Il canto della caduta – marta cuscunà

Dal 19 fino al 24 marzo, sul palco del Teatro Gobetti e all’interno della stagione del Teatro Stabile 2018/19, è andato in scena Il canto della caduta. Lo spettacolo è stato realizzato da Marta Cuscunà, candidata al premio Ubu come miglior attrice o performer nel 2016, che da sola in scena riesce a trasportare gli spettatori nella sua visione del mito di Fanes, dando corpo e soprattutto voce a personaggi diversi.

La prima cosa che stupisce di questo spettacolo è di certo la scenografia che a prima vista è composta semplicemente da un’impalcatura metallica decorata da un motivo astratto, uno schermo e da quattro corvi meccanici collegati a delle leve che permettono di muoverli.
L’attrice entrando in scena sale sull’impalcatura, dalla quale non scenderà fino a fine spettacolo, e si posiziona vicino alle leve dei corvi. La narrazione parte proprio con due corvi che lentamente ci fanno entrare nel mondo del mito di Fanes mettendoci davanti una loro preoccupazione: se mai la guerra finirà, come faranno loro senza poter più banchettare ogni giorno?
Questa immagine riesce efficacemente ad introdurci subito nella vicenda, pur non avendo effettivamente davanti una sanguinosa guerra. I corvi vengono mossi dall’attrice, che dà una voce ben diversa e distinguibile per ciascuno, ma con l’avanzare del racconto saranno ben quattro i corvi a muoversi e parlare. Marta riesce a creare dei tempi scenici per i suoi corvi che sono veloci, divertenti e con un ritmo che non si spezza mai.

Le vicende narrate dai corvi, sostanzialmente di descrizione del campo di battaglia, vengono alternate a momenti in cui le luci calano e lo schermo presente sul palco mostra delle scritte di dialogo fra Dolasilla, figlia dell’ultima vera regina di Fanes e del re che le ha rubato il commando del popolo, il re-padre che vuole mandarla in guerra per vederla morire e una voce onnisciente che si rivolge più volte direttamente alla fanciulla. Questa parte multimediale aiuta a comprendere meglio le vicende, oltre ad essere un momento in cui l’attrice può spostarsi senza attirare l’attenzione del pubblico e non creare tempi morti in scena. Inoltre la proiezione viene accompagnata da suoni riconducibili a qualcuno che sta affogando e forti suoni che danno una dimensione industriale, ricollegandosi alla scenografia con l’impalcatura e il ferro ovunque.

Lo schermo viene alzato, rimanendo poco sotto le figure dei corvi, le luci si accendono e la vicenda si sposta sotto terra, dove abitano delle persone che con l’avanzare dello spettacolo scopriremmo essere i pochi sopravvissuti alla guerra. Ma non ci ritroviamo davanti a delle persone, bensì a due burattini di grandi dimensioni che Marta muove e a cui presta delle parti del proprio corpo, come una gamba e le mani.

Con l’aggiunta di questi due personaggi veniamo totalmente immersi nella tragedia della guerra che non risparmia neanche i bambini e che anzi porta i padri a compiere figlicidio pur di mantenere il potere per sé, ma abbiamo anche un terzo elemento che porta avanti la narrazione del mito che si rivela ricco di vicende, di personaggi e portatore di un immaginario mediamente lontano da quello abituale del pubblico.

Durante circa un’ora e mezza, continuando ad alternare questi tre momenti diversi di narrazione, si viene totalmente rapiti dalla bravura di Marta nonché dal mito affascinante e reso interessante dall’impianto scenico. I personaggi di teatro di figura di Marta sono i protagonisti indiscussi della nostra attenzione, ma se ci si concentra a seguire anche l’attrice possiamo vederla in alcuni passaggi, come ad esempio in alcune scene con i corvi, che recita con immenso trasporto e con percepibile divertimento un tipo di teatro di figura non usuale e che ha sicuramente richiesto molto sforzo tecnico e soprattutto preparatorio per arrivare a risultati di questo livello.

Unica vera pecca del lavoro è la sua difficile godibilità in un teatro come il Gobetti, dove se si è lontani dal palco si potrebbe non sentire chiaramente l’attrice e perdere la possibilità di vederla bene. Si rischia di perdere insomma un ulteriore spettacolo dentro allo spettacolo.

Andreea Hutanu

Liberamente ispirato al mito di Fanes
Fonti di pensiero e parole Kläre French-Wieser, Carol Gilligan; Ulrike Kindle, Giuliana Musso, Heinrich von Kleist, Christa Wolf
Di e con Marta Cuscunà
Progettazione e realizzazione animatronica Paola Villani
Assistente alla regia Marco Rogante
Progettazione video Andrea Pizzalis
Costruzioni metalliche Righi Franco Srl
Partitura vocale Francesca Della Monica
Centrale Fies, CSS Teatro stabile d’innovazione del Friuli Venezia Giulia, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, São Luiz Teatro Municipal – Lisbona in collaborazione con Teatro Stabile di Bolzano, A Tarumba Teatro de Marionetas – Lisbona

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