Al Tangram Teatro, Roberto Latini, porta La delicatezza del poco e del niente, concerto di letture di alcune delle composizioni di Mariangela Gualtieri.
L’attore, un leggio, due microfoni, tre faretti accesi, un’atmosfera intima in uno spazio raccolto e caldo.
Lo sguardo è colmo ma non traboccante. La misura è rispettata. L’attenzione è tutta sull’attore: la bocca, le mani, la gamba che trema, i piedi nudi. Gli occhi, quando si staccano dal foglio. Il respiro.
Si affronta l’amore, la mancanza, l’essere, la percezione del mondo e dell’interiorità, la ribellione, l’ira. Uno dei momenti più intensi è costruito su Sermone ai cuccioli della mia specie.
“Dicono che siete rotti.
Siete sazi, dicono. Corrotti.
Rovinati siete, come tutto il resto.
Anche voi nella lista lunga delle
perdite: l’acqua, l’aria, il silenzio,
il pudore… Anche voi.
Stuprati siete, rotti. Vecchissimi e
troppo stanchi per l’infanzia.
Scarichi.
Vuoti.
Allora adesso imparate.
Imparate l’odore dei nemici potenti.
Sbranate, cuccioli, le loro mani
piene.
Scassate le loro tane come galere.
Sputate sui loro piatti, incendiate le
stanze gonfie di giocattoli,
scappate, morsicate, tirate pietre sui
televisori, scalciate, spaccate questo
micidiale nostro sogno, l’inesauribile
bisogno di confort,
fateci a pezzi, scancellate noi,
puniteci per avere fatto di voi
le nostre miniature
per avervi disinnescati, resi innocui,
per non avervi ascoltati, nel vostro
sommo sapere.
Voi che eravate le porte
del regno dei cieli
e chi non passava da voi non
passava
voi che eravate purissima gioia
voi che eravate noi bloccati nella
più grande bellezza
voi che somigliavate ai cuccioli
degli altri animali
voi che capivate lo splendore
misterioso degli animali
voi che dormivate un sonno perfetto
e benedetto
voi che vi svegliavate ridendo
voi che facevate balletti strepitosi.
Voi, nostre divinità domestiche.
Nascete ancora, cuccioli. Restate.
Siate. Salvate. Giurate. Siate. Siate.
Siate.”
Il respiro, il ritmo sempre più incalzante, la voce profonda e forte, il volume alto e la saliva. Bagnava i fogli come a benedirli. Libagione versata sull’altare. Miele donato al rito che stavamo insieme celebrando.
Solo più avanti, alla fine, la luce dei tre faretti trema. Evocazione delle lucciole che una sera d’Estate di qualche anno fa accompagnarono i discorsi tra Roberto Latini e Mariangela Gualtieri.
Silvia Picerni
poesie di Mariangela Gualtieri
regia Roberto Latini
musiche e suono Gianluca Misiti
luci e direzione tecnica Max Mugnai