“Il cantico dei cantici” Roberto Latini

Una voce, tre microfoni, uno speaker radiofonico, la musica, il silenzio e gli ascoltatori.

Siamo in onda.
Una voce grottesca, ironica, lievemente provocatoria, forse giocosa raggiunge gli spettatori in sala:

“Mi baci con i baci della sua bocca!
Sì, migliore del vino è il tuo amore.”

Le stesse labbra più tardi, con un tono profondo e avvolgente, ripronunceranno:

“Mi baci con i baci della sua bocca!
Sì, migliore del vino è il tuo amore.”

Parti di testo analoghe vengono ripetute con due approcci differenti dalla stessa voce amplificata attraverso due microfoni. Uno solo speaker radiofonico diffonde nella sala le parole del Cantico dei cantici, un dialogo tra un lui e una lei, accompagnate da molteplici musiche significanti.

E’ inevitabile chiedersi chi siano lui e lei: una donna e un uomo innamorati oppure l’amore di Dio verso i suoi fedeli o qualcos’altro ancora?
Roberto Latini sembra porci di fronte alla questione della dualità propria di ciascun individuo, lasciando totalmente libero lo spettatore d’immaginare chi o che cosa siano le singole parti che compongono l’uno.
Potremmo anche supporre che l’attore avvicinandosi alle stesse parole con due approcci differenti ci suggerisca due livelli di lettura: uno orientato verso la sessualità e la carnalità e un altro che si avvicina all’amore andando oltre l’eros.
E’ Importante sottolineare che Latini suggerisce e non impone la sua visione, non riduce gli spettatori a dei semplici testimoni ma li rende partecipi del suo teatro, in questo caso al servizio della trasmissione della parola, concetto evidente osservando la scenografia composta da due cornici: quella del palcoscenico e quella della cabina radiofonica.

Fondamentale nella messa in scena è l’uso astuto del suono amplificato, sia sotto forma di parola che di musica che di silenzio: l’attore toglie e mette le cuffie, quando le indossa il volume si alza e, attraverso una soggettiva, gli spettatori sono invitati a sostituire il corpo dell’attore con il proprio.
Quando la parola tace e la musica predomina, la fisicità dell’interprete si fa presenza: balla liberamente divertendosi e divertendo, saltella per il palcoscenico facendo penzolare la testa ricoperta da una parrucca e guardando gli spettatori attraverso le lenti scure degli occhiali da sole.
I microfoni diversamente settati, insieme all’intenzione dei gesti e della voce di Latini, diventano manifestazione dei differenti approcci alla parola.

La scenografia non include unicamente lo studio radiofonico e i suoi due microfoni, ci sono anche altri elementi come un’ambigua panchina a dondolo e un terzo altoparlante; entrambi gli oggetti scenici sono collocati fuori dallo studio. L’attore a volte abbandona la trasmissione radiofonica, si muove nello spazio esterno alla cornice e parla attraverso questo terzo amplificatore.

“Ad un certo punto era necessario uscire dalla trasmissione radiofonica”, mi dice Roberto quando gli chiedo la motivazione di questa sua scelta. 

Latini resta vago anche quando gli domando cosa significhi il gesto dell’alzare la cornetta risottolineandomi che ciò che ha importanza non è la sua specifica intenzione, ma ciò che il pubblico ha percepito.

Sicuramente tutti gli spettatori, nel momento in cui l’interprete ascolta il telefono, sentono un suono muto e tacendo, probabilmente, percepiscono il silenzio amplificato.

Adattamento e regia Roberto Latini
Interprete Roberto Latini
Musiche e suoni Gianluca Misiti
Festival NUOVI SGUARDI Teatro Astra, 30 settembre 2018

 

 

 

 

 

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