte formale… una questione importante è stato scegliere a chi assegnare Amleto. Devi decidere, so che può sembrare una cosa banale, ma mai come in Amleto c’è questa decisione. La regia la racconti con la scelta degli attori e con la scelta di chi fa Amleto e quindi questa regia la firmo io, ma in realtà dovrebbe essere quasi raccontata a quattro mani. Mario Pirrello ha dipinto Amleto, l’abbiamo creato proprio insieme. C’è una frase che torna in questo spettacolo: “trattali bene gli attori, perché sono l’essenza di un’epoca”… e io penso che, mai come per questo spettacolo, dobbiamo ringraziare gli attori ancor prima del regista.

Emanuela Cerino, Silvia Picerni

CON IL VOSTRO IRRIDENTE SILENZIO – FABRIZIO GIFUNI


Abbiamo visto al TPE – Teatro Astra lo spettacolo Con il vostro irridente silenzio. Studio sulle lettere dalla prigionia e sul memoriale di Aldo Moro di e con Fabrizio Gifuni.

L’attore porta in scena il frutto di uno studio intenso e personale sugli scritti di Aldo Moro. Gifuni ci consegna personalmente il suo invito a leggere questi documenti, affinché non consideriamo la morte di Aldo Moro un evento auto conclusivo. Nonostante per anni le sue lettere siano state definite la narrazione di un’Italia ormai passata, queste fungono da specchio in cui si scorge il riflesso di una nazione in quegli anni fragile, immobilizzata, dipendente da “suggerimenti esterni”. Molte delle questioni trattate nel memoriale sono evolute fino ad oggi e risultano estremamente attuali, come se profeticamente da lui ci fossero state anticipate.

Continua la lettura di CON IL VOSTRO IRRIDENTE SILENZIO – FABRIZIO GIFUNI

NON È VERO MA CI CREDO – ENZO DECARO, LEO MUSCATO

È andata in scena al Teatro Gioiello la duecentesima replica dello spettacolo Non è vero ma ci credo, celebre commedia di Peppino De Filippo, per la regia di Leo Muscato. Ad interpretare il protagonista, l’avaro Gervasio Savastano, Enzo Decaro. Ad accompagnarlo in questo progetto la compagnia che Decaro ha ereditato da Luigi De Filippo

Lo spettacolo è tanto comico quanto tragico. Da un lato vi è la narrazione dell’angoscia che si prova quando la vita scorre soffocata dal peso della superstizione, dall’altro il susseguirsi degli eventi giunge al paradosso provocando nello spettatore un riso amaro.

Nel personaggio di Savastano ciascuno riconosce le proprie piccole e grandi superstizioni, agli altri più o meno dichiarate. C’è un senso di sollievo nel sentirsi meno superstiziosi di Savastano e allo stesso tempo ci si ammonisce per le volte in cui ha preso il sopravvento in noi qualche strana fisima.

La scenografia di Luigi Ferrigno ci propone un ambiente in trasformazione ma pur sempre riconoscibile. Persiste un elemento, ossia l’ombrello, forse a simboleggiare la necessità del protagonista di sentirsi sempre pronto a rispondere all’imprevisto. Molti oggetti di scena sono amuleti e rimedi al malaugurio. Questi dialogano continuamente con i personaggi che se ne servono in sequenze ripetute e con un ritmo sempre più incalzante. Le luci di Pietro Sperduti scandiscono l’accadere dello spettacolo, il mutarsi delle situazioni.

Una svolta decisiva si ha con l’arrivo di Sammaria, interpretato da Roberto Fiorentino. Il personaggio, per una sua particolare caratteristica fisica vedrà attribuirsi da Savastano grandi poteri e capacità. La vicenda ci ricorda che non basta credere per sapere, bisogna spesso abbandonare le proprie convinzioni per poter guardare lucidamente la realtà ed apprezzarla per quel che è, o coraggiosamente cambiarla.

Il testo è recitato in lingua italiana con una leggera inflessione napoletana, così come previsto originariamente dall’autore. Peppino era solito lavorare con compagnie di giro ed abbracciare nelle sue tournée un pubblico piuttosto vasto. Pur avendo calato la situazione nella Napoli degli anni Ottanta si evince coerenza con il materiale originario. Il risultato è uno spettacolo gradevole e coinvolgente.

Silvia Picerni

Di: Peppino De Filippo

Scene: Luigi Ferrigno

Costumi: Chicca Ruocco

Disegno luci: Pietro Sperduti

Regia: Leo Muscato

E con (in o.a.): Mario Cangiano, Carlo Di Maio, Roberto Fiorentino, Carmen Landolfi, Massimo Pagano, Gina Perna, Ciro Ruoppo, Fabiana Russo, Ingrid Sansone

Produzione: I Due della Città del Sole

LA LOCANDIERA – ANTONIO LATELLA

Al Teatro Carignano è andato in scena lo spettacolo La Locandiera, con Sonia Bergamasco, regia di Antonio Latella.

Lo spazio della scena, pur occupato da una scenografia fissa, rende l’idea della locanda in tutte le sue declinazioni: luogo d’incontro e conversazione ma anche di ristoro ed intimità.

In alto sono posti dei neon, e la sensazione è quasi di trovarsi in un laboratorio. Lo spettatore è forse chiamato ad osservare un esperimento.

Continua la lettura di LA LOCANDIERA – ANTONIO LATELLA

IL MOSTRO DI BELINDA – CHIARA GUIDI E VITO MATERA

È andato in scena, alla Casa del Teatro ragazzi e giovani, Il mostro di Belinda di Chiara Guidi e Vito Matera nell’ambito del progetto Tra infanzia e voce, realizzato insieme all’Università di Torino. Lo spettatore prende inconsapevolmente posto in uno spazio che poi, con l’inizio dello spettacolo, si trasformerà nella casa della Bestia.

Lo studio sulla voce operato da Chiara Guidi ci è evidente sin dai primi istanti: voce e testo ci invitano a “sentire”. In questo, la vista e gli altri sensi, sono inizialmente esclusi.

Continua la lettura di IL MOSTRO DI BELINDA – CHIARA GUIDI E VITO MATERA

IL RISVEGLIO – COMPAGNIA PIPPO DELBONO

Al teatro Astra è andato in scena, tra qualche contestazione, lo spettacolo Il risveglio di e con Pippo Delbono e la sua Compagnia.

L’attore comincia parlando di sé, di alcuni momenti della sua vita e della sua giovinezza.

Racconta di un amore che l’ha provato nella salute del corpo e della mente, tracciando un percorso che introduce il pubblico allo spettacolo vero e proprio.

Continua la lettura di IL RISVEGLIO – COMPAGNIA PIPPO DELBONO

HANNAH – SERGIO ARIOTTI

Nella Sala Pasolini del Teatro Gobetti è andato in scena lo spettacolo Hannah.

Il monologo, che vede la drammaturgia di Sergio Ariotti, è interpretato da Francesca Cutolo. L’intento è quello di raccontare la storia di Hannah Arendt, filosofa e politologa tedesca che ha concentrato i suoi studi sui meccanismi dei totalitarismi, risalendo alle cause ed evidenziando le conseguenze di certi eventi storici.

Continua la lettura di HANNAH – SERGIO ARIOTTI