PRATO INGLESE: COME VI PIACE – Giulia Odetto LE ALLEGRE COMARI DI WINDSOR -Marta Cortellazzo Wiel

Teatro Carignano, 9 e 10 luglio.
Quasi un mese per assimilare, riflettere e restituire quello che ho visto.
Prato inglese, rassegna del Teatro Stabile dedicata a Shakespeare non smette di stupire e ripresentarsi in nuove forme.
Contemporaneo, irriverente e divertente, il teatro del Bardo viene rimodellato in chiave contemporanea senza essere snaturato.

il 9 luglio è andata in scena una delle repliche di Come vi piace con la regia di Giulia Odetto.
Come vi piace scardina le regole del teatro dall’interno per dargli nuova vita.


Al di là di genere, confini ed etichette, Come vi piace porta in un luogo altro, rappresentato dalla foresta di Arden in cui ognuno può essere chi vuole e come vuole, in cui le relazioni sono libere e l’amore si mostra in ogni sua forma.
La purezza dell’amore non è solo quella tra uomo e donna, ma è quella in cui le persone possono essere autentiche e mostrarsi per ciò che sono, riconoscersi tra di loro e in sé stessə.
Odetto è stata capace di mantenere i topos tipici di Shakespeare rivisitandoli in chiave contemporanea e audace, come il travestimento di Rosalinda, che al posto di travestirsi da uomo semplicemente si libera degli abiti ingombranti da donna di corte che ormai le stanno stretti e si trasforma, venendo scambiata per un ragazzo dalle persone attorno a lei e in particolare dal suo innamorato. La domanda sporge spontanea: l’amore è verso una persona o verso l’idea che si ha di quella persona?

Forte il metateatro che ritorna attraverso la celebre battuta « Tutto  il  mondo  è  una  palcoscenico,  e  gli  uomini  e  le
donne  sono  soltanto  attori.  Hanno  le  loro  uscite  come  le  loro  entrate, e  nella  vita  ognuno  recita  molte  parti,  ed  i  suoi  atti  sono  sette  età. » Ognuno nel corso della sua vita attraversa diverse fasi e metamorfosi, e il cambiamento è continuo.
La scenografia formata da una piattaforma girevole, corde con carrucole e contrappesi è stata da subito elemento fluido ed essenziale in grado di adattarsi alle diverse scene, dando possibilità allo spettatore di comprendere e visualizzare diversi ambienti senza essere sostituita ma trasformandosi essa stessa senza risultare predominante.

Le luci, opera di Alessandro Verazzi e Andrea Valentini hanno saputo rispettare e valorizzare al meglio le atmosfere.
Gli a-side tipici shakespeariani, occasione di creare complicità con il pubblico mantengono la loro forza vitale, il tessuto musicale, gestito da Filippo Conti, e talvolta accompagnato dalla voce di Celeste Gugliandolo, è parte integrante di quest’opera, non è solo sfondo, ma assume un valore centrale.
La voce di Celeste Gugliandolo, Amiens, lady in esilio è inno alla libertà.

Difficile scrivere di ciò a cui ho assistito senza che il messaggio sembri « tutto meraviglioso tutto bellissimo » ma è esattamente questa la sensazione. É bello uscire da teatro contenti e ispirati, soddisfatti e divertiti.
Un’opera dal grosso impatto politico e sociale, capace di fare una piccola rivoluzione attraverso i dettagli.

Il 10 luglio ho assistito a Le Allegre Comari di Windsor.

La scena inizia nel giardino di una villa nel quale si vede il prato, l’allestimento di un rinfresco e delle porte tutte uguali che rappresentano l’ingresso di diversi spazi della villa. Entrate e uscite, incontri voluti, casuali o furtivi.


Stessi attori del giorno prima, uno sguardo completamente differente seppur sempre contrapposto a una cultura patriarcale.
Due donne borghesi si vendicano contro l’inganno di Lord Falstaff, personificazione della presunzione di credersi più furbo degli altri, situazione che si risolve sempre in maniera comica.

Contemporaneamente agli inganni delle due allegre comari c’è la storia della figlia di una delle due, e del suo amore per un ragazzo non approvato dai suoi genitori. Differenze di classi sociali, matrimoni combinati e la fuga d’amore fanno riflettere sulla natura dei matrimoni e sull’idea di una sicurezza economica contrapposta a un vero legame emotivo.

La complicità tra i personaggi è ben caratterizzata attraverso i costumi: stili e colori si abbinano tra loro donando un’armonia estetica di fondo che definisce la scena ancor prima della comparsa della stanza di Lord Falstaff, che dona maggiore vivacità alla scenografia.
Luci e ambientazioni ricordano un quadro di Hopper o un film di Wes Anderson, la stanza di lord Falstaff diventa un Motel.
Lo spettacolo mostra la noia borghese e gli inganni contro Lord Falstaff altro non sono che modi di aggirarla.

Marta Castellazzo Wiel sceglie di approfondire il tema della gelosia da un punto di vista ampio: l’invidia femminile viene trasformata in complicità e i due mariti delle due comari attraverso i loro dialoghi mostrano la contrapposizione tra gelosia cieca e fiducia, due estremi che cambiano l’assetto delle relazioni amorose.

Tema importante di questa seconda opera è la noia, con lieve riferimento alla noia postbellica borghese, e al Giardino dei Ciliegi di Anton Čecov.
La noia per quanto statica è l’origine di tutta la vicenda, che si sviluppa attraverso un effetto a farfalla.
È per contrastare la noia che Alice Ford e Margaret Page escogitano piani e vendette, che, in pieno stile shakespeariano, si risolvono in una frizzante comicità.

Marta Cavalliere

Crediti Come Vi Piace:

prima nazionale
di William Shakespeare
traduzione e adattamento Diego Pleuteri e Giulia Odetto
con (in o. a.) Lorenzo Bartoli, Teresa Castello, Christian di Filippo, Matteo Federici, Iacopo Ferro, Jozef Gjura, Celeste Gugliandolo, Anna Manella, Stefania Medri, Marta Pizzigallo, Michele Schiano di Cola, Marcello Spinetta
musiche dal vivo Filippo Conti, Celeste Gugliandolo
regia Giulia Odetto
scene Anna Varaldo
costumi Giovanna Fiorentini
luci Alessandro Verazzi, Andrea Valentini
assistente regia Eleonora Bentivoglio
Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale foto: Andrea Macchia

Crediti Le Allegre Comari di Windsor:

prima nazionale
di William Shakespeare
traduzione e adattamento Diego Pleuteri
con (in o. a.) Lorenzo Bartoli, Teresa Castello, Christian di Filippo, Matteo Federici, Iacopo Ferro, Jozef Gjura, Celeste Gugliandolo, Anna Manella, Stefania Medri, Marta Pizzigallo, Michele Schiano di Cola, Marcello Spinetta
regia Marta Cortellazzo Wiel
scene Anna Varaldo
costumi Giovanna Fiorentini
luci Alessandro Verazzi, Andrea Valentini
suono Filippo Conti
assistente regia Eleonora Bentivoglio, Marcello Spinetta
Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale foto: Andrea Macchia

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