Al Teatro Carignano vediamo Mistero Buffo di Dario Fo e Franca Rame, con Matthias Martelli, regia di Eugenio Allegri.
In scena due delle giullarate contenute in Mistero Buffo del 1969: Il miracolo delle nozze di Cana e La resurrezione di Lazzaro. A queste segue Il primo miracolo di Gesù bambino, uno dei monologhi di cui la raccolta Storia della tigre ed altre storie del 1979 si compone.
Il pubblico, come sempre, accoglie Martelli molto calorosamente. In scena l’attore diviene vero e proprio catalizzatore d’attenzione, padrone del tempo che fluisce riempiendosi e svuotandosi del racconto. La presa sul pubblico è indubbiamente forte.
Durante lo spettacolo non mancano riferimenti espliciti a Dario Fo e Franca Rame e parole di affetto e gratitudine per Eugenio Allegri.
Nelle giullarate il sacro diviene ancora più sacro, ossia separato, distinto. Da una parte vi è Dio Padre, la legge e il potere, dall’altra Gesù Cristo, Dio fatto uomo che come gli uomini vive e prova sulla propria pelle le ingiustizie del mondo.
Lo spettacolo in fin dei conti ci parla di gente che ha fame e che ha sete, che vive la disperazione e la miseria, che si ingegna quanto basta per la sopravvivenza. E Gesù è lì con loro. Trasforma l’acqua in vino buono, resuscita Lazzaro, si guadagna un posto nel gruppo e punisce i prepotenti. È lì, nelle dinamiche umane, umanamente ma con lo sguardo che punta lontano e divinamente guarda sia all’oggi che al domani del mondo.
Nati lo stesso giorno, il 24 marzo, ma a ben sessant’anni di distanza, Dario Fo e Matthias Martelli sembrano condividere la stessa missione: quella del Cristo Arlecchino.
Eppure tempi e pubblico conoscono sempre meno il sacro, la distinzione, la separazione. Ci sentiamo uguali e non lo siamo. L’illusione dell’uguaglianza non fa sentire né fame né sete. Viaggiamo a prezzi folli, vestiamo solo capi che rispettino la nostra bodyshape e che siano in palette, in generale spendiamo più di quanto possiamo, ma lo facciamo, perché siamo uguali, uguali nei posti che visitiamo, nei cibi che mangiamo ed anche negli integratori che assumiamo.
Il sacro, che escludiamo troppo spesso dalla vita e dal teatro, ci ricorda il posto che occupiamo nel mondo, chi vogliamo essere, da che parte stare. Sarebbe bello vederlo più nettamente sulla scena quel grande punto interrogativo che, alto sulle nostre teste, ci chiede: “Tu chi sei? E da che parte stai?”.
Silvia Picerni
di Dario Fo e Franca Rame
con Matthias Martelli
regia Eugenio Allegri
Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale. Lo spettacolo è inserito nelle Celebrazioni per i Cento anni di Dario Fo, promosse dalla Fondazione Fo Rame.